CIR

 Consiglio Italiano per i Rifugiati onlus 

Via del Velabro 5/A
00186 Roma
Tel.06-69200114
Fax.06-69200116

p.iva 04132611007

C.f. 96150030581
cir@cir-onlus.org

Chi siamo Presidente Direzione e Struttura Bilancio Dove siamo COME AIUTARE  CONTATTI Home  

ATTIVITA'

Cosa facciamo

Utenza CIR

Rapporti annuali

 

PROGETTI

Servizi sul territorio

Integrazione

Gruppi vulnerabili

Collaborazioni Internazionali

 

 

I RIFUGIATI

Chi è un rifugiato

Glossario

Quadro statistico

Le storie

 

DIRITTI

La procedura in Italia

Informazioni pratiche

Archivio giuridico

Giurisprudenza

 

 

COMUNICAZIONE

Ufficio Stampa 

Comunicati news

Pubblicazioni

Interviste

Gallerie fotografiche

 

 

FORMAZIONE

Corsi e Master

 

COLLABORA CON NOI

 

LINK

 

Segui il CIR su

 

 

______________

 

Risoluzione consigliata 1024x768

webmaster

Gemma Criscuolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

ROSARNO: CAPOLINEA DELLO STATO DI DIRITTO

 

 

Il CIR ritiene che in una situazione talmente marasmatica come quello che si è prodotta a Rosario e Gioia Tauro è necessario ricordare alcuni punti fermi:

 

1.      Lo sfruttamento di migliaia di lavoratori stranieri, tra cui si contano molti richiedenti asilo e rifugiati, non è fenomeno dei mesi scorsi e non può neanche essere ricondotto a effetti del “pacchetto sicurezza” o altri interventi legislativi di questi ultimi tempi. Da ricordare che poco più di 20 anni fa è stato assassinato a Villa Literno, nel Casertano, Jerry Maslo, un rifugiato sudafricano. Questo omicidio di stampo razzista ha rivelato già nel 1989 la condizione di cittadini africani impiegati senza contratto, sfruttati e maltrattati nell’agro di Caserta. Da lì in poi il fenomeno non si è mai fermato, anzi è aumentato in tutte le regioni del mezzogiorno, così come in altre parti di Italia, non solo in agricoltura, ma anche nel settore edilizio e altri rami dell’economia sommersa. Nonostante un susseguirsi di inasprimenti legislativi che prevedono pene fino a 15 anni di prigione per la riduzione in schiavitù e lo sfruttamento dei lavoratori, non risulta in 2 decenni da parte di nessun governo una vera azione di contrasto e soluzioni per gli immigrati e i rifugiati. Al contrario, c’è stata da sempre la massima tolleranza nei confronti dei delinquenti, per la maggior parte italiani, che beneficiano dello sfruttamento lavorativo e sono colpevoli di gravi reati.

 

2.      Nelle ricostruzione degli avvenimenti a Gioia Tauro e Rosarno dal 7 gennaio in poi risulta una grave anomalia per uno Stato di diritto: tutte le parti in causa si sono sentite libere di farsi giustizia da sé. Dobbiamo ricordare che nello Stato di diritto la violenza fisica è a uso esclusivo dello Stato, che può utilizzarla solamente agendo sulla base di precisi precetti legislativi.

 

Il 7 gennaio sulla via Nazionale 18 di Gioia Tauro c’è stato un tentato omicidio con arma ad aria compressa a danno di A.S., un rifugiato togolese. Un tale crimine può succedere ovunque, l’anomalia consiste nel fatto che non risulta che le forze dell’ordine abbiano reagito con una immediata e ampia operazione per arrestare il delinquente che, fino ad oggi, non risulta essere  rintracciato nonostante il crimine sia stato commesso nel primo pomeriggio, alla luce del giorno, in una strada nazionale. In situazioni di normalità gli immigrati e rifugiati della zona, avendo appreso la notizia del tentato omicidio e sentendosi assediati collettivamente avrebbero protestato, organizzato una manifestazione pacifica, informato i mass media dell’accaduto e del contenuto della protesta, e avrebbero collaborato con le forze dell’ordine nell’indagine. Apparentemente invece i centinaia di immigrati e rifugiati che hanno reagito volendosi fare “giustizia da sé”, in modo assolutamente irrazionale e oltre ogni legittima misura di protesta e autodifesa, non hanno dimostrato alcuna fiducia nell’apparato pubblico. Sicuramente sulla base di esperienze precedenti che hanno evidenziato loro l’assenza dello Stato tranne, magari, quando si è trattato di azioni repressive nei loro confronti.

