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CIR/RIFUGIATI ERITREI NEL SINAI:
INTERVENIRE SUBITO PER EVITARE UNA STRAGE
Si fa sempre più drammatica la
condizione dei profughi Eritrei sequestrati nel Sinai.Tre di loro
sono stati uccisi perché non hanno pagato il riscatto richiesto dai
trafficanti di uomini che da più di un mese li tengono segregati nel
deserto. I rifugiati sono sequestrati in condizioni disumane,
incatenati come schiavi, maltrattati e marchiati a fuoco,
intrappolati al confine tra Egitto e Israele. Hanno pagato 2.000
dollari per la traversata, ma ora i trafficanti gliene chiedono
8.000 per liberarli. Questa è la terribile denuncia arrivata
all’Agenzia Habeshia da alcuni parenti in regolare contatto con gli
ostaggi.
“Chiaramente non c’è più un
minuto da perdere.” dichiara Christopher Hein direttore del CIR –
Consiglio italiano per i rifugiati “La Comunità internazionale e
l’Egitto non possono stare a guardare mentre si sta compiendo una
strage. Devono intervenire subito”.
Il Consiglio Italiano per i
Rifugiati ha lanciato un appello al Consiglio Nazionale Egiziano per
i Diritti Umani, presieduto da Boutros Boutros Ghali, e al Delegato
dell’UNHCR in Egitto, Dayri Mohamed, affinché si interessino
immediatamente alla condizione di questi profughi e facciano tutte
le azioni in loro potere per risolvere questa drammatica situazione.
“Stiamo assistendo a una delle
tante terribili conseguenze della chiusura delle frontiere e della
politica dei respingimenti indiscriminati. I rifugiati continuano a
esistere, anche se arrivano molto meno nel nostro Paese. Stanno
studiando nuove vie di fuga per raggiungere l’Europa, sempre più
pericolose: dalla Libia verso l’Egitto e li a risalire i Paesi del
Mediterraneo. Notizie allarmanti parlano di 600 profughi provenienti
dal Corno d’Africa che si trovano nel deserto del Sinai. Uno dei
confini più pericolosi al mondo. Questo nuovo scenario ci preoccupa
davvero molto” continua Christopher Hein. “Oggi al parlamento
Europeo ci sarà un’audizione in cui verrà discussa la condizione dei
rifugiati Eritrei. Ci aspettiamo delle risposte umanitarie per
garantirne la protezione. Risposte che non possono più essere
rimandate”.
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