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Progetto “Exploring new forms of access to
asylum procedures”(ET – Entering the Territory),
co-finanziato dalla Commissione Europea, nell’ambito del
Fondo Europeo per i Rifugiati 2009 – Community Actions
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Progetto Europeo: “ET – Entering the Territory”
Lo
scorso 14 luglio si è svolto a Milano, presso la sede del partner di
progetto ISMU, il kick off meeting del Progetto “Exploring
new forms of access to asylum procedures”(ET – Entering the
Territory), co-finanziato dalla Commissione Europea,
nell’ambito del Fondo Europeo per i Rifugiati 2009 – Community
Actions, di cui il CIR è capofila.
Oltre al Direttore del CIR e ai coordinatori del progetto per il
CIR, all’incontro hanno preso parte i focal point delle
organizzazioni partner: l’European Council for Refugees and Exiles -
ECRE; l’Action for Equality, Support, Antiracism - KISA (Cipro); il
Greek Council for Refugees – GCR (Grecia); l’Associazione Culturale
Acuarinto – Agrigento; la Fondazione per le Iniziative e lo Studio
sulla Multietnicità - I.S.MU; la Fondazione People for Change – PFC
(Malta); la Comisión Española de Ayuda al Refugiado - CEAR (Spagna),
nonché esperti provenienti da Svizzera, Danimarca e Olanda.
Un
rappresentante dell’UNHCR – Bureau per l’Europa - ha preso parte
all’incontro in veste di valutatore esterno e ha partecipato al
dibattito sulle forme di ingresso regolare nell’Unione Europea di
persone che necessitano di protezione internazionale. Con l’avvio
del Progetto ET, il CIR inaugura la collaborazione con le due
organizzazioni sopramenzionate provenienti rispettivamente da Cipro
e Malta, Paesi di recente ingresso nell’Unione Europea ma che, per
la loro posizione geografica, rivestono un ruolo di fondamentale
importanza nel sistema comune d’asilo europeo.
Il
progetto ET si propone di:
·
dare forma al dibattito sul tema dell’entrata ordinata
nell’Unione Europea delle persone che necessitano di protezione
internazionale, raccogliendo le esperienze realizzate a livello
europeo dai diversi Stati Membri;
·
stimolare il dibattito a livello nazionale ed europeo sulle
procedure di entrata protetta delle persone che necessitano di
protezione internazionale e sui mezzi alternativi di accesso alle
procedure di asilo;
·
raccogliere le opinioni dei vari stakeholder e policy maker sui
pro e contro delle misure di entrata protetta dei richiedenti asilo
e dei mezzi alternativi di accesso alle procedure di protezione
internazionale e misurare il consenso esistente a livello nazionale
ed europeo sul tema;
·
sensibilizzare l’opinione pubblica sulle difficoltà che
incontrano le persone che vogliono fare richiesta di protezione
internazionale e cercare soluzioni condivise al riguardo.
La materia è alquanto complessa; se “gli addetti ai lavori”, sono
generalmente concordi nel promuovere il ricorso allo strumento di
protezione del reinsediamento, rispetto ai cosiddetti “PEP”
(dall’inglese “protected entry procedures”), il consenso non
è altrettanto unanime.
Ma cosa sono i PEP con esattezza? Con questo termine si intendono
tutti i meccanismi che consentono di individuare, di
selezionare le persone per le quali prevedere un ingresso
protetto in uno Stato membro prima del loro riconoscimento
come rifugiati (per questo una definizione migliore potrebbe forse
essere “Advanced start of Asylum Procedures”).
Queste “procedure” non sono del tutto nuove. Durante la seconda
guerra mondiale, centinaia di persone a rischio di persecuzione da
parte del regime nazista hanno potuto salvare le proprie vite
facendo domanda d’asilo presso le ambasciate di Stati quali Messico,
Stati Uniti, Regno Unito.
Lo strumento ha talune assonanze con “l’asilo diplomatico”, che è
la protezione concessa all’interno dei locali di un'ambasciata
estera, ma è sicuramente qualcosa di più. E’ un diritto
soggettivo della persona, indipendente dalle quote di entrata
protetta che uno Stato può stabilire e forse per questo i Governi
sono in molti casi restii a introdurlo nei propri ordinamenti.
