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Profughi dal Nord
Africa. Ma come è finita l’emergenza?
L’impegno del CIR in 4
regioni
21 novembre 2011- Sono passati molti mesi da quando dalla Tunisia e
dalla Libia in guerra sono arrivati migliaia di profughi sulle
nostre coste. Si è gridato all’emergenza, prime pagine dei giornali
e servizi in tutti nei Tg, un interesse che lentamente si è spento.
E i “profughi” scomparsi. Su tutto il territorio nazionale sono
state trasferite 22.216 persone, che sono attualmente ospitate in
situazioni temporanee di accoglienza.
Il CIR continua però a preoccuparci 2 aspetti: le decisioni che
stanno prendendo le Commissioni per il Riconoscimento della
Protezione Internazionale e il livello di accoglienza che viene
garantito nei centri temporanei.
1-Abbiamo sollevato la prima questione ormai da diversi mesi. Molti
dei profughi provenienti dalla Libia erano migranti economici che si
trovavano in quel paese per lavorare. Magari da anni, con un
percorso di integrazione ben avviato e per i quali la guerra ha
rappresentato un violento sradicamento, ma che spesso non hanno un
profilo di protezione internazionale. E il CIR torna a chiedere
con forza che venga loro riconosciuto una protezione di tipo
umanitario, o una protezione temporanea. Per permettere
di ritornare in Libia non appena il processo di transizione sarà
definitivo. Questa posizione nasce anche da una valutazione
politica: la difficoltà che può nascere da un numero elevatissimo
di dinieghi di richiedenti asilo su tutto il territorio nazionale.
Da una parte crediamo non debba essere utilizzata la via del ricorso
quando non sussistono profili di persecuzione. D’altra parte
sappiamo che trovarsi con migliaia di persone che diventano
“irregolari” da un giorno all’altro non è sostenibile: per le
persone e per il sistema paese in generale. Concedere una protezione
umanitaria è la via migliore per i migranti e per l’Italia.
2- Per quanto riguarda invece il livello di accoglienza garantito,
ci preoccupa molto la disomogeneità nelle varie regioni. Dalle buone
pratiche che abbiamo visto in Puglia, dove la Regione ha concertato
con le associazioni quale protocollo di convenzione applicare, alle
denunce che provengono da alcune aree. Pensiamo, ad esempio, agli
episodi riportati dalla stampa su Napoli e su Pieve Fosciana. Come
CIR crediamo che la qualità dei servizi forniti sia di centrale e
ineludibile importanza.
Per questo motivo siamo
impegnati in servizi di assistenza socio-legale in Lombardia: a
Fagnano Olona (Monza e Brianza) dove assistiamo 5 persone e a Vimercate
(Milano), dove ne assistiamo 71; in Veneto: dove a Verona
assistiamo 20 richiedenti asilo; nelle Marche: dove ad Ancona
seguiamo 86 persone ed in Puglia: dove ad Andrano (Lecce) diamo
assistenza legale a 63 persone; inoltre a Carovigno (Brindisi)
forniamo assistenza legale e supporto per categorie vulnerabili a 99
persone.
Per ricordarsi che l’emergenza, a volte, non è quella che viene
comunicata. Ma che spesso inizia proprio quando le luci dei
riflettori si spengono.
(a cura di Valeria Carlini, CIR)
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