CIR

 Consiglio Italiano per i Rifugiati onlus 

Via del Velabro 5/A
00186 Roma
Tel.06-69200114
Fax.06-69200116

p.iva 04132611007

C.f. 96150030581
cir@cir-onlus.org

Chi siamo Presidente Direzione e Struttura Bilancio Dove siamo COME AIUTARE  CONTATTI Home  

ATTIVITA'

Cosa facciamo

Utenza CIR

Rapporti annuali

 

PROGETTI

Servizi sul territorio

Integrazione

Gruppi vulnerabili

Collaborazioni Internazionali

 

 

I RIFUGIATI

Chi è un rifugiato

Glossario

Quadro statistico

Le storie

 

DIRITTI

La procedura in Italia

Informazioni pratiche

Archivio giuridico

Giurisprudenza

 

 

COMUNICAZIONE

Ufficio Stampa 

Comunicati news

Pubblicazioni

Interviste

Gallerie fotografiche

 

 

FORMAZIONE

Corsi e Master

 

COLLABORA CON NOI

 

LINK

 

Segui il CIR su

 

 

______________

 

Risoluzione consigliata 1024x768

webmaster

Gemma Criscuolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

RIFUGIATI-VENT’ANNI DI STOrIA del diritto d’asilo in italia

INTERVENTO DI MONS. AGOSTINO MARCHETTO (8 novembre 2010)

Alcuni mesi fa a Roma, presso la Sala della Mercede della Camera dei Deputati si è tenuta una presentazione pubblica del libro “Rifugiati- Vent’anni di storia del diritto d’asilo in Italia” (Donzelli ed.), curato da Christopher Hein, Direttore del CIR. Oltre all’autore, erano presenti l’on. Jean Lèonard Touadi e Mons. Agostino Marchetto.

Un’occasione importante per fare il punto sugli ultimi vent’anni di storia del diritto d’asilo in Italia e sui 20 anni di attività del CIR.

Riproponiamo di seguito la presentazione di Mons. Agostino Marchetto, Segretario emerito del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti

PROFILO DI MONS. MARCHETTO

Arcivescovo, noto per i suoi studi sul Concilio Vaticano II, è stato per quasi un decennio Segretario del dicastero della Santa Sede il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, dove ha strenuamente portato avanti battaglie a sostegno di immigrati,rifugiati, richiedenti asilo, rom, vittime del traffico di esseri umani; da qualche mese è uscito il suo libro-intervista «Chiesa e migranti: la mia battaglia per una sola famiglia umana» (Editrice La Scuola)


Monsignor Marchetto

“A mio parere, il fascino di questo libro è il fatto che è anche una storia. E per questo mi ha preso.

Voi non mi conoscete, ma io posso essere considerato uno storico.

Aggiungo che subito mi pongo la questione: che storia è? Dove la colloco? Dove metto questo bel ruscello, cristallino, puro? Nel grande fiume della storia.

Per me è importante perché fa parte della storia della pietà. Non sono il primo a parlare di storia della pietà; c’è stato un sacerdote romano, Don Giuseppe De Luca, che ha fatto un grande cammino, per cercare dappertutto, indipendentemente da ideologie, religioni espressioni che facevano capire che, in quanto viene detto nella poesia o nella letteratura o in altre espressioni dell’arte, c’è l’amore per l’uomo, e De Luca diceva, anche per Dio.

La storia della pietà è la ricerca di tutte quelle che sono manifestazioni che noi cristiani diciamo di carità- ma si può dire amore, si può dire amicizia, filantropia nella realtà dei secoli.

Per solidificare la cosa mi rifaccio all’immagine del buon samaritano e vi leggo un passo tratto dal mio libro-intervista “Chiesa e migranti-la mia battaglia per una sola famiglia umana (scritto con Marco Roncalli-ed.La Scuola) e lì riporto un passaggio di Gad Lerner che mi ha particolarmente toccato: “E’ come se ci trovassimo tutti, ogni giorno, perfino senza uscire di casa, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gerico. La strada dell’uomo assalito dai briganti e del sacerdote, del levita, che girano al largo e del buon samaritano. Guai se fosse così. Sento già dire non si può diventare samaritani di professione. Professionisti dell’antirazzismo, li chiama un noto ministro. Ne conoscete tanti e sia pure è un rischio, l’ultimo dei rischi, per altro. Viene molto dopo quello di diventare brigante di professione o levita che affretta il passo sull’altro marciapiede”.

