Documento Conclusivo I Conferenza Nazionale Asilo
di Christopher Hein
Questa Conferenza ha visto la partecipazione del mondo politico
europeo ed italiano, delle istituzioni internazionali, degli Enti
Locali, della Pubblica Amministrazione, delle Forze dell’Ordine, dei
sindacati e dell’imprenditoria, di esponenti del mondo della
cultura, delle chiese, del giornalismo, degli enti per la difesa dei
diritti umani, delle associazioni, del mondo accademico e non per
ultimo dei rifugiati e di esponenti delle loro comunità.
Forse per la prima volta in Italia, il tema dell’asilo e dei
rifugiati è stato discusso da un numero così vasto e variegato di
esponenti del mondo politico e della società civile. Diamo atto del
fatto – da noi auspicato – che i mass media, ancora prima della
chiusura dei lavori, hanno dato ampio eco all’iniziativa.
Il punto di partenza della nostra conferenza è stato l’asilo come
valore, come principio, come espressione di umanità, generosità e
solidarietà con chi non trova protezione nel proprio paese.
Derivando dallo ius naturalis, il diritto d’asilo è entrato nei
principi costituzionali della prima Repubblica Francese del 1792 ed
è stato consacrato nella Costituzione italiana, tra i principi
fondamentali. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948
ha incorporato il diritto di asilo tra i diritti inalienabili della
persona umana. Il Trattato per la Costituzione europea garantisce il
diritto d’asilo tra le libertà fondamentali, nel rispetto delle
norme stabilite della Convenzione di Ginevra del 1951 sullo status
di rifugiato.
La comunità internazionale, la comunità dei popoli d’Europa e la
nazione italiana hanno voluto collocare il diritto di asilo tra i
principi etici e giuridici di più alto rango.
Purtroppo negli ultimi tempi la prassi degli Stati si è messa in
contrasto con le solenni enunciazioni contenute in convenzioni,
trattati e costituzioni.
L’analisi di tale divario è stata alla base di questa Conferenza.
E comunque l’Italia ha accolto, anche se solo in modo temporaneo,
più di 220.000 rifugiati dalla fine della II Guerra Mondiale fino al
1990. La stragrande maggioranza di essi sono poi stati trasferiti in
paesi oltreoceano sulla base di programmi di reinsediamento. In
mancanza di una legge attuativa del dettato costituzionale e sulla
base della limitazione geografica posta all’applicazione della
Convenzione di Ginevra, durante quegli anni solo rifugiati di
origine europea potevano chiedere asilo allo Stato italiano.
Solo durante gli ultimi 15 anni, l’Italia ha cominciato ad essere un
paese di asilo più permanente, senza discriminazione relativamente
all’origine geografica dei rifugiati. In questo periodo, l’Italia ha
accolto un numero di rifugiati e richiedenti asilo all’incirca
uguale a quello dei quattro decenni precedenti, ovvero 220.000. La
parte più consistente di questo numero è stata rappresentata da
persone provenienti dai Balcani. Molte migliaia di rifugiati hanno
comunque continuato a transitare attraverso l’Italia per raggiungere
altri paesi europei, non più sulla base di programmi di
reinsediamento, bensì spontaneamente ed irregolarmente, spinti dal
desiderio e dalla necessità di raggiungere familiari o comunità in
altri paesi, ma anche con la speranza di trovare migliori condizioni
di accoglienza e di integrazione.
La nostra conferenza ha cercato di trovare delle risposte alla
domanda sul perché risulti così difficile approvare una legge
organica sull’asilo e la protezione umanitaria, dando piena
applicazione alla Costituzione.
Nelle ultime due legislature, negli ultimi 8 anni, il Parlamento si
è interessato alla materia senza concludere l’iter legislativo.
Una spiegazione può forse risiedere nel dibattito politico quanto
nell’opinione pubblica la crescente tendenza a limitare la presenza
dei rifugiati in Italia ha coinvolto anche i richiedenti asilo,
sovrapponendo i confini tra il diritto d’asilo e il controllo delle
migrazioni in particolare di quelle irregolari.
