Il CIR
ritiene
che in
una
situazione
talmente
marasmatica
come
quello
che si è
prodotta
a
Rosario
e Gioia
Tauro è
necessario
ricordare
alcuni
punti
fermi:
1.
Lo
sfruttamento
di
migliaia
di
lavoratori
stranieri,
tra cui
si
contano
molti
richiedenti
asilo e
rifugiati,
non è
fenomeno
dei mesi
scorsi e
non può
neanche
essere
ricondotto
a
effetti
del
“pacchetto
sicurezza”
o altri
interventi
legislativi
di
questi
ultimi
tempi.
Da
ricordare
che poco
più di
20 anni
fa è
stato
assassinato
a Villa
Literno,
nel
Casertano,
Jerry
Maslo,
un
rifugiato
sudafricano.
Questo
omicidio
di
stampo
razzista
ha
rivelato
già nel
1989 la
condizione
di
cittadini
africani
impiegati
senza
contratto,
sfruttati
e
maltrattati
nell’agro
di
Caserta.
Da lì in
poi il
fenomeno
non si è
mai
fermato,
anzi è
aumentato
in tutte
le
regioni
del
mezzogiorno,
così
come in
altre
parti di
Italia,
non solo
in
agricoltura,
ma anche
nel
settore
edilizio
e altri
rami
dell’economia
sommersa.
Nonostante
un
susseguirsi
di
inasprimenti
legislativi
che
prevedono
pene
fino a
15 anni
di
prigione
per la
riduzione
in
schiavitù
e lo
sfruttamento
dei
lavoratori,
non
risulta
in 2
decenni
da parte
di
nessun
governo
una vera
azione
di
contrasto
e
soluzioni
per gli
immigrati
e i
rifugiati.
Al
contrario,
c’è
stata da
sempre
la
massima
tolleranza
nei
confronti
dei
delinquenti,
per la
maggior
parte
italiani,
che
beneficiano
dello
sfruttamento
lavorativo
e sono
colpevoli
di gravi
reati.
2.
Nelle
ricostruzione
degli
avvenimenti
a Gioia
Tauro e
Rosarno
dal 7
gennaio
in poi
risulta
una
grave
anomalia
per uno
Stato di
diritto:
tutte le
parti in
causa si
sono
sentite
libere
di
farsi
giustizia
da sé.
Dobbiamo
ricordare
che
nello
Stato di
diritto
la
violenza
fisica è
a uso
esclusivo
dello
Stato,
che può
utilizzarla
solamente
agendo
sulla
base di
precisi
precetti
legislativi.
Il 7
gennaio
sulla
via
Nazionale
18 di
Gioia
Tauro
c’è
stato un
tentato
omicidio
con arma
ad aria
compressa
a danno
di A.S.,
un
rifugiato
togolese.
Un tale
crimine
può
succedere
ovunque,
l’anomalia
consiste
nel
fatto
che non
risulta
che le
forze
dell’ordine
abbiano
reagito
con una
immediata
e ampia
operazione
per
arrestare
il
delinquente
che,
fino ad
oggi,
non
risulta
essere
rintracciato
nonostante
il
crimine
sia
stato
commesso
nel
primo
pomeriggio,
alla
luce del
giorno,
in una
strada
nazionale.
In
situazioni
di
normalità
gli
immigrati
e
rifugiati
della
zona,
avendo
appreso
la
notizia
del
tentato
omicidio
e
sentendosi
assediati
collettivamente
avrebbero
protestato,
organizzato
una
manifestazione
pacifica,
informato
i mass
media
dell’accaduto
e del
contenuto
della
protesta,
e
avrebbero
collaborato
con le
forze
dell’ordine
nell’indagine.
Apparentemente
invece i
centinaia
di
immigrati
e
rifugiati
che
hanno
reagito
volendosi
fare
“giustizia
da sé”,
in modo
assolutamente
irrazionale
e oltre
ogni
legittima
misura
di
protesta
e
autodifesa,
non
hanno
dimostrato
alcuna
fiducia
nell’apparato
pubblico.
Sicuramente
sulla
base di
esperienze
precedenti
che
hanno
evidenziato
loro
l’assenza
dello
Stato
tranne,
magari,
quando
si è
trattato
di
azioni
repressive
nei loro
confronti.
Non sono
comunque
stati
loro ad
iniziare
una
dinamica
da
Far
West,
tale
dinamica
è
cominciata
ben
prima in
forma di
un non
intervento
dello
Stato
contro
lo
sfruttamento
e contro
le
condizioni
inumane
in cui
questi
migranti
erano
costretti
ad
alloggiare
e a
vivere.
Non si
sono
sentiti
difesi
dallo
Stato di
diritto
contro i
mafiosi
dei
quali
erano
vittime
da molto
tempo.
In
situazioni
di
normalità
e di
fiducia
nello
Stato di
diritto
gli
abitanti
italiani
di
Rosarno
avrebbero
denunciato
i danni
subiti
nel
corso
della
violenza
dagli
immigrati
e
avrebbero
organizzato
anche
loro una
manifestazione
pacifica
di
protesta
e
sensibilizzazione
dell’opinione
pubblica.