Ho letto un articolo intitolato ‘i cacciatori di stranieri’ apparso su un nostro grande giornale. Un esempio per me di come su questo punto c’è un sentire comune, anche con persone che non sono cristiane, ma alle quali ci accomuna un vivissimo senso dell’umano, dell’uomo, della compassione, della solidarietà. Non è una questione politica in senso stretto, si va oltre gli steccati. E’ una questione che riguarda l’uomo e l’umanità.

Sempre nell’ambito della dimensione storica, vorrei aggiungere un altro pensiero, una frase in latino molto semplice : historia memoriae futuri; la storia è la memoria del futuro. La storia ci dice qualche cosa di quello che sarà il nostro futuro. Non è un hobby per essere colti, ma è qualcosa che si inserisce nella prospettiva del futuro.

Naturalmente c’è la distinzione tra storia e cronaca. Perché in genere per avere una storia ci vuole un certo acule, una certa presa di distanza. Per cui, io non giudico il libro, se è storia, se è cronaca; ma evidentemente per tutte le cose ci vuole un po’ di tempo, un po’ di distanza, di distacco da quello che è l’andare quotidiano per potere avere un impegno di storico, e quindi di analisi storica.

Forse vi domandate: perché sono qui? Sono stato fino al 28 agosto 2010 segretario del Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e gli Itineranti, una realtà della Curia romana, della Chiesa Cattolica, che già da tanti anni si occupa –pastoralmente- della mobilità umana. E’ uno dei 9 settori che formano la nostra sollecitudine quotidiana nel mondo intero; ma è stata captata, giustamente, soprattutto in Italia: tutto il mondo guarda all’Italia per vedere come si mette la questione Chiesa-e Stato in Italia per quanto riguarda anche i rifugiati, i richiedenti asilo. Una responsabilità molto grande per l’Italia.

Uno dei settori della nostra sollecitudine riguarda proprio i rifugiati, i richiedenti asilo e coloro che noi chiamiamo migranti forzati, una espressione che risponde di più alla realtà di cui ci occupiamo, che comprende un’evoluzione più allargata del fenomeno dei rifugiati.

Un fenomeno che non accenna a diminuire, poi, se lo vediamo nel contesto del macrofenomeno della migrazione, come dice Benedetto XVI, evidentemente prendiamo maggiore coscienza delle gravità delle situazioni e delle circostanze; quindi è una realtà che ormai è presente in tutte le agende internazionali di discussioni tra Stati, Organismi internazionali e non Governativi.

In Italia c’è una grande trasformazione, non tanto per quanto riguardo ai rifugiati, ma sicuramente per i migranti, perché l’Italia è passata in poco tempo da un paese che manda migranti all’estero, ad un paese che li riceve. E questo anche con intensità di presenze e di arrivi notevolissima, per cui pur avendo ciascuno di noi il giudizio nei principi che è chiarissimo, si possono anche comprendere un po’ le difficoltà che si trovano in Italia in questo momento per quanto riguarda i vari tipi di migranti. Poi, come è già stato accennato, c’è la grandissima difficoltà di far capire alla gente- anche ai giornalisti- la distinzione tra migranti economici e migranti richiedenti asilo-rifugiati; una cosa è parlare di rifugiati, che hanno una legislazione internazionale umanitaria ben rodata, anche se non sempre così ben applicata, e un’altra cosa è parlare dei migranti.

Questo libro fa una bella presentazione iniziale, che va le la pena di leggere, poiché mette a fuoco i vari punti principali; a pag.10: si fa riferimento all’inizio degli anni ’90, quando la situazione è cambiata: l’Italia ha infatti ritirato le riserve poste al momento della ratifica della Convenzione del 1951 sullo status di rifugiato, in particolare la limitazione geografica e i limiti relativi all’attività lavorativa ed è divenuta a tutti gli effetti un paese di asilo.

Nel libro si parla di flussi misti: questa è un’altra difficoltà che dobbiamo riconoscere esistente perché pone in difficoltà quei governi che desiderano avere una politica dura in relazione ai migranti economici. C’è il rischio – e la concretizzazione di questo rischio l’abbiamo avuta già successo in Italia- che vengano respinte le persone, i migranti, indipendentemente dal fatto che siano rifugiati, o richiedenti asilo o che siano migranti economici.

Nel libro si parla della creazione del Consiglio Italiano per i Rifugiati: fin dall’inizio l’UNHCR ha collaborato in vari ambiti con il CIR; questo è un fattore importantissimo:non so quali organizzazioni siano presenti qui: la rete oggigiorno è indispensabile se si vuol cercare di influire nei fenomeni e molto di più nella prevenzione degli abusi e per quanto riguarda questa storia della pietà alla quale ho accennato all’inizio.

