Appello del Presidente CIR Pezzotta per la Giornata mondiale del
rifugiato
Il 20
Giugno è stato decretato, dall'Assemblea delle Nazioni Unite
Giornata Mondiale per i Rifugiati. Quest'anno la Giornata viene
celebrata in un contesto assai particolare: da una parte la
Commissione Europea e la Presidenza Francese dell'Unione annunciano
in questi giorni un piano di azione che dovrà portare ad un sistema
europeo comune di asilo, con l’obiettivo di aumentare il livello di
protezione garantita alle persone che fuggono dai loro Paesi di
origine a causa di persecuzioni, guerra, violenza. Si fa strada in
Europa la convinzione che il primato di sicurezza, di controllo
rafforzato delle frontiere e la chiusura nei confronti dei migranti
dovranno essere adesso bilanciati da una maggiore apertura almeno
per chi arriva nei nostri territori in disperata ricerca di
protezione.
D'altra parte, proprio in questo momento, l'Italia vuole restringere
in modo sostanziale il diritto di chiedere e di ottenere asilo.
Diversamente dai primi annunci del nuovo Governo il "pacchetto
sicurezza", formalmente presentato al Parlamento, include anche
delle norme che rischiano di vanificare i progressi fatti in questi
ultimi anni in favore delle garanzie per i rifugiati: è previsto
infatti che il richiedente asilo subito dopo una decisione negativa
in prima istanza deve ritornare nel suo paese e da lì presentare un
ricorso, che nel caso di un potenziale rifugiato ha però senso solo
se la persona può rimanere in Italia in attesa della decisione
definitiva. E' paradossale pensare che una persona che teme
persecuzioni sia costretta a ritornare nel suo paese presentando da
lì istanze al Tribunale italiano. Il diniego di una seconda
possibilità di ottenere protezione è in contrasto con i principi
elementari del diritto europeo e nazionale.
Una seconda misura prevista riguarda la possibilità che un cittadino
straniero nel momento di presentare la richiesta di asilo possa
essere trattenuto, come risposta immediata, in un centro chiuso, ora
chiamato Centro di identificazione e Espulsione, per un periodo fino
a 18 mesi di detenzione amministrativa. Vogliamo ricordare che in
Italia non si è verificato in tutti questi anni un uso strumentale
dell'asilo. I richiedenti asilo nel 2007 sono stati circa 14.000 ai
quali in quasi il 60% dei casi è stato riconosciuta formalmente la
necessità di protezione e quindi di avere un permesso di soggiorno o
come rifugiato o per motivi umanitari. Non si intravede, quindi,
alcuna necessità di restringere le libertà e le garanzie dei
richiedenti asilo. Non si affronta invece nel pacchetto sicurezza la
vera emergenza: quella per cui, ancora in questi ultimi mesi,
centinaia di cittadini stranieri sono annegati durante
l'attraversamento del Canale di Sicilia, ricordiamo - per inciso -
che la maggioranza di questi proveniva dalla Somalia, un paese
devastato da una guerra disastrosa che vede la presenza
contemporanea delle corti islamiche e dell'esercito etiope. La
maggioranza di questi, statistiche alla mano, erano rifugiati che
non potevano ottenere protezione in Libia o negli altri Paesi di
transito.
L'appello che vogliamo quindi rilanciare in occasione di questa
giornata è quello di non abbassare i diritti e le garanzie dei
rifugiati e di aprire urgentemente dei canali affinché possano
arrivare in Italia e in altri Paesi europei in modo regolare e
protetto, garantendo così la loro sicurezza e la loro vita.
Uno di questi canali sarebbe un programma di reinsediamento dei
rifugiati. Trasferire rifugiati che si trovano senza speranza e
senza tutela in un Paese di transito o di primissimo rifugio in
Italia, sulla base di una quota stabilita. Questo strumento
rappresenterebbe non solo una alternativa a quella di dover
affidarsi a trafficati di persone, ma anche un gesto di solidarietà
e di condivisione delle responsabilità con Paesi ben più poveri.
Voglio ricordare che ben il 25% di rifugiati nel mondo si trova in
Africa e il 20% in Pakistan e Iran, molti dei quali di religione
cristiana.
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