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ENNESIMA TRAGEDIA IN MARE: PERCHE’ NON E’ STATA EVITATA?

 

Il Consiglio Italiano per i Rifugiati esprime profondo dolore per una delle più gravi tragedie del mare degli ultimi anni che ha visto scomparire tra le onde, se le stime verranno confermate, 150 persone (ma alcune fonti parlano di 300 migranti).  Dolore che si unisce però a una profonda preoccupazione e anche incredulità. 

“Ora mi chiedo, come è stato possibile che in un mare presidiato da flotte internazionali e completamente militarizzato non si sia potuta evitare una tragedia di tali proporzioni, intervenendo tempestivamente a soccorso di quei profughi?” dichiara Savino Pezzotta presidente del CIR. “Quello che deve ora essere accertato è se ci sono state delle violazioni del diritto del mare che, dobbiamo ricordare, obbliga a soccorrere quanti si trovano in condizioni di rischio. E se queste violazioni saranno accertate dovranno anche essere verificate le responsabilità.”

In questo momento crediamo però sia necessario fare un passaggio ulteriore cercando di capire cosa fare per evitare tali tragedie. Non deve essere dimenticato che alla Comunità internazionale da molto tempo era ormai nota la  presenza di circa 5mila rifugiati sub-sahariani in Libia. Già il 28 febbraio il CIR aveva lanciato un appello al governo italiano, alla Commissione Europea e a tutti gli Stati membri per la loro evacuazione umanitaria, una soluzione che permettesse loro di arrivare negli Stati europei attraverso operazioni di soccorso. A questo appello, poi ripetuto anche insieme  all’ECRE (European Council on Refugees and Exiles) dall’inizio delle rivolte in Libia numerose volte sia a livello italiano che comunitario - anche in un incontro diretto con la Commissaria  Malmström, le risposte sono state pochissime. Solo l’Italia s è mossa permettendo l’accesso protetto a circa 115 rifugiati sub-sahariani provenienti dalla Libia. Da parte dell’Europa e degli altri Stati membri il silenzio più assordante.  

“Ormai è chiaro, per evitare che i rifugiati continuino a mettere a rischio la loro vita per arrivare in Europa dobbiamo dare loro delle alternative di ingresso protetto” dichiara Christopher Hein direttore del CIR “Altrimenti l’unica alternativa che offriremo loro è quella di attraversare un mare che continua a inghiottire vite. E non credo che questa sia una posizione più sostenibile per paesi democratici e civili”.