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Giornata Internazionale a sostegno delle vittime di tortura. Spettacolo teatrale CIR “Lampedusa Mon amour...” 26 giugno ore 21.00, Teatro Argentina Roma, regia di Nube Sandoval e Bernardo Rey (ingresso libero)

16 giugno 2010 - il prossimo 26 giugno alle ore 21.00 al Teatro Argentina a Roma il CIR porterà in scena un gruppo di 14 rifugiati coinvolti nelle attività del laboratorio di riabilitazione psico-sociale con lo spettacolo teatrale “Lampedusa Mon amour…”, liberamente ispirato alla tragedia di Eschilo “Le Supplici” (ingresso libero). Questo spettacolo è stato costruito all'interno del laboratorio durato 5 mesi, portato avanti da Nube Sandoval e Bernardo Rey, registi e formatori.

Il 26 giugno viene celebrata in tutto il mondo la Giornata Internazionale a sostegno delle vittime di tortura, proclamata nel 1997 dall’Assemblea Generale dell’ONU. Il sistema giuridico internazionale proibisce l’utilizzo della tortura in qualsiasi circostanza. Malgrado la sua stigmatizzazione ufficiale, però, la tortura non é ancora stata sconfitta e continua a essere praticata infliggendo sofferenze fisiche e psichiche.

Il Consiglio Italiano per i Rifugiati è impegnato da anni sul tema della tortura e delle sue vittime e gestisce dal 1996 progetti specifici (attualmente con il sostegno del Fondo Europeo per i Rifugiati e dal Fondo Volontario delle Nazioni Unite per le Vittime di Tortura) che mettono in atto azioni mirate alla riabilitazione dei sopravvissuti a tortura - attualmente sono circa 610 gli utenti presi in carico nel progetto - e di denuncia di tale pratica.

Unendo questi due ambiti di azione, il prossimo 26 giugno alle ore 21.00 al Teatro Argentina a Roma il CIR porterà in scena un gruppo di 14 rifugiati coinvolti nelle attività del laboratorio di riabilitazione psico-sociale con lo spettacolo “Lampedusa Mon amour…”, liberamente ispirato alla tragedia di Eschilo “Le Supplici” (ingresso libero). Questo spettacolo è stato costruito all'interno del laboratorio durato cinque mesi, portato avanti da Nube Sandoval e Bernardo Rey, registi e formatori. La presenza in scena di questi testimoni è un modo per rompere il complotto del silenzio e invisibilità che da sempre circonda la tortura e le sue vittime, e un’occasione per ridare loro voce e legittimità.

Il testo di Eschilo diventa un pretesto, una falsariga per far sì che ogni rifugiato possa raccontare la propria storia anche attraverso la cultura e i canti dei Paesi d’origine. Nel 463, Eschilo scrisse quest’opera che ancora oggi offre un messaggio sorprendentemente contemporaneo. Il dramma vede protagonista le figlie di Danao, che fuggite con il padre per sottrarsi alle nozze coi cugini, (gli Egizi), si recano ad Argo per chiedere protezione al re Pelago. Quest’ultimo si trova di fronte ad una scelta difficile, o accogliere le Danaidi, rischiando un conflitto con gli Egizi, o negare loro l’ospitalità, incorrendo nell’ira di Zeus protettore degli esuli. Pelago non nasconde alle Danaidi il dubbio che lo attanaglia nel dover affrontare un conflitto inatteso. Sostenuto dall’assemblea cittadina, decide però di accogliere la supplica delle ragazze concedendo l’asilo e obbedendo all’originaria e inviolabile legge sull’accoglienza.

Come evidenziano i registi e formatori del gruppo, “Lampedusa Mon amour… attualizzando “Le Supplici” di Eschilo racconta il dramma di un gruppo di uomini e donne che sopravvissuti a violenze e soprusi una volta approdati sulle coste europee innalzano le bandiere bianche e chiedono protezione, rifugio, accoglienza.

La filosofia di fondo di questa esperienza e la scelta condivisa da tutto il gruppo di lavoro è quella di non lavorare sull’argomento specifico della tortura, ma su testi che valorizzano i temi della democrazia, della solidarietà fra i popoli, della promozione interculturale e dei diritti umani

Per ulteriori informazioni:

UFFICIO STAMPA CIR

Valeria Carlini tel. 06 69200114 int. 216

carlini@cir-onlus.org

Daniele Grillo tel. 06 69 200 114 int 232

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