BANGLADESH

Forma di Governo: Repubblica popolare del Bangladesh
Capo di Stato e del governo: Shabuddin Ahmed
Capitale: Dhaka
Densità: 800 abitanti per Kmq
Popolazione: 129,5 milioni
Lingue ufficiali: Bangla, diffuso anche l’inglese
Religione: islamica con minoranze induiste, buddiste, cristiane e animiste
Gruppi etnici: bengali e bihari, karen e chakma in minoranza
Reddito pro capite: circa 380 dollari all’anno

Cenni storici

Con l’indipendenza dell’India e la divisione di musulmani ed induisti in due stati, il Bangladesh nel 1947 viene integrato al Pakistan come provincia orientale separata.
Negli anni che vanno dal 1948 al 1970 la politica accentratrice ed autoritaria del Pakistan, fa sorgere in Bangladesh numerose rivendicazioni, che dopo sanguinose repressioni da parte di Islamabad, sfociano in una vera e propria guerriglia. Il Partito della Awami League, guidato da Sheikh Mujibur Rahman, comincia una campagna a favore dell’indipendenza del Bangladesh, che sarà proclamato Repubblica con le elezioni del 1970. Ma il governo del Pakistan si rifiuta di riconoscere l’esito delle consultazioni elettorali. Soltanto con l’intervento militare dell’India, il 16 dicembre del 1971, verrà proclamata l’indipendenza dal Pakistan.
Nel 1972 entra in vigore la Costituzione. Tre anni dopo i militari con un colpo di Stato prendono il potere, mantenendolo fino al 1990. In questi anni la Costituzione subisce varie modificazioni: viene introdotta la legge islamica, nelle scuole diventa obbligatorio l’insegnamento del Corano e della lingua araba, viene imposta la legge marziale. Il ripristino del governo costituzionale avviene nel 1991nonostante i continui ed aspri scontri tra il governo di centro destra guidato dal partito nazionale ( BNP) e le opposizioni (in particolare la Lega Awami di ispirazione socialista e filo indiana ).
La premier Sheikh Hasina, eletta nel 1996 con la vittoria della lega Awami rimane in carica per tutto il mandato quinquennale. Nell’ottobre del 2001 torna al potere Khaleda Zia, vedova del generale assassinatoto, già eletta nel 1991 alla guida del centro-destra

Situazione attuale

Il governo in carica non riesce a far fronte alla corruzione dilagante all’interno del paese. In particolare i diritti delle minoranze Hindu, non vengono tutelati e le donne subiscono gravi discriminazioni e violenza di genere. Anche dopo le elezioni dell’ottobre 2001, vinte con una larga maggioranza dal Bangladesh Nationalist Party (BNP), la situazione non cambia: l’alleanza BNP continua ad attaccare la comunità Hindu, come faceva già prima delle elezioni, per impedire che la comunità di minoranza votasse per la lega Awami.
La reazione dopo le elezioni è dura e violenta. Il rapporto di Amnesty del dicembre 2001 riferisce, che le aree più colpite sono Barisal, Bhola, parte di Pirojpur, Khulna, Satkhira, Gopalganj Bagerhat, Jessore Commilla e Norsingdi dove le forze militari sono entrate nelle case degli Hindu, picchiando i membri della famiglia, distruggendo le case ed in qualche caso violentando le donne.
In virtù di queste discriminazioni, visto il clima di paura che si è venuto a creare i bambini non frequentano più le scuole. Bande armate continuano ad intimare agli Hindu con estrema violenza di lasciare le loro case.
Nel novembre 2001 Agency France Press, riporta la notizia della creazione da parte del governo del Bangladesh di una commissione presieduta dal segretario principale, primo ministro Khaleda Zia, per verificare le atrocità inflitte ai membri della comunità Hindu ed al loro esodo in India. Questa commissione avrebbe il compito di preparare un rapporto settimanale, ma sino ad ora non è stata diffusa alcuna notizia. Questa commissione tra l’altro non sembra essere così indipendente dal governo, poiché il ministro dell’Interno ha spesso un ruolo di supervisione sull’andamento dei lavori.

