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Minori migranti: Save the Children, drastico calo delle presenze in
Sicilia
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aprile 2010- Da marzo 2009 a febbraio 2010 sono giunti in Sicilia
278 minori non accompagnati (di cui solo 4 identificati a Lampedusa)
successivamente collocati in comunità sul territorio siciliano, si
legge nel
2° Rapporto su L’accoglienza
dei minori in arrivo via mare
di Save the Children. Nell’anno precedente, da maggio 2008 a
febbraio 2009, erano sbarcati sull’ isola di Lampedusa 1.994 minori
non accompagnati mentre, nello stesso periodo, erano giunti sulle
coste siciliane circa 260 minori (inclusi i minori accompagnati).
Tale drastico cambiamento nei flussi di arrivo via mare è dovuto
sostanzialmente alle pratiche adottate dal Governo italiano in
materia di contrasto all’immigrazione clandestina e agli accordi
stipulati con le Autorità libiche. Nel corso dell’anno, infatti,
sono state effettuate 9 operazioni di rinvio di migranti
rintracciati in acque internazionali: raffrontando i dati sugli
arrivi relativi agli anni 2008 e 2009 appare evidente che, con ogni
probabilità sono centinaia i minori rimasti in Libia o che vi sono
stati rinviati nel tentativo di raggiungere l’Italia.
Se rimane sostanzialmente quasi
invariata l’età media (16-17 anni) e il sesso (93% maschi,
a fronte di un 7% di femmine) dei ragazzi arrivati e collocati
in comunità, è particolarmente interessante rilevare i cambiamenti
rispetto alla composizione per nazionalità dei minori: se si
considerano gli arrivi da marzo 2009, l’Egitto rimane la nazionalità
più rappresentata (27%), seguita da Eritrea (16%), Tunisia (14%),
Ghana (9%), Nigeria (5%) e Somalia (7,2%). Tali proporzioni vengono
però stravolte se si prende in esame solo il numero di minori
arrivati via mare in Sicilia a partire da giugno 2009, a meno di
un mese dall’avvio dei rinvii verso la Libia: gli Eritrei
rappresentano quasi la metà dei minori in arrivo (48%, contro il 10%
dell’anno precedente), mentre il dato relativo ai minori egiziani è
sceso drasticamente al 6% 8° (a fronte del 27,9% dell’anno prima), e
infine sono pochissimi i minori provenienti dall’area del Maghreb,
che costituivano precedentemente il gruppo prevalente tra i minori
stranieri in arrivo via mare.
Il 50% di loro si allontana dalle
comunità dopo il collocamento.
Questi alcuni dei dati che emergono dal
2° Rapporto su
L’accoglienza dei minori in arrivo via mare,
nel quale confluiscono i risultati dell’attività di monitoraggio
condotta da Save the Children1 sulle strutture di
accoglienza per minori stranieri non accompagnati del territorio
siciliano e di cui si è discusso lo scorso 9 aprile, alle ore
10:30, a Roma presso la sede dell’organizzazione, nel corso di
un incontro tecnico con i rappresentanti delle istituzioni e della
società civile.
“È necessario che non vengano più effettuate operazioni di rinvio
dei migranti in arrivo via mare, garantendo il rispetto della
normativa nazionale, comunitaria e internazionale in materia di
divieto di respingimento, rispetto dei diritti umani e tutela delle
categorie vulnerabili”, afferma Valerio Neri, Direttore Generale
per l’Italia di Save the Children. “I minori che non sono
arrivati in Italia non sono un numero, sono ragazzi che fuggono da
situazioni di povertà o da situazioni di conflitto o disordine
generalizzato fermati a metà del proprio cammino. A questi ragazzi
stiamo negando una possibilità, un futuro.”
L’accoglienza in comunità: scarsi miglioramenti dei servizi in
rapporto alla riduzione del numero dei ragazzi accolti
Le comunità alloggio siciliane monitorate che attualmente ospitano
minori stranieri sono 27, la maggior parte delle quali è situata nei
comuni della provincia di Agrigento (15), ma anche nelle province di
Catania (5), Palermo (4) e Caltanissetta (3).
“Nonostante si registri un miglioramento nella qualità dei servizi
erogati dalle comunità, principalmente legato al minore numero di
minori stranieri non accompagnati rispetto all’anno precedente,
permangono alcune criticità relative sia alle procedure per
l’individuazione del minore e al successivo collocamento in comunità
sia alla gestione del sistema di accoglienza”, afferma Valerio Neri.
Dal rapporto di monitoraggio delle comunità siciliane di Save the
Children, emerge chiaramente il fatto che le prassi in materia di
collocamento dei minori in arrivo via mare, così come quelle
relative all’accertamento dell’età siano diverse a seconda della
località di sbarco.
Nel corso del 2009, a causa della diminuzione degli arrivi, le
comunità hanno accolto, a parte alcune eccezioni, un numero di
minori in linea con gli standard previsti per legge (numero non
superiore a 10). Gli spazi in cui i minori sono stati ospitati sono
risultati pertanto più adeguati, le condizioni di vita quotidiana
sono migliorate.
“Nel corso dell’ultimo anno, però, non sono stati attuati interventi
strutturali volti alla riorganizzazione del sistema di accoglienza”,
continua Valerio Neri. “Paradossalmente il venir meno della
situazione di emergenza, ha causato l’accantonamento dei piani di
ristrutturazione del sistema di accoglienza avviati nel 2008. Ad
esempio, non risulta ancora centralizzato il sistema di collocamento
dei minori in comunità e i ragazzi vengono inseriti nelle diverse
comunità sulla base di criteri non univoci e soprattutto della
disponibilità di posti.”
