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RIFUGIATI-VENT’ANNI
DI STOrIA del diritto d’asilo in italia
INTERVENTO DI MONS.
AGOSTINO MARCHETTO (8 novembre 2010)
Alcuni mesi fa a
Roma, presso la Sala della Mercede della Camera dei Deputati si è
tenuta una presentazione pubblica del libro “Rifugiati- Vent’anni di
storia del diritto d’asilo in Italia” (Donzelli ed.), curato da
Christopher Hein, Direttore del CIR. Oltre all’autore, erano
presenti l’on. Jean Lèonard Touadi e Mons. Agostino Marchetto.
Un’occasione
importante per fare il punto sugli ultimi vent’anni di storia del
diritto d’asilo in Italia e sui 20 anni di attività del CIR.
Riproponiamo di seguito la
presentazione di
Mons. Agostino Marchetto, Segretario emerito del
Pontificio Consiglio
della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti
PROFILO DI MONS.
MARCHETTO
Arcivescovo,
noto per i suoi studi sul Concilio Vaticano II, è stato per quasi un
decennio Segretario del dicastero della Santa Sede il Pontificio
Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, dove ha
strenuamente portato avanti battaglie a sostegno di
immigrati,rifugiati, richiedenti asilo, rom, vittime del traffico di
esseri umani; da qualche mese è uscito il suo libro-intervista
«Chiesa e migranti:
la mia battaglia per una sola famiglia umana» (Editrice La Scuola)
Monsignor
Marchetto
“A mio parere, il
fascino di questo libro è il fatto che è anche una storia. E per
questo mi ha preso.
Voi non mi conoscete,
ma io posso essere considerato uno storico.
Aggiungo che subito mi
pongo la questione: che storia è? Dove la colloco? Dove metto questo
bel ruscello, cristallino, puro? Nel grande fiume della storia.
Per me è importante
perché fa parte della storia della pietà. Non sono il primo a
parlare di storia della pietà; c’è stato un sacerdote romano, Don
Giuseppe De Luca, che ha fatto un grande cammino, per cercare
dappertutto, indipendentemente da ideologie, religioni espressioni
che facevano capire che, in quanto viene detto nella poesia o nella
letteratura o in altre espressioni dell’arte, c’è l’amore per
l’uomo, e De Luca diceva, anche per Dio.
La storia della pietà
è la ricerca di tutte quelle che sono manifestazioni che noi
cristiani diciamo di carità- ma si può dire amore, si può dire
amicizia, filantropia nella realtà dei secoli.
Per solidificare la
cosa mi rifaccio all’immagine del buon samaritano e vi leggo un
passo tratto dal mio libro-intervista “Chiesa e migranti-la mia
battaglia per una sola famiglia umana (scritto con Marco
Roncalli-ed.La Scuola) e lì riporto un passaggio di Gad Lerner
che mi ha particolarmente toccato: “E’ come se ci trovassimo
tutti, ogni giorno, perfino senza uscire di casa, sulla strada che
scende da Gerusalemme a Gerico. La strada dell’uomo assalito dai
briganti e del sacerdote, del levita, che girano al largo e del buon
samaritano. Guai se fosse così. Sento già dire non si può diventare
samaritani di professione. Professionisti dell’antirazzismo, li
chiama un noto ministro. Ne conoscete tanti e sia pure è un rischio,
l’ultimo dei rischi, per altro. Viene molto dopo quello di diventare
brigante di professione o levita che affretta il passo sull’altro
marciapiede”.
Ho letto un articolo intitolato ‘i cacciatori di
stranieri’ apparso su un nostro grande
giornale. Un esempio per me di come su questo punto c’è un sentire
comune, anche con persone che non sono cristiane, ma alle quali ci
accomuna un vivissimo senso dell’umano, dell’uomo, della
compassione, della solidarietà. Non è una questione politica in
senso stretto, si va oltre gli steccati. E’ una questione che
riguarda l’uomo e l’umanità.
Sempre nell’ambito
della dimensione storica, vorrei aggiungere un altro pensiero, una
frase in latino molto semplice : historia memoriae futuri; la
storia è la memoria del futuro. La storia ci dice qualche cosa di
quello che sarà il nostro futuro. Non è un hobby per essere colti,
ma è qualcosa che si inserisce nella prospettiva del futuro.