Situazione umanitaria

Più della metà dei bambini sono malnutriti, le donne sono vittime di discriminazione, di violenze e di stupri. Il governo non ha fatto passi significativi, e continua ad ignorare le numerose denunce di tortura. Più di 50 persone nel corso del 2001 sono morte in stato di detenzione e in base alle denunce, la causa risulta essere la tortura. Fra i metodi di violenza praticati: l’uso di tenaglie per schiacciare le unghie, lo shock elettrico, lo stupro e l’uso di tubicini inseriti nelle narici per poi far scorrere l’acqua per alcuni minuti. Nessuno dei partiti politici a capo dei governi sotto i quali la tortura è stata inflitta, ha risposto alla richiesta delle varie organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umani, di combattere tale pratica.
La pena di morte, ancora in vigore, ha portato alla condanna di decine di persone. Alla fine del 2000 sembra che più di 160 prigionieri si trovassero nel braccio della morte.
Il governo non ha portato in giudizio i responsabili delle violazioni dei dritti umani, avvenuti nel corso del conflitto armato durato dalla metà degli anni 70’ al 1997. Molti soprusi sono stati commessi proprio dal personale dell’esercito del Bangladesh nei confronti di appartenenti a gruppi tribali, compresa l’uccisione di almeno tre membri dell’etnia jumma e l’incendio di diverse abitazioni. Permangono i timori per i lunghi tempi di attuazione dell’accordo di pace firmato tra il governo ed i gruppi dissidenti.

Donne

Il Bangladesh, secondo l’ultimo rapporto dell’Fondo per la popolazione delle Nazioni Unite (Unfpa), è la nazione in cui si commette il più alto numero di violenze contro il sesso femminile. Tutti i rapporti delle organizzazioni umanitarie sono concordi nell’affermare che più del 60% delle donne sposate è vittima di maltrattamenti da parte del marito. Circa 20mila donne ogni anno vengono aggredite e sfregiate con l’acido solforico, mentre il 47% della popolazione femminile è vittima di stupri, omicidi e altre forme di violenza. Secondo un rapporto pubblicato da un’autorevole rivista britannica, The Lancet, negli ultimi due anni sarebbero decedute di morte violenta circa 30mila donne di età compresa tra i 10 ed i 50 anni: la metà per suicidio causato spesso da dispute, stupri, matrimoni forzati, il 5%per percosse, il 17% per “incidenti” domestici, il 28% per cause non chiarite.
Il Governo è intervenuto solo dopo forti proteste, ma non ha quasi mai preso posizioni nei confronti di coloro violenza contro le donne, spesso costrette a matrimoni precoci. Secondo un rapporto dell’Unicef del 2001, circa il 51% delle donne sotto i 18 anni sono sposate per volere delle loro famiglie. Le donne che hanno tentato di ribellarsi a tale situazione rischiano di essere punite o perfino uccise. Un’altra pratica diffusa è quella della “custodia di sicurezza” nei confronti di donne sposate contro la volontà dei loro familiari. I loro mariti risultano essere i loro rapitori e vengono quindi arrestati. Ma mentre questi ultimi sono rilasciati dietro cauzione, le donne restano in carcere per la “loro stessa sicurezza”, recluse per anni senza aver commesso nessun crimine.

Situazione dei rifugiati

Dal rapporto U.S. Committee for Refugees del 2001 emerge che alla fine del 2000 il Bangladesh ospitava circa 121.600 rifugiati. Di questi, secondo l’UNHCR 21.556 sono di etnia Rohingya. Circa 300mila Biharis, che si considerano cittadini del Pakistan, vivono in Bangladesh come rifugiati. La situazione di oltre 60mila Chakma ( la maggiore etnia proveniente dalle colline Chittagong) rifugiati all’interno del paese da molti anni, alla fine del 2000 rimane ancora irrisolta.