Ad esempio, Save the Children ha osservato situazioni in cui i
minori sono rimasti per circa due anni in strutture sostanzialmente
di “prima accoglienza”, non dotate di servizi volti all’effettivo
inserimento del minore, sia esso scolastico o lavorativo.
Inoltre, rispetto alla distribuzione di beni di prima necessità
non si riscontrano più le carenze precedentemente rilevate, ma
emerge ancora la mancanza di alcune figure professionali, come
quella del mediatore culturale: solo il 40% delle comunità prevede
una qualche forma di mediazione culturale o interpretariato. I
minori, inoltre lamentano una scarsa attenzione alla sfera della
salute (solo il 27 % riferisce di avere ricevuto visite mediche
all’interno o al di fuori della struttura).
Critico, infine, rimane l’aspetto relativo alla possibilità di
contattare i familiari nei paesi di origine e alla distribuzione del
pocket money, erogato da meno della metà delle comunità
monitorate: mancando una minima disponibilità economica, i minori
rischiano di essere reclutati nel circuito della manodopera
irregolare ed essere esposti allo sfruttamento.
Il percorso di regolarizzazione:
nomina del tutore, diritto di asilo e permesso di soggiorno
Se da un lato il numero
ridotto di minori in comunità ha determinato una riduzione dei tempi
necessari per il rilascio del primo permesso di soggiorno e per il
riconoscimento dello status di rifugiato, le modifiche normative
introdotte dalla legge 94/2009 rischiano di fatto di vanificare il
percorso di integrazione del minore, a causa della difficoltà di
convertire il permesso di soggiorno al compimento della maggiore
età. Oltretutto, su questo aspetto, si rileva una completa
disomogeneità di applicazione della legge tra le diverse Questure
siciliane, così come avviene a livello nazionale.
Gli allontanamenti dei minori dalle comunità e il rischio di
sfruttamento
Nonostante una flessione rispetto a quanto registrato nell’anno
precedente, il tasso di allontanamento dei minori dalle comunità
continua a rimanere alto e si assesta intorno al 50%, pari a 148
minori sul totale di 278 inseriti nelle comunità.
In generale, il miglioramento delle condizioni di accoglienza ha
influito sulla diminuzione degli allontanamenti, ma la percentuale
rimane elevata, per ragioni anche collegate al progetto migratorio
dei minori e alle loro esigenze individuali. Inoltre, la mancanza di
una prospettiva chiara di integrazione (anche causata dalle
modifiche introdotte dalla legge 94/20092) e la
difficoltà di ricongiungimento con eventuali familiari o affidatari
presenti sul territorio sono sicuramente tra le cause di questo
allontanamento. Save the Children esprime la propria preoccupazione
in merito e sottolinea come al momento dell’allontanamento, i minori
si trovino in una condizione di rischio poiché sprovvisti di
permesso di soggiorno e quindi maggiormente esposti a situazioni di
sfruttamento, soprattutto di tipo lavorativo.
Per garantire adeguata tutela e protezione dei minori sul
territorio, Save the Children raccomanda di:
effettuare una verifica rispetto alle prassi adottate per la
gestione degli arrivi via mare, individuando procedure corrette e
standardizzate (anche in materia di accertamento dell’età) e
garantendo uniformità di implementazione;
a livello locale, proseguire sul piano della riorganizzazione della
gestione dell’accoglienza dei minori sul territorio attraverso
l’istituzione di un sistema di monitoraggio efficace degli standard
di accoglienza nelle comunità e l’attivazione di un sistema
centralizzato per gli inserimenti dei minori basato sulle
disponibilità di accoglienza e gli standard offerti;
a livello nazionale, garantire un maggior coordinamento tra i
livelli istituzionali nazionale e locale anche attraverso un piano
di accoglienza nazionale che tenga conto del numero di presenze dei
minori migranti ma anche del trend di arrivi e goda delle risorse
finanziarie necessarie;
per quanto concerne la conversione dei permessi di soggiorno dei
minori stranieri non accompagnati, garantire la possibilità di
convertire il permesso di soggiorno ai minori affidati o sottoposti
a tutela, che compiranno la maggiore età entro due anni dall’entrata
in vigore della norma, senza ulteriori requisiti;
garantire la possibilità di convertire il permesso di soggiorno ai
minori sottoposti ad affidamento familiare (artt. 4 e 9 L.
184/1983);
di eseguire un’attività di regolare monitoraggio sull’applicazione
della normativa in materia di rilascio del permesso di soggiorno ai
minori non accompagnati al compimento del diciottesimo anno di età.
NOTE:
1 L’attività di monitoraggio è svolta da Save the
Children nell’ambito del Progetto Praesidium IV, in partnership con
UNHCR, IOM e Croce Rossa, e con il coordinamento del Ministero
dell’Interno. Un team dell’Organizzazione,composto da una consulente
legale, un operatore sociale e un mediatore culturale, ha visitato
le comunità ove sono stati inseriti i minori stranieri non
accompagnati in arrivo da Lampedusa e dalle coste della Sicilia,
raccogliendo informazioni sia dagli enti gestori delle strutture che
dagli stessi minori accolti, attraverso interviste semi-strutturate.
2 La Legge in esame, infatti, ha re-introdotto i
requisiti temporali necessari per la conversione del permesso di
soggiorno (tre anni di permanenza in Italia o due anni di
partecipazione ad un programma di integrazione, oltre al requisito
dell’apertura della tutela o dell’affidamento).
Tratto dal sito
www.savethechildren.it
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