In questo documento conclusivo vogliamo ribadire con forza che il
diritto d’asilo, da una parte, ed il controllo delle migrazioni
dall’altro obbediscono a logiche diverse.
E’ stata anche proposta la nozione di dovere d’asilo, l’asilo come
un dovere umano.
La Conferenza ha analizzato il contesto internazionale nel quale si
manifesta oggi la situazione dei rifugiati. L’armonizzazione delle
politiche di asilo e di immigrazione nell’Unione Europea ha concluso
la sua prima fase, attraverso alcune misure legislative che
definiscono le condizioni minime da implementare in tutti gli Stati
membri. Molte voci lamentano il basso livello di tali condizioni e
garanzie, nonché la vasta gamma di deroghe e di discrezionalità
lasciata ai singoli Stati. La seconda fase, oltre a vedere l’attuale
processo di integrazione della legislazione comunitaria in quella
dei 25 Stati membri, dovrà dare vita ad un Sistema Comune europeo di
asilo entro il 2010, nonché ad una cooperazione rafforzata con i
paesi di transito, di prima accoglienza e anche di provenienza di
rifugiati e richiedenti asilo fuori dall’Unione. In questa
prospettiva appare quanto mai importante la definizione dei valori e
dei principi che devono guidare l’evoluzione della politica europea.
Alla crescente difficoltà di cittadini di paesi terzi di
attraversare le frontiere dell’Unione deve essere contrapposta una
politica di accesso regolare almeno per coloro che chiedono asilo in
Europa.
L’Italia è da anni esposta all’arrivo, via mare, di decine di
migliaia di cittadini stranieri, che intraprendono questo viaggio
affrontando rischi estremi, tra loro si trovano molti rifugiati la
cui situazione non viene esaminata con equanimità. Il nostro paese è
particolarmente interessato a sviluppare insieme a partners europei,
modelli di arrivo regolare e protetto.
La Conferenza ha espresso un forte appoggio a programmi europei e
nazionali di reinsediamento di rifugiati, da realizzare, su scala
significativa, in cooperazione con l’UNHCR, nonché con gli enti
internazionali e nazionali di tutela.
Deve essere inoltre contemplata la possibilità di richiedere
protezione agli altri Stati europei dall’estero, presso le
rappresentanze diplomatiche o nuove strutture da costituire
appositamente.
Si è aperto il dibattito su una nuova politica che superi tanto gli
egoismi nazionali quanto l’euro-centrismo, che sia cosciente che lo
spazio di libertà, giustizia e sicurezza non può più essere
realizzato in isolamento dal resto del mondo e che i muri, ovunque
siano, o vengano eretti, rappresentano oggi un anacronismo.
In Italia come in Europa abbiamo bisogno di un’altra politica, in
grado di cogliere le sfide della globalizzazione, con le sue
contraddizioni di ricchezza e povertà, sviluppo e sottosviluppo,
benessere e miseria, stabilità e disfacimento di interi Stati. I
rifugiati sono una triste espressione di tali contraddizioni e sono
le vittime della violazione dei più elementari diritti umani.
E’ stato ricordato che il periodo successivo alla II Guerra
Mondiale, quando i Governi e i politici hanno concordato le regole
per la ricostruzione degli Stati europei, non è stato certamente un
periodo più facile, con meno sfide, rispetto ad oggi.
Non si deve dimenticare che l’asilo è uno strumento reciproco, non
certamente nel senso giuridico, ma nel senso storico – politico.
Almeno 14 degli attuali 25 paesi membri dell’Unione Europea sono
stati paesi dai quali centinaia di migliaia di cittadini hanno
dovuto fuggire a causa di persecuzioni politiche negli ultimi 70
anni, e l’Italia è uno di questi. Anche i loro cittadini hanno
trovato asilo in altri paesi.
La Conferenza ha poi affrontato, specie nei gruppi di lavoro,
aspetti concreti collegati alla protezione legale e sociale dei
rifugiati e alla percezione pubblica del loro arrivo e della loro
presenza.