Naturalmente c’è la
distinzione tra storia e cronaca. Perché in genere per avere una
storia ci vuole un certo acule, una certa presa di distanza. Per
cui, io non giudico il libro, se è storia, se è cronaca; ma
evidentemente per tutte le cose ci vuole un po’ di tempo, un po’ di
distanza, di distacco da quello che è l’andare quotidiano per potere
avere un impegno di storico, e quindi di analisi storica.
Forse vi domandate:
perché sono qui? Sono stato fino al 28 agosto 2010 segretario del
Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e gli Itineranti,
una realtà della Curia romana, della Chiesa Cattolica, che già da
tanti anni si occupa –pastoralmente- della mobilità umana. E’ uno
dei 9 settori che formano la nostra sollecitudine quotidiana nel
mondo intero; ma è stata captata, giustamente, soprattutto in
Italia: tutto il mondo guarda all’Italia per vedere come si mette la
questione Chiesa-e Stato in Italia per quanto riguarda anche i
rifugiati, i richiedenti asilo. Una responsabilità molto grande per
l’Italia.
Uno dei settori della
nostra sollecitudine riguarda proprio i rifugiati, i richiedenti
asilo e coloro che noi chiamiamo migranti forzati, una espressione
che risponde di più alla realtà di cui ci occupiamo, che comprende
un’evoluzione più allargata del fenomeno dei rifugiati.
Un fenomeno che non
accenna a diminuire, poi, se lo vediamo nel contesto del
macrofenomeno della migrazione, come dice Benedetto XVI,
evidentemente prendiamo maggiore coscienza delle gravità delle
situazioni e delle circostanze; quindi è una realtà che ormai è
presente in tutte le agende internazionali di discussioni tra Stati,
Organismi internazionali e non Governativi.
In Italia c’è una
grande trasformazione, non tanto per quanto riguardo ai rifugiati,
ma sicuramente per i migranti, perché l’Italia è passata in poco
tempo da un paese che manda migranti all’estero, ad un paese che li
riceve. E questo anche con intensità di presenze e di arrivi
notevolissima, per cui pur avendo ciascuno di noi il giudizio nei
principi che è chiarissimo, si possono anche comprendere un po’ le
difficoltà che si trovano in Italia in questo momento per quanto
riguarda i vari tipi di migranti. Poi, come è già stato accennato,
c’è la grandissima difficoltà di far capire alla gente- anche ai
giornalisti- la distinzione tra migranti economici e migranti
richiedenti asilo-rifugiati; una cosa è parlare di rifugiati, che
hanno una legislazione internazionale umanitaria ben rodata, anche
se non sempre così ben applicata, e un’altra cosa è parlare dei
migranti.
Questo libro fa una
bella presentazione iniziale, che va le la pena di leggere,
poiché mette a fuoco i vari punti principali; a pag.10: si fa
riferimento all’inizio degli anni ’90, quando la situazione è
cambiata: l’Italia ha infatti ritirato le riserve poste al momento
della ratifica della Convenzione del 1951 sullo status di rifugiato,
in particolare la limitazione geografica e i limiti relativi
all’attività lavorativa ed è divenuta a tutti gli effetti un paese
di asilo.
Nel libro si parla di
flussi misti: questa è un’altra difficoltà che dobbiamo
riconoscere esistente perché pone in difficoltà quei governi che
desiderano avere una politica dura in relazione ai migranti
economici. C’è il rischio – e la concretizzazione di questo rischio
l’abbiamo avuta già successo in Italia- che vengano respinte le
persone, i migranti, indipendentemente dal fatto che siano
rifugiati, o richiedenti asilo o che siano migranti economici.
Nel libro si parla della creazione del Consiglio
Italiano per i Rifugiati: fin dall’inizio
l’UNHCR ha collaborato in vari ambiti con il CIR; questo è un
fattore importantissimo:non so quali organizzazioni siano presenti
qui: la rete oggigiorno è indispensabile se si vuol cercare di
influire nei fenomeni e molto di più nella prevenzione degli abusi e
per quanto riguarda questa storia della pietà alla quale ho
accennato all’inizio.
