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Speciale 26 giugno 2008
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 PROGETTO VI.TO.

Casa occupata

 

LO SPETTACOLO

Al centro di questa iniziativa c'è il teatro che, come strumento con forte valenza terapeutica e simbolica, è ambito privilegiato dei nostri Laboratori di Riabilitazione Psicosociale a favore dei rifugiati sopravvissuti a tortura. Negli scorsi anni questa iniziativa si è sempre svolta in significativi spazi pubblici romani, Piazza Farnese, Mercati Traianei e Sant'Ivo alla Sapienza, e ha visto la presenza di testimonial prestigiosi come Peter Sellars, Alessio Boni, Cristina Comenici e Daniele Formica. 

Proprio le ragazze e i ragazzi coinvolti nel progetto quest'anno porteranno in scena al Teatro India, Roma, il prodotto del laboratorio riabilitativo, all'interno del quale hanno lavorato per sette mesi insieme a Nube Sandoval e Bernardo Rey.  La presenza in scena di questi testimoni è un modo per rompere il complotto del silenzio e invisibilità che da sempre circonda la tortura e le sue vittime, e per ridare loro voce e legittimità. Quest'anno il pezzo su cui stiamo lavorando è un libero adattamento del racconto Casa occupata  di Cortázar.

Casa occupata nasce da un incubo, come lo stesso Cortázar direbbe, sul tema ricorrente dello spazio chiuso, lo spazio labirintico, il non spazio, all’interno del quale si manifesta la virtualità del fantastico. Il racconto parla di una coppia benestante, proprietari di una casa enorme, dove all’improvviso si sentono strani rumori. Mossi da un timore senza proporzioni, iniziano progressivamente a chiudere tutte le vie d’acceso fino a ritrovarsi imprigionati dalle loro stesse ossessioni. Chi sono gli eventuali occupanti? quali sono i loro volti, le loro storie personali? e quale spazio resta a chi non ha diritto allo spazio? Sono state queste le domande che ci hanno portato alla rilettura e rielaborazione del racconto in termini teatrali, dove attraverso canti, narrazioni, danze e video cerchiamo le possibile risposte.

Una metafora che, partendo dalla descrizione delle paure irrazionali, delle ansie primitive e dell'ostilità nei confronti dell'altro, dello straniero, arriva a esaminare poeticamente le forze distruttive insite nell'uomo e le affronta per proporre implicitamente di liberare uno spazio in cui sia possibile non agire contro, negando gli impulsi generosi e creativi che fanno parte anch'essi della natura umana. E metafora al contempo della Fortezza Europa, di quella chiusura dei nostri confini che è divenuto aspetto centrale della politica sulle migrazioni. Una politica che non vede chi ha davanti, non guarda ai diritti, ma cerca esclusivamente di allontanare. Di evitare ogni contatto.

Cosa è il Progetto VI.TO. – Accoglienza e Cura delle Vittime di Tortura

Dal 1996 il CIR gestisce il Progetto VI.TO. – Accoglienza e Cura delle Vittime di Tortura, co-finanziato dalla Commissione Europea e dal Fondo Volontario delle Nazioni Unite per le Vittime di Tortura. Questo progetto partecipa alla rete che fa capo all’IRCT – International Rehabilitation Centre for Torture Victims (Copenhagen – Danimarca).

Questo progetto, che attualmente ha in carico 560 utenti,  prevede una pluralità di attività dirette alla persona e mette in atto misure di supporto integrato che vanno dalla protezione legale all'orientamento e assistenza sociale, passando per la cura medica e psicologica. Aspetto qualificante del progetto sono i laboratori di riabilitazione psicosociale, che costituiscono un importante percorso terapeutico e di integrazione. Tra i vari laboratori sviluppati (dal restauro mobili, batik, tessitura alla musicoterapia), il laboratorio teatrale si è dimostrato uno dei più importanti strumenti riabilitativi. Offre infatti un'esperienza ponte tra mondo esterno e mondo interno, e permette ai rifugiati di compiere un'importante crescita individuale in termini di autonomia, autostima e capacità di rapporto con gli altri (tutti elementi fortemente indeboliti dalle esperienze di tortura subite).

 Il video dello spettacolo è stato realizzato da Artigiani Digitali www.artigiani-digitali.it