Vorrei parlare di una questione fondamentale: la formazione degli operatori. Posso parlare per quanto riguarda gli operatori pastorali, ma questo vale per tutti. La formazione per gli operatori istituzionali e non, l’assistenza ai richiedenti asilo, la creazione per accogliere informazioni sui paesi di origine per le Commissioni territoriali (che valutano le domande di protezione internazionale); lo sviluppo della normativa sull’asilo in Italia e il lavoro con le persone sopravvissute a torture e violenze. Siamo entrati qui nel campo dei meriti del CIR: tra i tanti meriti è stata la prima associazione ad occuparsi specificamente di rifugiati asilo in Italia, vi è anche il lavoro svolto per far conoscere il tema, per suscitare dibattiti intorno alla questione, sia in seno alla società civile, sia in ambito politico, dove spesso il diritto d’asilo non riceve la giusta considerazione.

Ancora meriti: alcune attività svolte dal CIR meritano una menzione particolare: il delicato ruolo ricoperto dagli operatori del CIR all’interno dei servizi di informazione in frontiera ha contribuito a dare maggiore rilievo agli aspetti della protezione internazionale; il progetto Vi.To, inoltre, anche con l’uso di strumenti sperimentali, a sostegno di persone vittime di tortura.

Si vuole sottolineare la particolare attenzione che il CIR, sin dall’inizio, ha rivolto alla dimensione internazionale ed europea dell’asilo: da un lato portando le problematiche legate alla politica italiana in materia di asilo all’attenzione dei vari forum internazionali; dall’altro introducendo e usando in Italia buone prassi e strumenti giuridici, come ad esempio quelli offerti dalla Corte dei Diritti umani di Strasburgo.

E ancora per quanto riguarda i meriti, il Presidente del CIR Savino Pezzotta sottolinea a pag.13: “…Vent’anni di azione per promuovere la dignità e la libertà dei rifugiati, per farne valere le ragioni, per tutelarne i diritti, per promuovere l’accoglienza e mantenere vive le speranze, così si potrebbe riassumere, in una stringata sintesi, la mission e il lavoro del CIR”. Queste non solo parole, la formulazione di un’attività in concetti sintetici, ma ad ogni parola corrisponde tutta un’azione. E noi sappiamo che è più facile parlare che agire: ma qui, in questo caso, celebriamo l’azione, oltre che la parola.

Il CIR è nato con la precisa volontà di rappresentare i diritti e i bisogni di queste persone. Quando si parlava del volto delle persone; quando si guardano certe fotografie: come si fa ad avere un cuore di pietra? Lo sguardo deve essere una fonte di approfondimento della nostra umanità, della nostra empatia. Per difendere la loro dignità, e per superare il divario tra ciò che le nostre società ricche dovrebbero e potrebbero fare e ciò che non fanno.

Ci sono dei segnali che vogliamo captare di inversione pericolosi e possiamo ridurre ad una parola, che poi è una realtà: la paura, che agita i paesi del Vecchio Continente, compreso il nostro.

Si stanno affermando politiche orientate a ridurre il numero degli ingressi e a scoraggiare nuove richieste d’asilo, come a limitare le risorse destinate ad affrontare i problemi dei rifugiati: dall’inserimento, all’abitazione, alla casa, all’istruzione, alla possibilità di un rientro a casa qualora le condizioni che li hanno costretti a fuggire dovessero cessare.

Ci sono preoccupazioni: molti sono gli aspetti della condizione attuale dei rifugiati che ci preoccupano: respingimenti indiscriminati verso la Libia: abbiamo sentito (ved l’intervento di Touadì-CIRNotizie febbraio 2011) del tentativo di cercare di porre rimedio ad una situazione che, nella realizzazione di questo trattato di amicizia Italia.-Libia (ora sospeso) si è dimostrata antiumana, contraria all’ordinamento umanitaristico internazionale; la questione dell’intercettazione dei barconi: vi è stato tutto uno sforzo per cercare di far capire cosa era in gioco. Io dico sempre, come spunto di riflessione: se non riusciamo in tempo di pace a far applicare questa legislazione umanitaria a favore dell’uomo, come si potrà in tempo di guerra portare avanti questo discorso?