Vorrei parlare di una
questione fondamentale: la formazione degli operatori. Posso
parlare per quanto riguarda gli operatori pastorali, ma questo vale
per tutti. La formazione per gli operatori istituzionali e non,
l’assistenza ai richiedenti asilo, la creazione per accogliere
informazioni sui paesi di origine per le Commissioni territoriali
(che valutano le domande di protezione internazionale); lo sviluppo
della normativa sull’asilo in Italia e il lavoro con le persone
sopravvissute a torture e violenze. Siamo entrati qui nel campo
dei meriti del CIR: tra i tanti meriti è stata la prima
associazione ad occuparsi specificamente di rifugiati asilo in
Italia, vi è anche il lavoro svolto per far conoscere il tema, per
suscitare dibattiti intorno alla questione, sia in seno alla società
civile, sia in ambito politico, dove spesso il diritto d’asilo non
riceve la giusta considerazione.
Ancora meriti:
alcune attività svolte dal CIR meritano una menzione
particolare: il delicato ruolo ricoperto dagli operatori del CIR
all’interno dei servizi di informazione in frontiera ha
contribuito a dare maggiore rilievo agli aspetti della protezione
internazionale; il progetto Vi.To, inoltre, anche con l’uso
di strumenti sperimentali, a sostegno di persone vittime di tortura.
Si vuole sottolineare
la particolare attenzione che il CIR, sin dall’inizio, ha rivolto
alla dimensione internazionale ed europea dell’asilo: da un lato
portando le problematiche legate alla politica italiana in materia
di asilo all’attenzione dei vari forum internazionali; dall’altro
introducendo e usando in Italia buone prassi e strumenti giuridici,
come ad esempio quelli offerti dalla Corte dei Diritti umani di
Strasburgo.
E ancora per quanto riguarda i meriti, il
Presidente del CIR Savino Pezzotta sottolinea a pag.13:
“…Vent’anni di azione per promuovere la dignità e la libertà dei
rifugiati, per farne valere le ragioni, per tutelarne i diritti, per
promuovere l’accoglienza e mantenere vive le speranze, così si
potrebbe riassumere, in una stringata sintesi, la mission e il
lavoro del CIR”. Queste non solo parole, la formulazione di
un’attività in concetti sintetici, ma ad ogni parola corrisponde
tutta un’azione. E noi sappiamo che è più facile parlare che agire:
ma qui, in questo caso, celebriamo
l’azione, oltre che la parola.
Il CIR è nato con la precisa volontà di
rappresentare i diritti e i bisogni di queste persone.
Quando si parlava del volto delle persone; quando si guardano certe
fotografie: come si fa ad avere un cuore di pietra? Lo sguardo deve
essere una fonte di approfondimento della nostra umanità, della
nostra empatia. Per difendere la loro dignità, e per superare il
divario tra ciò che le nostre società ricche dovrebbero e potrebbero
fare e ciò che non fanno.
Ci sono dei segnali
che vogliamo captare di inversione pericolosi e possiamo ridurre ad
una parola, che poi è una realtà: la paura, che agita i paesi
del Vecchio Continente, compreso il nostro.
Si stanno affermando
politiche orientate a ridurre il numero degli ingressi e a
scoraggiare nuove richieste d’asilo, come a limitare le risorse
destinate ad affrontare i problemi dei rifugiati: dall’inserimento,
all’abitazione, alla casa, all’istruzione, alla possibilità di un
rientro a casa qualora le condizioni che li hanno costretti a
fuggire dovessero cessare.
Ci sono preoccupazioni:
molti sono gli aspetti della condizione attuale dei rifugiati che ci
preoccupano: respingimenti indiscriminati verso la Libia: abbiamo
sentito (ved l’intervento di Touadì-CIRNotizie febbraio 2011) del
tentativo di cercare di porre rimedio ad una situazione che, nella
realizzazione di questo trattato di amicizia Italia.-Libia (ora
sospeso) si è dimostrata antiumana, contraria all’ordinamento
umanitaristico internazionale; la questione dell’intercettazione dei
barconi: vi è stato tutto uno sforzo per cercare di far capire cosa
era in gioco. Io dico sempre, come spunto di riflessione: se non
riusciamo in tempo di pace a far applicare questa legislazione
umanitaria a favore dell’uomo, come si potrà in tempo di guerra
portare avanti questo discorso?
Questo discorso lo
faccio anche alla mia Chiesa, che è sempre stata, nel corso delle
grandi guerre una voce indipendente, superpartes, che richiama , per
esempio in tempo di guerra, alla necessità del rispetto dei civili.
