26 GIUGNO 2008: FERMIAMO LA TORTURA
Il 26 giugno
viene celebrata in tutto il mondo la Giornata Internazionale a
sostegno delle vittime di tortura, proclamata nel 1997
dall’Assemblea Generale dell’ONU. Il sistema giuridico
internazionale proibisce l’utilizzo della tortura in qualsiasi
circostanza. Malgrado la sua stigmatizzazione ufficiale, però, la
tortura non é ancora stata sconfitta e continua a essere praticata
infliggendo sofferenze fisiche e psichiche. Secondo i dati
dell'Unione Europea sono ben 102 i paesi nel mondo che praticano la
tortura. Si stima che attualmente l'Europa accolga ben 400.000 i
rifugiati vittime di tortura, e che ogni anno arrivano nel nostro
continente 16.000 richiedenti asilo sopravvissuti ad esperienze di
tortura.
L’eliminazione
della pratica della tortura nel mondo costituisce quindi ancora oggi
una della maggiori sfide della comunità internazionale e deve essere
affrontata su diversi piani. A livello giuridico con la creazione di
un sistema internazionale di prevenzione e repressione davvero
efficace; a livello sociale tramite il sostegno e la riabilitazione
alle vittime. Una della azioni di maggiore portata nella battaglia
contro la tortura è infatti “far sapere”.
Il Progetto VI.TO.
Accoglienza e Cura per le Vittime di Tortura, che il CIR gestisce
dal 1996 grazie al supporto dell'Unione Europea e delle Nazioni
Unite, mette in atto azioni che si muovono in queste due diverse
direzioni: da una parte riabilitare le vittime - attualmente ha in
carico 560 utenti, dall'altra denunciare e sensibilizzare. Per tale
motivo al centro dell'evento del 26 giugno ci saranno due
iniziative:
Al Teatro India a
Roma alle ore 21.00 si terrà lo spettacolo Casa occupata, tratto dal
racconto di Cortázar. Aspetto particolarmente significativo di
questo evento è che le stesse persone che la tortura ha cercato di
far tacere diventano testimoni attivi e protagonisti di una
performance pubblica. Questo spettacolo è il frutto di 7 mesi del
lavoro del laboratorio di riabilitazione psicosociale teatrale del
Progetto VI.TO. che prevede una pluralità di attività dirette alla
persona mettendo in atto misure di supporto integrato che vanno
dalla protezione legale all'orientamento e assistenza sociale,
passando per la cura medica e psicologica. I laboratori di
riabilitazione psicosociale, sono una delle misure più significative
adottate, e costituiscono un importante percorso terapeutico e di
integrazione. Tra i vari laboratori sviluppati (dal restauro mobili,
batik, tessitura alla musicoterapia), quello teatrale si è
dimostrato uno dei più importanti strumenti riabilitativi. Offre
infatti un'esperienza ponte tra mondo esterno e mondo interno, e
permette ai rifugiati di compiere un'importante crescita individuale
in termini di autonomia, autostima e capacità di rapporto con gli
altri. Tutti elementi fortemente indeboliti dalle esperienze di
tortura subite.
Lancio della Campagna Fermiamo la tortura, raccolta firme per una
petizione che chiederà al Governo di introdurre il reato di tortura
nel codice penale e la ratifica del Protocollo opzionale alla
Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura. Sono ormai più di
venti anni che l'Italia ha firmato la Convenzione delle Nazioni
Unite contro la tortura, ma ancora non ha recepito pienamente gli
obblighi che ne derivano. Dopo tutti questi anni, e nonostante i
venti progetti di legge depositati in Parlamento dal 1996, nel
nostro codice penale è ancora fragorosamente assente il reato di
tortura. Crediamo non sia più possibile rimandare. La tutela dei
diritti umani deve essere un tema centrale nell’azione del Governo e
del Parlamento italiano.
Lo spettacolo
Casa occupata nasce
da un incubo, come lo stesso Cortázar direbbe, sul tema ricorrente
dello spazio chiuso, lo spazio labirintico, il non spazio,
all’interno del quale si manifesta la virtualità del fantastico. Il
racconto parla di una coppia benestante, proprietari di una casa
enorme, dove all’improvviso si sentono strani rumori. Mossi da un
timore senza proporzioni, iniziano progressivamente a chiudere tutte
le vie d’acceso fino a ritrovarsi imprigionati dalle loro stesse
ossessioni. Chi sono gli eventuali occupanti? quali sono i loro
volti, le loro storie personali? e quale spazio resta a chi non ha
diritto allo spazio? Sono state queste le domande che ci hanno
portato alla rilettura e rielaborazione del racconto in termini
teatrali, dove attraverso canti, narrazioni, danze e video cerchiamo
le possibile risposte.
Una metafora che,
partendo dalla descrizione delle paure irrazionali, delle ansie
primitive e dell'ostilità nei confronti dell'altro, dello straniero,
arriva a esaminare poeticamente le forze distruttive insite
nell'uomo e le affronta per proporre implicitamente di liberare uno
spazio in cui sia possibile non agire contro, negando gli impulsi
generosi e creativi che fanno parte anch'essi della natura umana. E
metafora al contempo della Fortezza Europa, di quella chiusura dei
nostri confini che è divenuto aspetto centrale della politica sulle
migrazioni. Una politica che non vede chi ha davanti, non guarda ai
diritti, ma cerca esclusivamente di allontanare. Di evitare ogni
contatto.
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