Ma
evidentemente
anche
loro non
avevano
fiducia
che lo
Stato li
avrebbe
sufficientemente
protetti
e
ascoltati.
E quindi
hanno
risposto
con più
brutalità
ancora,
in
alcuni
casi con
l’uso
delle
armi da
fuoco,
provocando
delle
ferite
gravi a
cittadini
africani.
Si è
quindi
compiuto
uno
scenario
di
totale
Far
West,
incompatibile
con uno
Stato di
diritto
e uno
Stato
democratico.
I 2
gruppi
nel
conflitto,
da una
parte
gli
immigrati
e
dall’altra
molti
abitanti
italiani
della
zona,
non si
trovano
certamente
– se
vogliamo
entrare
nella
logica
del Far
West e
purtroppo
lo
dobbiamo
fare –
in una
condizione
di
parità.
Gli
immigrati
hanno
usato
violenza
indiscriminata
contro
cose e
non
direttamente
contro
persone,
come
risulta
dalla
ricostruzione
fatta il
10
gennaio
dalla
questura
di
Reggio
Calabria.
Non
hanno
preso
come
bersaglio
determinate
persone
o gruppi
di
persone.
I
cittadini
italiani
invece
hanno
sviluppato
un vero
e
proprio
pogrom
prendendo
come
bersaglio
tutta la
popolazione
di pelle
nera,
costringendo
loro ad
abbandonare
immediatamente
il
territorio
nel
quale
comunque,
anche se
in
indescrivibili
condizioni
alloggiative
e
lavorative,
da tempo
erano
insediati.
Ripetiamo:
costringere
gruppi
di
persone
a causa
della
loro
razza,
etnia o
religione
ad
abbandonare
una
regione
viene
chiamato
dal
1881, da
quando
fu
praticato
nella
Russia
zarista
nei
confronti
degli
ebrei di
Odessa e
di molte
atre
città
russe,
pogrom.
E si è
visto
nei
decenni
successivi
la
drammatica
escalation
che i
pogrom
possono
sviluppare.
Ma la
non
parità
non è
data
solo
dalle
azioni
diverse
dei 2
gruppi.
Lo
straniero
in
condizioni
di
regolarità
o no, è
certamente
più
debole e
non può
contare
sulla
stessa
protezione
del
cittadino
italiano.
O per
dirla
con un
paradosso:
non sono
stati
evacuati
sotto
scorta
della
polizia
i
residenti
italiani
di
Rosario,
bensì i
cittadini
africani.
3.
L’assenza
dello
Stato di
diritto
che si è
manifestata
a
Rosarno,
e
certamente
non solo
lì, e
che
trova
riscontri
non solo
nei
fatti ma
anche
nella
convinzione
delle
persone
coinvolte,
ha una
diversità
di cause
che ci
vorrà
tempo
per
analizzare
in
dettaglio.
Al
momento
si deve
dire
però che
il
dibattito
intorno
alle
ronde
che ha
caratterizzato
il 2009,
ronde
poi
legittimate
legislativamente
nel
pacchetto
sicurezza
ha dato
certamente
un
segnale
da parte
dello
Stato,
quello
di non
essere
lo Stato
stesso
in grado
da solo
di
mantenere
l’ordine
pubblico.
Il clima
che si è
creato
in tutto
il paese
di
esclusione
del
diverso
sia esso
africano,
omosessuale
o senza
tetto,
ha
certamente
aumentato
la
tensione
anche in
Calabria
e ha
dato il
via
libera a
vari
razzismi
che
prima
non
avevano
ottenuto
l’avallo
politico
di
manifestarsi
pubblicamente
e
violentemente.
Il CIR
sottolinea
che
molti
dei
cittadini
africani
adesso
allontanati
da
Rosarno
e Gioia
Tauro
sono
rifugiati,
richiedenti
asilo e
persone
con
permesso
di
soggiorno
per
protezione
sussidiaria
e
umanitaria,
quindi
persone
perfettamente
in
regola
col
soggiorno,
con
pieni
diritti
lavorativi
e per le
quali lo
Stato
italiano,
anche
sulla
base
della
normativa
comunitaria,
ha
assunto
precise
responsabilità.
Uno deve
chiedersi
perché
queste
persone
comunque
non
avevano
altra
scelta
che
quella
di
lavorare
senza
alcuna
tutela
contrattuale
per 20
euro al
giorno e
di
dormire
in
fabbriche
abbandonate
senza
servizi,
senza
luce,
senza
riscaldamento,
senza
acqua.
Molto è
stato
fatto in
questi
ultimi
anni per
migliorare
la
condizione
giuridica
e di
prima
accoglienza
dei
rifugiati.
Evidentemente
però,
come
sottolineato
dal CIR
in
numerose
occasioni,
l’Italia
non ha
fin qui
saputo
creare
le
condizioni
di
accoglienza
che
permetterebbero
ai
rifugiati
di
riprendere
una vita
normale
e
dignitosa,
favorendone
la piena
integrazione.