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L’hotspot di Lampedusa è stato temporaneamente chiuso

Roma, 14 marzo 2018 – Il ministero dell’Interno ha deciso di chiudere temporaneamente l’hotspot di Lampedusa per lavori di ristrutturazione.

Nonostante il riferimento all’incendio doloso dell’8 marzo scorso come una delle cause di inagibilità del centro, le condizioni di degrado risalgono a molto prima di tale evento. A gennaio di quest’anno il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute aveva definito la situazione preoccupante, sottolineando come gli ambienti fossero ancora indecorosi e i tempi di permanenza  superassero le 48 ore stabilite per legge, nonostante le indicazioni fornite a seguito della visita effettuata lo scorso anno.

Nei giorni scorsi, l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (A.S.G.I.), la Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili (CILD) e IndieWatch hanno denunciato il degrado e le condizioni inumane nelle quali sono ospitati richiedenti asilo, rifugiati e migranti nell’hotspot. Le tre associazioni hanno segnalato tali violazioni alla Procura della Repubblica di Agrigento, alla Prefettura di Agrigento, alla ASL di Palermo, al Garante per le persone private della libertà personale al fine di attivare i poteri di controllo demandati a tali autorità.

Nel comunicato stampa di stamane, il Garante rende noto di avere avviato da tempo un’interlocuzione con il Ministero dell’Interno, tesa fra l’altro a verificare alcune circostanze particolarmente allarmanti. Il Garante precisa che gli interventi da realizzare nell’hotspot non si dovranno limitare a una mera ristrutturazione materiale, pure assolutamente necessaria e più volte sollecitata. Serve soprattutto porre le basi perché si verifichi un vero cambio di passo sulla tutela dei diritti fondamentali dei cittadini stranieri ospitati nella struttura, a partire dai tempi di permanenza, che devono essere nei limiti, normativamente previsti, delle 48 ore.

Il Consiglio Italiano per i Rifugiati – che già opera all’interno dell’hotspot di Trapani fornendo informativa legale ai migranti – auspica che i lavori nel centro portino ad un generale adeguamento dello stabile e dei servizi in esso erogati agli standard di protezione e tutela dei diritti umani e ribadisce la necessità di una normativa chiara e definita, a livello nazionale ed europeo, per la regolamentazione di tali strutture.