STORIA DI UNA FAMIGLIA
AFGHANA
La
famiglia di S. ha lasciato l’Afghanistan dieci anni fa. Due fratelli
sono stati uccisi dai Talebani, mentre il sig. S. è stato ferito ad
una gamba e colpito violentemente in testa con il manico di una
pistola. A causa delle sue gravi condizioni, il sig. S. è stato poi
trasferito e ricoverato in Pakistan dove ha subito un’amputazione
alla gamba e un’operazione alla testa.
Dopo aver trascorso due anni in Pakistan sono scappati in Iran: il
sig. S., la moglie incinta, un figlio e il fratello di lei che aveva
7 anni. Poiché non potevano ottenere i documenti necessari per
rimanere in Iran, hanno poi deciso di lasciare l’Iran e di
raggiungere la Svizzera, ma dopo 4 mesi sono stati mandati in
Italia, poiché vi erano passati precedentemente. In Italia hanno
chiesto asilo nel febbraio 2009. Dopo pochissimi giorni, sono stati
trasferiti al CARA di Gradisca di’Isonzo.
Ma
dal momento che ancora prima erano passati per la Grecia, sulla base
del Regolamento Dublino, dovevano essere trasferiti in Grecia.
Il
CIR , nel maggio 2009, manda all’unità Dublino la richiesta di presa
in carico da parte dello stato italiano della famiglia, a causa di
impossibilità di trasferimento, visto che il capofamiglia aveva
l’arto desto amputato e la signora era in stato di gravidanza alla
22 settimana. Pochi giorni dopo, l’Unità Dublino ci informa che la
richiesta di riesame è stata accolta e il giorno dopo con una
decisione dell’Unità Dublino viene annullata la decisione
precedente.
I
signori S. hanno 6 figli, di cui l’ultimo è nato in Italia lo scorso
settembre; i due figli più grandi, insieme al fratello di lei (ora
diciannovenne), sono rimasti per lungo tempo in Grecia, dal momento
che durante il viaggio il passeur li aveva separati.
A
fine gennaio 2010, a seguito della procedura di ricongiungimento
familiare in accordo con il Regolamento Dublino, sono arrivati in
Italia. Visto il lungo tempo di attesa dell’arrivo dei figli, il CIR
si è messo in contatto con l’Ufficio UNHCR a Roma esprimendo le sue
preoccupazioni riguardo il ritardo del trasferimento di due figli
minori di 10 e 8 anni. Il caso è stato quindi subito segnalato
all’ufficio UNHCR di Atene. Quest’ultimo ha informato l’ufficio
dell’UNHCR di Roma sulla data di arrivo, e cioè fine gennaio 2010. A
quel punto, l’ufficio CIR di Gorizia si è messo in contatto con
l’ufficio informazioni per i richiedenti asilo presso l’aeroporto di
Malpensa e con l’ufficio di polizia di frontiera. Con la
collaborazione di tutti questi soggetti, incluso la Connecting
People, la cooperativa che gestisce il CARA di Gradisca d’Isonzo, i
minori (insieme allo zio) sono arrivati il giorno stesso al CARA,
raggiungendo così il resto della famiglia.
Hanno ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato dalla
Commissione Territoriale con notifica della decisione lo scorso
luglio. Dopo un anno di permanenza al CARA di Gradisca d’Isonzo, la
famiglia è stata trasferita da poche settimane a Riace, nell’ambito
del progetto SPRAR.
Storia raccolta nel marzo 2010 da Manushaqe Zefi, Elisabetta
Valentini e Sima Khadami, CIR Gorizia