Una futura legge organica sull’asilo deve contenere alcuni aspetti
fondamentali:
Primo: le modalità di accesso regolare, legale e protetto al
territorio e alla procedura di asilo di chi ha concreta necessità di
ottenere la protezione effettiva che non trova né nel paese di
origine, né in paesi terzi, inclusa la predisposizione di un
programma generoso e significativo di reinsediamento.
Secondo: istituire una procedura equa e veloce per il riconoscimento
del diritto di asilo che garantisca la distinzione tra chi è un
rifugiato e chi non lo è, e che contempli tutte le misure non
repressive e comunque efficaci per evitare la strumentalizzazione
dell’istituto dell’asilo.
In ogni caso deve essere garantita una seconda istanza di
valutazione, anch’essa equa e veloce, nel corso della quale il
richiedente possa rimanere nel territorio in attesa dell’esito.
Terzo: un sistema di accoglienza qualificata, che non abbia
caratteristiche di detenzione e che comunque possa garantire la
reperibilità del richiedente. In tale sistema, un ruolo preminente
devono avere gli enti locali e gli enti non governativi di tutela e
di assistenza.
Quarto: il recepimento della definizione di asilo dell’Art. 10 della
Costituzione in modo compatibile con la normativa europea ed
internazionale.
Quinto: un sistema di appoggio al percorso di integrazione dei
rifugiati che veda il coinvolgimento delle regioni, degli enti
locali e della società civile. L’unità della famiglia, l’accesso al
mercato del lavoro e l’accesso all’alloggio devono essere favoriti
dallo Stato e rappresentare punti cardine di una politica che
consideri sempre più la presenza di rifugiati come una risorsa. Il
nascente coordinamento delle Regioni del mezzogiorno, oltre all’ANCI
e all’Unione delle Provincie Italiane, dovrebbe essere considerato
come punto di riferimento per istituire programmi sostenibili di
integrazione.
La previsione di un iter di appoggio alla riabilitazione per le
vittime di tortura e altri gruppi di rifugiati particolarmente
vulnerabili, con risorse messe a disposizione dallo Stato.
Tutto ciò non sarà realizzabile senza un cambiamento radicale della
mentalità, dell’approccio, della consapevolezza di una
responsabilità condivisa. Il gruppo di lavoro sulla Comunicazione e
Sensibilizzazione ha dato delle indicazioni di fondamentale
importanza. E’ stato sottolineata la relazione dialettica tra
opinione politica e opinione pubblica, fortemente influenzata dai
mass media. Anche i giornalisti sono rivestiti di grande
responsabilità. La loro selezione delle notizie, il loro modo di
presentare al pubblico la grande emergenza e le piccole storie
quotidiane, il loro linguaggio, la loro capacità di collegare le
notizie sui paesi di origine dei rifugiati con le notizie sulla
presenza, qui tra noi, di cittadini proprio di quei paesi – tutto
ciò è decisivo per accrescere la consapevolezza dell’opinione
pubblica sul fatto che ciò che succede nel mondo riguarda noi
direttamente, qui, la nostra convivenza con lo straniero che cerca
un posto sicuro, un paese di asilo.
Questa conferenza ha voluto contribuire alla ricerca di una strada
nuova, per noi, per l’Italia, per l’Europa.
L’Italia è conosciuta nel mondo per le sue bellezze naturali, per la
sua arte presente e passata, per il suo cinema e la sua letteratura
di avanguardia, per la sua “leggerezza dell’essere” – noi vogliamo
che l’Italia sia conosciuta, in Europa e nel mondo, anche per la
generosità, la sua solidarietà con chi è costretto a fuggire, per la
sua politica di asilo, per il suo sistema di accoglienza, per la sua
capacità di superare il trauma di essere stata, per 150 anni, un
paese di emigrazione. E anche per il suo orientamento verso un
futuro fondato concretamente sui valori espressi nella sua
costituzione repubblicana, sull’apertura verso chi arriva, qui,
cercando disperatamente un rifugio, cercando asilo.