Se non riusciamo a portare un discorso in tempo di pace, non so cosa
faranno in tempo di guerra. Altri paesi dell’Unione europea sembrano
non vedere e non sentire ciò che avviene ai loro confini riguardo al
mancato rispetto dei diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo,
impegnati come sono ad accoglierne il meno possibile. Così come poco
fanno verso quei paesi dove i richiedenti asilo vengono trasferiti
perché i loro diritti siano adeguatamente applicati. Il principio
del rimpatrio volontario deve essere alla base del trattamento dei
rifugiati.
Ci sono tante maniere
per fare pressioni, ma non si deve perdere di vista che deve essere
volontario.
Faccio solo un’altra
citazione dal mio libro, prendendo da Michel Foucault, nel volume
“La strategia dell’accerchiamento”: e questo per far capire
l’importanza della società civile nel mondo d’oggi e nel mondo
concreto nella difesa dei rifugiati: “i Governi fanno una lotta
nelle riunioni internazionali, per non far troppo sentire la società
civile”.
Ho partecipato agli
ultimi tre Forum mondiali su sviluppo e migrazione, una tema
che fino a 5 anni fa non si sentiva; perché se c’è solo chi guarda
al portafoglio e allo sviluppo economico, bisogna far capire che
anche questo dipende dalla presenza dei migranti. In questi incontri
il primo giorno è di solito dedicato alla discussione tra gli
organismi della società, le cui conclusioni poi devono essere
riferite alla riunioni dei rappresentanti degli Stati, perché noi
non togliamo quella che è la loro responsabilità.
Vi cito questo passo
tratto dalla “Strategia dell’accerchiamento”: c’è un invito “ad un
nostro soprassalto etico, ad avere un supplemento d’anima (intendetela
come volete, io ho il mio concetto) ad un sguardo universale,
con l’orecchio teso all’ascolto del mondo. Esiste una cittadinanza
internazionale, che ha i suoi diritti, i suoi doveri e che obbliga
ad insorgere contro ogni abuso di potere, chiunque ne sia l’autore,
e quali che ne siano le vittime; è dovere della cittadinanza
internazionale rivendicare sempre agli occhi e agli orecchi dei
governi le sofferenze degli esseri umani, poiché è falso che non ne
siano responsabili. La sofferenza degli esseri umani non deve mai
essere un residuo della politica. E’ il fondamento di un diritto
assoluto a rivoltarsi contro chi detiene il potere. Bisogna
rifiutare la spartizione dei compiti, che spesso ci viene proposta:
agli individui di indignarsi e di parlare, ai governi di agire. La
volontà degli individui deve iscriversi in una realtà in cui i
governi hanno voluto tenere il monopolio; un monopolio che bisogna
sradicare poco a poco, giorno dopo giorno”.
Oltre alla radicalità
di questo pensiero- e io devo dire non sono così radicale- la
cittadinanza universale l’abbiamo già tutti: perché vi è una sola
famiglia umana – e riprendo parte del titolo del mio libro “Per
una sola famiglia umana”; questo è anche il tema della Giornata
mondiale del migrante e del rifugiato, che la Chiesa Cattolica
celebra il 16 gennaio 2011, come ogni anno; siamo arrivati quasi al
100° messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del
rifugiato: questo per sottolineare l’attenzione che la Chiesa ha
avuto per questo fenomeno, per queste realtà, che stanno a cuore a
ciascuno di noi, naturalmente secondo la propria personalità, con la
propria ideologia, con la propria appartenenza politica; ma, ripeto,
c’è la possibilità che gente di differenti provenienze si trovi
d’accordo in questo grande compito di difesa dei perseguitati:
e questo è l’esercizio della nostra umanità.
Mi felicito con il CIR
per il suo 20° compleanno: già è maggiorenne; un sincero augurio,
grato per quanto è stato fatto e quanto si farà.
LIBRO
‘RIFUGIATI” (DONZELLI EDITORE) CURATO DA CHRISTOPHER HEIN –
RICHIEDILO AL CIR
In occasione dei 20
anni di attività del CIR, è stato pubblicato il libro
“Rifugiati-Vent’anni di storia del diritto d’asilo in Italia”
(Donzelli editore) curato dal Direttore del CIR Christopher Hein.
A fronte di una donazione
minima di 19 euro si può richiedere il libro al CIR a Barbara
Domeneghetti, tramite mail:
domeneghetti@cir-onlus.org;
fax 06/69200116; o telefonando allo 06/69200114.
Christopher Hein (a
cura di)
Rifugiati
Vent'anni di storia del diritto d'asilo in Italia |