Rimpatri, in vigore il
decreto legge. Circolare del Ministero dell’Interno.
24 giugno
2011- Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, entra in vigore
oggi il decreto-legge 23 giugno 2011, n. 89, che reca disposizioni
urgenti per il completamento dell'attuazione della direttiva
2004/38/CE sulla libera circolazione dei cittadini comunitari e per
il recepimento della direttiva 2008/115/CE sul rimpatrio dei
cittadini di Paesi terzi irregolari. Sulle nuove disposizioni, una
Circolare del ministro dell'Interno fornisce le prime indicazioni
operative.
Di seguito la posizione del CIR
sul decreto.
CIR:
DECRETO IMMIGRAZIONE PUNITIVO E INEFFICACE
Il CIR considera che nessuno
degli aspetti menzionati nella scheda del Decreto legge in materia
di immigrazione deliberato dal Consiglio dei Ministri il 16 giugno
2011 abbia le caratteristiche di straordinaria necessità e urgenza.
Pertanto il provvedimento, semmai fosse formalizzato, sarebbe in
contrasto con l’articolo 77 della Costituzione e con le norme della
legge 400 del 1998 che limitano la facoltà del governo di emanare
decreti legge esclusivamente per circostanze che richiedono
necessariamente interventi di urgenza.
Inoltre, il prolungamento del
trattenimento nei CIE dagli attuali 6 mesi ai 18 mesi rappresenta
più una misura punitiva nei confronti dei cittadini stranieri
irregolarmente presenti che una misura per rendere efficace
l’espulsione. Già l’aumento da 2 a 6 mesi del trattenimento
stabilito nel pacchetto sicurezza nel 2008 non ha, secondo le
statistiche del Ministero dell’Interno, portato a una maggiore
efficacia delle misure di allontanamento.
La direttiva comunitaria sul
ritorno prevede il trattenimento sino a 18 mesi solo in casi estremi
e, comunque, tale direttiva fin qui non è stata recepita
dall’Italia.
Il CIR vuole ricordare che
anche i richiedenti asilo possono essere trattenuti nei CIE e quindi
secondo la decisione del Consiglio dei Ministri essere rinchiusi
fino a 1 anno e ½ senza aver commesso alcun reato.
Il CIR richiede al governo di
rivedere integralmente la scheda del decreto legge e di procedere
finalmente a una vera e giusta applicazione della direttiva
comunitaria sul ritorno per la quale il governo è già 6 mesi in
ritardo.
Tale ritardo certamente non può
motivare adesso un provvedimento d’urgenza e straordinaria
necessità.