| Roma, 4 settembre
2007
AGRIGENTO: SI PROCESSA IL
SALVATAGGIO IN MARE
Grave rischio per le vite umane
Il Consiglio Italiano per i
Rifugiati - CIR esprime il suo grande sconcerto per l'arresto e il
processo cui sono sottoposti i 7 pescatori tunisini che l'8 agosto
hanno salvato la vita di 44 richiedenti asilo e migranti a 40 miglia
di distanza da Lampedusa. Dalle testimonianze dei naufraghi, nonché
dei funzionari della guardia costiera ascoltati dal tribunale, sta
emergendo sempre con maggiore chiarezza che si è trattato proprio di
un atto di soccorso e salvataggio senza il quale le persone che
viaggiavano sul gommone in avaria avrebbero rischiato gravemente le
loro vite.
Il fatto che la stessa Procura di
Agrigento al termine dell’udienza del 1 settembre ha modificato il
capo di imputazione, eliminando l’aggravante costituita dallo scopo
di lucro, equivale di fatto al ritiro dell'impianto accusatorio che
ha dato luogo al processo.
"Appare incredibile che il
tribunale abbia, nonostante tutto, respinto la richiesta di
scarcerazione dei pescatori, peraltro tutti incensurati" dichiara
Savino Pezzotta Presidente del CIR "Il danno è comunque già fatto:
il segnale dato a tutti i pescatori e comandanti di navi commerciali
del Mediterraneo è che il salvataggio di persone a rischio di
naufragio può comportare carcere, sequestro dei natanti, condanne
penali".
Infatti secondo la testimonianza
di Seenen Badraddin, appartenente al gruppo delle 44 persone
soccorse, un altro peschereccio, precedentemente avvicinato, non si
è voluto fermare “per non avere problemi con la polizia”.
Secondo le ultime informazioni di
"Fortress Europe" nel solo mese di agosto 243 rifugiati e migranti
sono morti o dispersi nel Mediterraneo e nell'Atlantico Orientale,
di cui 161 nel canale di Sicilia. Dall'inizio di quest'anno il
numero totale è di 959 persone morte durante il loro tentativo di
raggiungere le coste europee.
"Ci aspettiamo che il governo
italiano, indipendentemente dall'esito del processo contro i
pescatori, riaffermi l'obbligo di tutti di prestare soccorso in mare
e di salvare vite umane come prescritto dalle convenzioni
internazionali. Il governo dovrà sottolineare ciò che già prevede il
Testo Unico immigrazione, ovvero che in nessun caso un atto di
soccorso e salvataggio possa essere considerato reato. Ci aspettiamo
inoltre che siano date chiare istruzioni alle forze dell'ordine di
non ostacolare l'arrivo in porti italiani di natanti con naufraghi a
bordo, in particolare quando - come nel caso in questione - il porto
italiano è quello più vicino oppure l'unico che può garantire
protezione a chi è fuggito dal proprio paese" ha dichiarato il
direttore del CIR, Christopher Hein.
Il CIR sostiene le iniziative di
numerose organizzazioni europee e tunisine impegnate nella difesa
dei diritti umani, che mirano a sollecitare l'immediata
scarcerazione dei sette pescatori tunisini e ad attirare
l'attenzione pubblica sull’effetto intimidatorio che tale processo
comporta, aumentando ulteriormente i rischi per la sicurezza delle
persone in mare.
|