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GIORNATA
MONDIALE DEL RIFUGIATO
CONTRIBUTO DI SAVINO
PEZZOTTA, PRESIDENTE DEL CIR
Questo articolo, in
forma più sintetica, è stata pubblicata dal settimanale “Famiglia
Cristiana”, n.° 25/2007
Nella Giornata Mondiale del Rifugiato si devono innanzitutto
ricordare le situazioni che oggi sono le cause dell’esodo, della
fuga, della necessità di ottenere protezione in paesi diversi dal
proprio per milioni di persone.
Molto si parla di Iraq, poco si parla di rifugiati iracheni. Secondo
stime delle Nazioni Unite sono ormai più di 2.2 milioni le persone
che hanno cercato rifugio dalla guerra, dalle persecuzioni e dalla
violenza generalizzata. Rifugio nei paesi confinanti, innanzitutto
in Siria e Giordania. Man mano anche altri paesi sono stati
interessati: il Libano, e l’Egitto; in Europa, innanzitutto la
Svezia. E nessuno osa prevedere oggi quando in Iraq ci saranno le
condizioni per un ritorno in sicurezza e dignità.
Altri 2 milioni di iracheni sono sfollati all’interno del paese,
specie nelle Regioni Centrali e Meridionali, provenienti soprattutto
dall’agglomerato di Baghdad.
Nonostante vari appelli delle Nazioni Unite a tutt’oggi il sostegno
internazionale ai paesi della Regione Medio Orientale ha avuto
scarsi risultati. Sarebbe urgente che i paesi “ricchi”, tra cui
l’Italia, facciano la loro parte anche attraverso un generoso
programma di trasferimento e reinsediamento di rifugiati
appartenenti alle fasce più deboli: feriti, malati, donne con figli
minori, offrendo anche protezione ai Palestinesi da molto tempo
residenti in Iraq e oggi, ancora una volta, bersagliati dalle
persecuzioni.
In Africa la situazione è peggiorata in paesi come la Somalia,
l’Eritrea ed il Sudan, provocando nuovi esodi che in parte toccano
anche direttamente l’Italia, ormai paese di destinazione di molti
rifugiati dal Corno d’Africa.
E
poi ancora, le condizioni di sicurezza in Afghanistan, specie nel
Sud, sono peggiorate ed i rifugiati che avevano, negli ultimi anni,
fatto ritorno dall’Iran e dal Pakistan si vedono un’altra volta
costretti alla fuga.
E
poi ancora, la Colombia, la Cecenia i Paesi del Caucaso: guerre,
violenze, sistematica violazione dei diritti umani sono fenomeni
comuni di tutti i Continenti.
Per questo vi è la necessità di rafforzare il sistema internazionale
di protezione, a partire dalla scrupolosa e generosa applicazione
della Convenzione di Ginevra del 1951 e di rafforzare le capacità
delle organizzazioni internazionali ad intervenire efficacemente.
Solo una piccola parte dei rifugiati del mondo arriva in Europa e,
di questi, solo una minima parte in Italia. L’Unione Europea, che
nel 2006 ha di nuovo visto una forte diminuzione dell’arrivo di
nuovi richiedenti asilo, arrivando con 181 mila persone ai livelli
di 20 anni fa, negli ultimi anni ha dato, attraverso la normativa
comunitaria, una risposta piuttosto restrittiva, di chiusura.
Il 20 giugno è anche occasione per appellarsi ai governi dell’Unione
europea e di chiedere loro di cambiare rotta, di abbandonare la
strada intrapresa dopo l’11 settembre 2001, di affrontare l’arrivo
dei rifugiati non soltanto sotto il profilo solamente della
sicurezza e della paura. Bisogna dire con forza che i terroristi non
sbarcano a Lampedusa o nelle Isole Canarie – hanno ben altri mezzi
per infiltrarsi.
Ma prima di appellarsi all’Unione Europea bisogna mettere ordine in
casa propria. In termini di protezione, di accoglienza, di
solidarietà, l’Italia non è messa bene. Pur riconoscendo che
importanti passi avanti sono stati fatti, per esempio per
l’accoglienza dei naufraghi e di coloro che sbarcano a Lampedusa,
per la maggiore trasparenza e migliori servizi nei grossi centri di
accoglienza e anche nei CPT, manca tuttora una legge organica e
complessiva sui rifugiati ed in materia di diritto di asilo. Una
mancanza che ha pesanti conseguenze sulle persone che, dopo lunghi e
rischiosi vi, arrivano nel nostro paese in cerca di protezione e
aiuto.
Il CIR ha elaborato una propria proposta di legge ricca di tanti
elementi innovativi, frutto della nostra lunga esperienza nel
contatto quotidiano con richiedenti asilo e rifugiati, tra cui le
vittime di tortura e di violenza e i minori senza famiglia. Questa
proposta è stata convertita in iniziativa parlamentare, che ha
finalmente iniziato il suo percorso parlamentare.
Il 20 giugno è anche occasione per rivendicare, a nome di chi non ha
voce e poca possibilità di farsi sentire, il diritto di avere una
legge di riferimento che preveda anche una reale possibilità di
inserimento sociale e lavorativo nella nostra società.
Già un anno fa, sempre in occasione del 20 giugno, il Governo aveva
annunciato – entro un anno – di voler dar luce ad una tale legge.
Oggi siamo un po’ più avanti, ma i risultati concreti non ancora si
vedono – e non si vedranno – se la società civile e l’opinione
pubblica non danno più importanza, più attenzione ad un tema che
tocca valori essenziali della nostra civilizzazione.
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