Le
diffidenze nei confronti dei PEP sono diffuse anche fra le
organizzazioni che si occupano di rifugiati sia a livello nazionale
che europeo. Da parte di questi soggetti vi è infatti la convinzione
che i diritti dei richiedenti asilo e le obbligazioni in capo agli
Stati possano essere meglio rispettati se la persona si trova
all’interno dello Stato nel quale presenta domanda d’asilo. E
ancora, quella della selezione delle persone alle quali riconoscere
un diritto ad entrare legalmente nel territorio di uno Stato per
presentare domanda d’asilo sarebbe una procedura troppo
discrezionale e molte persone potrebbero esserne escluse in modo
arbitrario.
Per quanto i partner del Progetto ET abbiano ben presenti tali
possibili “distorsioni” e lacune dei PEP, nella riunione di Milano
questi hanno sottolineato le enormi difficoltà che i richiedenti
asilo incontrano cercando di raggiungere l’Europa. Il riferimento
non è soltanto alle condizioni spesso drammatiche del viaggio, ma
anche al trattamento ricevuto nei paesi di transito.
Purtroppo, a differenza di quanto avveniva negli anni ‘80, soltanto
una percentuale molto bassa di richiedenti asilo giunge legalmente
nel territorio dell’Unione europea, mentre circa il 90% vi arriva in
modo illegale.
Come ha sottolineato il Direttore del CIR, gli strumenti
internazionali non offrono reali soluzioni al problema. La questione
dell’accesso è infatti trattata in termini “negativi” ed anche il
principale strumento internazionale in materia, la Convenzione di
Ginevra, disciplina soltanto l’obbligo di non respingimento.
La
vera sfida per gli Stati è piuttosto quella di capire che cosa
deve essere fatto per cambiare questa situazione.
Perché ciò sia possibile, i partner del progetto hanno deciso di
seguire una metodologia “scientifica”. Innanzitutto, prima di
avanzare alcuna proposta, i partner cercheranno di delineare un
quadro della situazione come attualmente esistente, sia attraverso
un lavoro di “desk research”, che per mezzo di specifici questionari
e visite presso le ambasciate extraeuropee dei Paesi che hanno
sperimentato procedure di entrata protetta. Ciascuna organizzazione
partner, ad eccezione dei due partner associati in Svizzera e
Danimarca, organizzerà nel proprio paese un workshop specifico
sull’argomento, mentre una conferenza a livello europeo sarà
organizzata dall’ECRE a Bruxelles.
A queste seguiranno attività di promozione e sensibilizzazione sulla
tematica, con la speranza che possa giungersi, a fine progetto, alla
formulazione di una proposta concreta che possa facilitare l’accesso
alle procedure d’asilo all’interno degli stati Membri.
Il progetto può apparire ambizioso e i partner non hanno ancora ben
chiaro a quale risultato potranno pervenire.
Di fatto, però, come ha sottolineato il Direttore del CIR, l’esempio
della protezione sussidiaria, forma di protezione complementare per
la cui formulazione il CIR stesso ha condotto una battaglia
lunghissima, dimostra come sia più facile ottenere dei risultati
quando il dibattito sia allargato a livello europeo, piuttosto che
relegato a livello di stati membri, dove le ragioni politiche
prendono spesso il sopravvento sugli stessi obblighi internazionali
in materia di diritti umani.
Al
di là di ogni barriera all’ingresso che i Governi tenteranno di
innalzare, comunque sia, le persone continueranno ad arrivare, con
nuovi mezzi, per nuove vie.
E’
quindi un gesto di umanità permettere che questo ingresso avvenga in
condizioni di sicurezza e nel rispetto della dignità della persona.
(a
cura di Martina Socci e Maria de Donato, CIR)
News
Bruxelles. Convegno
ECRE-CIR su 'L'accesso alla protezione in Europa'
14 settembre 2011-
L'ECRE e il CIR organizzano il prossimo 19 settembre a
Bruxelles il Convegno "Exploring Avenues for Protected Entry in
Europe". Rappresentanti del Parlamento europeo, della
Commissione europea, dell'UNHCR e della società civile discuteranno
sulle nuove possibilità di accesso protetto dei richiedenti asilo
verso l'Europa. Per il CIR parteciperanno il Direttore Christopher
Hein e la responsabile della sezione legale Maria de Donato. Chiude
i lavori il Commissario europeo per gli Affari Interni Cecilia
Malmström.
Agenda in allegato
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