 

Non sono comunque stati loro ad iniziare una dinamica da Far West, tale dinamica è cominciata ben prima in forma di un non intervento dello Stato contro lo sfruttamento e contro le condizioni inumane in cui questi migranti erano costretti ad alloggiare e a vivere. Non si sono sentiti difesi dallo Stato di diritto contro i mafiosi dei quali erano vittime da molto tempo.

 

In situazioni di normalità e di fiducia nello Stato di diritto gli abitanti italiani di Rosarno avrebbero denunciato i danni subiti nel corso della violenza dagli immigrati e avrebbero organizzato anche loro una manifestazione pacifica di protesta e sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Ma evidentemente anche loro non avevano fiducia che lo Stato li avrebbe sufficientemente protetti e ascoltati. E quindi hanno risposto con più brutalità ancora, in alcuni casi con l’uso delle armi da fuoco, provocando delle ferite gravi a cittadini africani.

 

Si è quindi compiuto uno scenario di totale Far West, incompatibile con uno Stato di diritto e uno Stato democratico.

 

I 2 gruppi nel conflitto, da una parte gli immigrati e dall’altra molti abitanti italiani della zona, non si trovano certamente – se vogliamo entrare nella logica del Far West e purtroppo lo dobbiamo fare – in una condizione di parità. Gli immigrati hanno usato violenza indiscriminata contro cose e non direttamente contro persone, come risulta dalla ricostruzione fatta il 10 gennaio dalla questura di Reggio Calabria. Non hanno preso come bersaglio determinate persone o gruppi di persone. I cittadini italiani invece hanno sviluppato un vero e proprio pogrom prendendo come bersaglio tutta la popolazione di pelle nera, costringendo loro ad abbandonare immediatamente il territorio nel quale comunque, anche se in indescrivibili condizioni alloggiative e lavorative, da tempo erano insediati. Ripetiamo: costringere gruppi di persone a causa della loro razza, etnia o religione ad abbandonare una regione viene chiamato dal 1881, da quando fu praticato nella Russia zarista nei confronti degli ebrei di Odessa e di molte atre città russe, pogrom. E si è visto nei decenni successivi la drammatica escalation che i pogrom possono sviluppare.

 

Ma la non parità non è data solo dalle azioni diverse dei 2 gruppi. Lo straniero in condizioni di regolarità o no, è certamente più debole e non può contare sulla stessa protezione del cittadino italiano. O per dirla con un paradosso: non sono stati evacuati sotto scorta della polizia i residenti italiani di Rosario, bensì i cittadini africani.

 

3.      L’assenza dello Stato di diritto che si è manifestata a Rosarno, e certamente non solo lì, e che trova riscontri non solo nei fatti ma anche nella convinzione delle persone coinvolte, ha una diversità di cause che ci vorrà tempo per analizzare in dettaglio. Al momento si deve dire però che il dibattito intorno alle ronde che ha caratterizzato il 2009, ronde poi legittimate legislativamente nel pacchetto sicurezza ha dato certamente un segnale da parte dello Stato, quello di non essere lo Stato stesso in grado da solo di mantenere l’ordine pubblico. Il clima che si è creato in tutto il paese di esclusione del diverso sia esso africano, omosessuale o senza tetto, ha certamente aumentato la tensione anche in Calabria e ha dato il via libera a vari razzismi che prima non avevano ottenuto l’avallo politico di manifestarsi pubblicamente e violentemente.

 

Il CIR sottolinea che molti dei cittadini africani adesso allontanati da Rosarno e Gioia Tauro sono rifugiati, richiedenti asilo e persone con permesso di soggiorno per protezione sussidiaria e umanitaria, quindi persone perfettamente in regola col soggiorno, con pieni diritti lavorativi e per le quali lo Stato italiano, anche sulla base della normativa comunitaria, ha assunto precise responsabilità. Uno deve chiedersi perché queste persone comunque non avevano altra scelta che quella di lavorare senza alcuna tutela contrattuale per 20 euro al giorno e di dormire in fabbriche abbandonate senza servizi, senza luce, senza riscaldamento, senza acqua.

 

Molto è stato fatto in questi ultimi anni per migliorare la condizione giuridica e di prima accoglienza dei rifugiati. Evidentemente però, come sottolineato dal CIR in numerose occasioni, l’Italia non ha fin qui saputo creare le condizioni di accoglienza che permetterebbero ai rifugiati di riprendere una vita normale e dignitosa, favorendone la piena integrazione.