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UNIONE FORENSE PER LA TUTELA DEI DIRITTI UMANI: IL 22 GIUGNO UDIENZA DELLA CORTE DI STRASBURGO SU ‘CASO HIRSI E ALTRI CONTRO ITALIA’


 

21 giugno 2011- L’Unione forense per la tutela dei diritti umani in occasione della giornata mondiale del rifugiato richiama l’attenzione sull’udienza della Grande Camera della Corte europea di Strasburgo sul caso Hirsi e altri contro Italia del 22 giugno 2011.


 

“Il Governo italiano è stato chiamato a rispondere davanti alla Corte

europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo sui respingimenti collettivi di

migranti verso la Libia del 6 maggio 2009. Si tratta di un passaggio

decisivo verso il ristabilimento dei diritti fondamentali, in particolare

verso la protezione di individui sottoposti a espulsioni collettive verso

paesi in cui la loro sopravvivenza è a rischio” dichiara l’Avv. Anton Giulio

Lana, difensore dei 24 migranti e componente del direttivo dell’Unione

forense per la tutela dei diritti umani.


 

“Il caso ha suscitato l’interesse della comunità internazionale in

particolare sono intervenuti nel processo i rappresentanti dell’Alto

Commissariato per i Rifugiati (UNHCR) e dell’Alto Commissariato dei diritti

umani (UNOHCHR) delle Nazioni Unite”, continua l’Avv. Lana, “invece fra le

organizzazioni non governative sono intervenute: Human Rights Watch, Amnesty

International, la Fédération internationale des ligues des droits de l’

Homme e la Human Rights Law Clinic della Columbia University di New York”.

 

“I ricorrenti (11 somali e 13 eritrei), da noi rappresentati”, dichiarano

gli Avv.ti Anton Giulio Lana e Andrea Saccucci, “sono una parte delle circa

200 persone, tra cui bambini e donne incinte, intercettate il 6 maggio del

2009 dalle autorità italiane a 35 miglia a Sud di Lampedusa. Una volta

trasferiti sulle imbarcazioni italiane, sono stati riportati a Tripoli e

consegnati alle autorità libiche contro la loro volontà. Durante il viaggio

non è stata resa nota la destinazione né sono state acquisite informazioni

sulla loro identità o provenienza”.
 

“I ricorrenti sono vittime di una chiara violazione dell’art. 3 della

Convenzione che vieta il respingimento verso Stati in cui vi è il rischio di

subire torture o trattamenti inumani o degradanti. Una violazione già

accertata e sanzionata dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura

nel suo rapporto pubblicato ad aprile. Il respingimento dei ricorrenti è

inoltre contrario all'art. 4 del protocollo n. 4 alla Convenzione che vieta

le espulsioni collettive di stranieri”, continua l’Avv. Saccucci, “in quanto

è avvenuto senza alcuna considerazione per le situazioni specifiche dei

singoli ricorrenti e senza neppure identificarli. Nel complesso,

l’operazione di respingimento viola l'art. 13 della Convenzione che

garantisce il diritto ad un ricorso effettivo, essendo stato impedito ai

respinti di presentare una domanda di asilo o protezione internazionale.”
 

“In questo specifico caso il respingimento è avvenuto verso la Libia dove si

rischia di subire maltrattamenti nei centri di detenzione oppure il

rimpatrio verso il proprio paese d’origine senza potersi avvalere della

Convenzione di Ginevra di cui la Libia non è firmataria. Non ci si può

mostrare indifferenti nei confronti di questi eventi, bisogna finalmente

assumersi le responsabilità dei danni causati attraverso la cattiva gestione

dei controlli sull’immigrazione nel nostro Paese”, conclude l’Avv. Lana.
 

Ufficio Stampa UNIONE FORENSE PER LA TUTELA DEI DIRITTI UMANI.

Via Emilio de’ Cavalieri 11 – 00198 Roma

Tel. +39 06 8412940 (r.a.) – Fax +39 06 84085170–

E-mail: info@unionedirittiumani.it


 

Su questo caso leggi anche la nota dell’agenzia Redattore Sociale:


 

IMMIGRATI. RESPINGIMENTI, 22 GIUGNO ITALIA DAVANTI A CORTE EUROPEA

(RED.SOC.) ROMA - Mercoledi' prossimo, 22 giugno, approda alla

Corta europea dei diritti dell'uomo il caso dei 24 migranti

somali ed eritrei in viaggio dalla Libia che sono stati

intercettati in mare da parte delle autorita' italiane e

rispediti nella stessa Libia.

I ricorrenti sono undici cittadini somali e tredici eritrei. Essi

facevano parte di un gruppo di circa 200 persone che hanno

lasciato la Libia nel 2009 a bordo di tre barche verso l'Italia.

Tra di loro erano anche donne incinte e bambini. Il 6 maggio

2009, quando le barche erano 35 miglia a sud di Lampedusa, in

acque maltesi, sono stati intercettati dalla Guardia Costiera

italiana. I passeggeri sono stati trasferiti alle navi militari

italiane e riportati a Tripoli. I 24 migranti avevano anche

riferito che durante il viaggio le autorita' italiane non avevano

detto loro dove sarebbero state portate e che non era stata

controllata la loro identita'. Una volta a Tripoli, erano stati

consegnati alle autorita' libiche.

Il ricorso contro lo Stato italiano era stato presentato dagli

avvocati Anton Giulio Lana e Andrea Saccucci, membri del

direttivo dell'Unione forense per i diritti dell'uomo. Il

ricorso, rubricato con il n. 27765/09, e' stato promosso con

l'appoggio dell'Unione forense. In esso vengono individuati

numerosi motivi di censura riguardo alla condotta delle autorita'

italiane in occasione di tali respingimenti.

A parlarne e' lo stesso avvocato Lanna: "Nel ricorso noi

solleviamo diverse questioni, relative principalmente alla non

ottemperanza di quanto previsto negli articoli n.3 della

Convenzione per i diritti dell'uomo (divieto di tortura e di

maltrattamenti, ndr), art.4 del Protocollo 4 allegato alla

Convenzione europea dei diritti dell'uomo (divieto di espulsioni

collettive di stranieri, ndr) e art. 13 della Convenzione

(impossibilita' di effettuare ricorso, ndr)".

Un momento importante, come sottolinea lo stesso Lana: "Si

tratta di un caso di grande interesse a livello mondiale. Basti

pensare che tra i terzi intervenuti nella causa troviamo due

organi importanti dell'Onu come L'alto Commissariato per i

rifugiati e l'Alto Commissariato per i diritti umani. Ci sono poi

le piu' importanti organizzazioni non governative e associazioni,

fino ad arrivare alla Columbia University".

E continua: "Il ricorso, affidato dapprima a una Camera semplice,

e' stato attribuito per la decisione alla Grande Camera della

Corte europea, composta da ben 17 giudici. Sara' un momento

importante, perche' la decisione tocchera' le politiche

dell'immigrazione italiane e avra' ripercussioni sulle politiche

europee e sull'apertura o chiusura verso gli stranieri degli

stessi Stati membri. Se verra' bocciata questa politica italiana,

come mi auguro, ci saranno ripercussioni a livello europeo e

anche mondiale".

I tempi? "La decisione si avra' dopo l'estate. Ma siamo molto

fiduciosi". (da.iac) (www.redattoresociale.it)