Questo discorso lo faccio anche alla mia Chiesa, che è sempre stata, nel corso delle grandi guerre una voce indipendente, superpartes, che richiama , per esempio in tempo di guerra, alla necessità del rispetto dei civili. Se non riusciamo a portare un discorso in tempo di pace, non so cosa faranno in tempo di guerra. Altri paesi dell’Unione europea sembrano non vedere e non sentire ciò che avviene ai loro confini riguardo al mancato rispetto dei diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo, impegnati come sono ad accoglierne il meno possibile. Così come poco fanno verso quei paesi dove i richiedenti asilo vengono trasferiti perché i loro diritti siano adeguatamente applicati. Il principio del rimpatrio volontario deve essere alla base del trattamento dei rifugiati.

Ci sono tante maniere per fare pressioni, ma non si deve perdere di vista che deve essere volontario.

Faccio solo un’altra citazione dal mio libro, prendendo da Michel Foucault, nel volume “La strategia dell’accerchiamento”: e questo per far capire l’importanza della società civile nel mondo d’oggi e nel mondo concreto nella difesa dei rifugiati: “i Governi fanno una lotta nelle riunioni internazionali, per non far troppo sentire la società civile”.

Ho partecipato agli ultimi tre Forum mondiali su sviluppo e migrazione, una tema che fino a 5 anni fa non si sentiva; perché se c’è solo chi guarda al portafoglio e allo sviluppo economico, bisogna far capire che anche questo dipende dalla presenza dei migranti. In questi incontri il primo giorno è di solito dedicato alla discussione tra gli organismi della società, le cui conclusioni poi devono essere riferite alla riunioni dei rappresentanti degli Stati, perché noi non togliamo quella che è la loro responsabilità.

Vi cito questo passo tratto dalla “Strategia dell’accerchiamento”: c’è un invito “ad un nostro soprassalto etico, ad avere un supplemento d’anima (intendetela come volete, io ho il mio concetto) ad un sguardo universale, con l’orecchio teso all’ascolto del mondo. Esiste una cittadinanza internazionale, che ha i suoi diritti, i suoi doveri e che obbliga ad insorgere contro ogni abuso di potere, chiunque ne sia l’autore, e quali che ne siano le vittime; è dovere della cittadinanza internazionale rivendicare sempre agli occhi e agli orecchi dei governi le sofferenze degli esseri umani, poiché è falso che non ne siano responsabili. La sofferenza degli esseri umani non deve mai essere un residuo della politica. E’ il fondamento di un diritto assoluto a rivoltarsi contro chi detiene il potere. Bisogna rifiutare la spartizione dei compiti, che spesso ci viene proposta: agli individui di indignarsi e di parlare, ai governi di agire. La volontà degli individui deve iscriversi in una realtà in cui i governi hanno voluto tenere il monopolio; un monopolio che bisogna sradicare poco a poco, giorno dopo giorno”.

Oltre alla radicalità di questo pensiero- e io devo dire non sono così radicale- la cittadinanza universale l’abbiamo già tutti: perché vi è una sola famiglia umana – e riprendo parte del titolo del mio libro “Per una sola famiglia umana”; questo è anche il tema della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che la Chiesa Cattolica celebra il 16 gennaio 2011, come ogni anno; siamo arrivati quasi al 100° messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato: questo per sottolineare l’attenzione che la Chiesa ha avuto per questo fenomeno, per queste realtà, che stanno a cuore a ciascuno di noi, naturalmente secondo la propria personalità, con la propria ideologia, con la propria appartenenza politica; ma, ripeto, c’è la possibilità che gente di differenti provenienze si trovi d’accordo in questo grande compito di difesa dei perseguitati: e questo è l’esercizio della nostra umanità.

Mi felicito con il CIR per il suo 20° compleanno: già è maggiorenne; un sincero augurio, grato per quanto è stato fatto e quanto si farà.

LIBRO ‘RIFUGIATI” (DONZELLI EDITORE) CURATO DA CHRISTOPHER HEIN – RICHIEDILO AL CIR

In occasione dei 20 anni di attività del CIR, è stato pubblicato il libro “Rifugiati-Vent’anni di storia del diritto d’asilo in Italia” (Donzelli editore) curato dal Direttore del CIR Christopher Hein.

A fronte di una donazione minima di 19 euro si può richiedere il libro al CIR a Barbara Domeneghetti, tramite mail: domeneghetti@cir-onlus.org; fax 06/69200116; o telefonando allo 06/69200114.

Christopher Hein (a cura di)

Rifugiati Vent'anni di storia del diritto d'asilo in Italia