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LO SPETTACOLO
Al
centro di questa iniziativa c'è il teatro che, come
strumento con forte valenza terapeutica e simbolica,
è ambito privilegiato dei nostri Laboratori di
Riabilitazione Psicosociale a favore dei
rifugiati sopravvissuti a tortura. Negli scorsi anni
questa iniziativa si è sempre svolta in
significativi spazi pubblici romani, Piazza Farnese,
Mercati Traianei e Sant'Ivo alla Sapienza, e ha
visto la presenza di testimonial prestigiosi come
Peter Sellars, Alessio Boni, Cristina Comenici e
Daniele Formica.
Proprio le ragazze e i ragazzi coinvolti nel
progetto quest'anno porteranno in scena al Teatro
India, Roma, il prodotto del laboratorio
riabilitativo, all'interno del quale hanno lavorato
per sette mesi insieme a Nube Sandoval e Bernardo
Rey. La presenza in scena di questi testimoni è un
modo per rompere il complotto del silenzio e
invisibilità che da sempre circonda la tortura e le
sue vittime, e per ridare loro voce e legittimità.
Quest'anno il pezzo su cui stiamo lavorando è un
libero adattamento del racconto Casa occupata
di Cortázar.
Casa occupata
nasce da un incubo, come lo stesso Cortázar direbbe,
sul tema ricorrente dello spazio chiuso, lo spazio
labirintico, il non spazio, all’interno del quale si
manifesta la virtualità del fantastico. Il racconto
parla di una coppia benestante, proprietari di una
casa enorme, dove all’improvviso si sentono strani
rumori. Mossi da un timore senza proporzioni,
iniziano progressivamente a chiudere tutte le vie
d’acceso fino a ritrovarsi imprigionati dalle loro
stesse ossessioni. Chi sono gli eventuali occupanti?
quali sono i loro volti, le loro storie personali? e
quale spazio resta a chi non ha diritto allo spazio?
Sono state queste le domande che ci hanno portato
alla rilettura e rielaborazione del racconto in
termini teatrali, dove attraverso canti, narrazioni,
danze e video cerchiamo le possibile risposte.
Una
metafora che, partendo dalla descrizione delle paure
irrazionali, delle ansie primitive e dell'ostilità
nei confronti dell'altro, dello straniero, arriva a
esaminare poeticamente le forze distruttive insite
nell'uomo e le affronta per proporre implicitamente
di liberare uno spazio in cui sia possibile non
agire contro, negando gli impulsi generosi e
creativi che fanno parte anch'essi della natura
umana. E metafora al contempo della Fortezza
Europa, di quella chiusura dei nostri
confini che è divenuto aspetto centrale della
politica sulle migrazioni. Una politica che non vede
chi ha davanti, non guarda ai diritti, ma cerca
esclusivamente di allontanare. Di evitare ogni
contatto.
Cosa è
il Progetto VI.TO. – Accoglienza e Cura delle
Vittime di Tortura
Dal
1996 il CIR gestisce il Progetto VI.TO. –
Accoglienza e Cura delle Vittime di Tortura,
co-finanziato dalla Commissione Europea e dal Fondo
Volontario delle Nazioni Unite per le Vittime di
Tortura. Questo progetto partecipa alla rete che fa
capo all’IRCT – International Rehabilitation Centre
for Torture Victims (Copenhagen – Danimarca).
Questo
progetto, che attualmente ha in carico 560
utenti, prevede una pluralità di attività
dirette alla persona e mette in atto misure di
supporto integrato che vanno dalla protezione legale
all'orientamento e assistenza sociale, passando per
la cura medica e psicologica.
Aspetto qualificante del progetto sono i laboratori
di riabilitazione psicosociale, che costituiscono un
importante percorso terapeutico e di integrazione.
Tra i vari laboratori sviluppati (dal restauro
mobili, batik, tessitura alla musicoterapia), il
laboratorio teatrale si è dimostrato uno dei più
importanti strumenti riabilitativi. Offre
infatti un'esperienza ponte tra mondo esterno e
mondo interno, e permette ai rifugiati di compiere
un'importante crescita individuale in termini di
autonomia, autostima e capacità di rapporto con gli
altri (tutti elementi fortemente indeboliti
dalle esperienze di tortura subite).
Il
video dello spettacolo è stato realizzato da
Artigiani Digitali
www.artigiani-digitali.it |