ETIOPIA
| Forma di Governo: | Repubblica Democratica Federale |
| Capo di Stato: | Girma Wolde-Giorgis (ha sostituito Negasso Gidada nell'ottobre 2001) |
| Capo di governo: | Meles Zenawi |
| Capitale: | Addis Abeba |
| Popolazione: | 58, 8 milioni |
| Lingue ufficiali: | amarico |
| Gruppi etnici: | Galla 31%, Amhara 30%, Tigrini 7%, Somali, 4,1%, Sidama 3,2%, altri 24'7% |
| Moneta: | Birr (100 centesimi) |
CONFINI E TERRITORIO
La Repubblica Federale Democratica di Etiopia confina a Nord con l'Eritrea, a
nord-est con il Gibuti, a est e a sud-est con la Somalia, a sud con il Kenya e a
ovest con il Sudan. Il territorio è costituito da un vasto altopiano diviso in
due parti dalla Fossa Galla. A nord-ovest è situato l'Acrocoro Etiopico ( Ras
Dascian, 4620 m), caratterizzato da aspri massicci solcati dai fiumi Nilo
Azzurro, Omo e Ausac, mentre a sud-est l'altopiano digrada verso la Somalia. I
fiumi principali sono il Giuba e l'Uebi Scebeli.
CENNI STORICI
Dal 1930 al 1974 l'Etiopia è stata governata dall'imperatore Hailé Selassié.
Il 21 marzo del 1975 viene proclamata la Repubblica, dopo sette mesi dal colpo
di stato militare che aveva destituito il vecchio ordine istituzionale, il 12
settembre 1974.
Il 12 febbraio 1977 il colonnello Menghistu Hailé Mariam instaura una dittatura
di tipo marxista-leninista. Nel 1991, dopo più di dieci anni di guerre contro
la Somalia per il dominio dell'Ogaden (regione di confine tra i due paesi) e
contro i secessionisti eritrei, il regime viene rovesciato dal "Fronte
Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiopico" (EPRDF).
Il 24 maggio 1993 l'Etiopia proclama l'indipendenza e approva la propria
Costituzione l'8 dicembre 1994 con la quale si dichiara una Repubblica
Democratica Federale divisa in 9 stati-regione secondo le diverse etnie
esistenti.
Il Presidente ha funzioni rappresentative e viene eletto ogni 6 anni dal
Consiglio dei rappresentanti del popolo i cui membri sono eletti a loro volta
ogni 5 anni a suffragio universale.
CONTESTO E SITUAZIONE ATTUALE
Nel maggio 1998 scoppia la guerra di confine tra Etiopia e Eritrea dando vita a
scontri cruenti che si combatteranno in più riprese durante i due anni
successivi.
Nel maggio 2000 riprende l'ultima offensiva caratterizzata da violenti
combattimenti che imperversano per tre settimane sino alla metà di giugno,
quando verrà firmato il cessate il fuoco sollecitato dall'Organizzazione per
l'Unità Africana.
Il 12 dicembre 2000 si pone fine a tale guerra attraverso un trattato di pace
formale firmato ad Algeri alla presenza del Segretario Generale delle Nazioni
Unite.
Il trattato prevedeva la sorveglianza dell'Onu sul ritiro delle truppe etiopi e
l'amministrazione temporanea della zona cuscinetto, nonché l'assistenza
internazionale a entrambi i paesi per riparare i danni della guerra. In dicembre
la Missione militare delle Nazioni Unite per l'Eritrea e l'Etiopia (Unmee) ha
cominciato a dispiegare truppe e osservatori dei diritti umani nelle zone
occupate dall'Etiopia.
Il mandato della Missione Unmee è stato prolungato fino al marzo 2002. Nel
maggio successivo è stato tolto l'embargo sulle armi per entrambi i Paesi.
All'inizio del 2001 è cominciato uno scambio di prigionieri di guerra e di
civili internati monitorato da osservatori della Croce Rossa, i quali avevano
precedentemente stimato in 2600 i prigionieri di guerra eritrei in Etiopia e in
1000 i prigionieri di guerra etiopi in Eritrea. Altra violazione rilevata sul
territorio etiope dal personale internazionale, è stata l'incarcerazione di
più di 1200 civili eritrei, la maggior parte dei quali, detenuti senza capi
d'imputazione né processo dal maggio 1998.
Negli ultimi due anni, sia l'Etiopia che l'Eritrea hanno, in diverse occasioni,
denunciato reciproci sconfinamenti nella zona di sicurezza controllata dall'Unmee
(territorio cuscinetto all'interno dell'Eritrea). I disaccordi nati da questi
episodi hanno rallentato notevolmente il processo di rimpatrio dei prigionieri
di guerra.
Le elezioni politiche che si sono svolte nel settembre 2002 hanno confermato al
potere il Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo (EPRDF), che si trova
attualmente a dover gestire diverse emergenze: la siccità e la carestia che
minacciano le popolose regioni dell'Ogaden e della Borena e l'incombere di varie
epidemie di colera e di meningite.
Come l'Eritrea, anche l'Etiopia fronteggia all'interno
del proprio territorio gruppi di opposizione armata: nella regione dell'Oromia
la guerriglia è attuata dal Fronte di Liberazione Oromo (Flo), mentre nella
regione Somala è presente il Fronte di Liberazione Nazionale dell'Ogaden (Flno);
a quest'ultimo è legato il gruppo islamico di Al-Itihad, collegato anch'esso ad
altri movimenti islamici presenti in Somalia.
Le notizie inerenti a violazioni di diritti o ad altri abusi imputati a tali
movimenti sono nella maggior parte dei casi difficili da verificare.
LIMITAZIONE DELLE LIBERTA'
Nel Maggio 2000 si sono tenute le elezioni regionali e nazionali, alle quali
hanno partecipato 50 partiti, di cui 23 appartenenti all'opposizione. Questi
ultimi hanno denunciato numerose violazioni nel processo elettorale, sia durante
la campagna politica che nel giorno della votazione, nonché intimidazioni e
repressioni nei confronti dei candidati e degli elettori. La verifica di tali
episodi è difficile da attuare anche perché durante il suddetto periodo il
governo ha vietato l'ingresso degli osservatori internazionali, consentendo solo
la presenza di osservatori nazionali, alcuni dei quali appartenenti al Consiglio
etiope per i diritti umani.
Sono state riscontrate anche diverse limitazioni e violazioni della libertà di
stampa. Decine di giornalisti hanno subito fermi e interrogatori in quanto rei
di critiche al governo e perciò costituenti una minaccia alla sicurezza interna
del presente asseto istituzionale. Molti giornalisti, costretti dalle
ammonizioni della polizia e dai ripetuti processi, hanno abbandonato il Paese.
Tale situazione repressiva è legalizzata dalla legge sulla stampa del 1992 che
prevede l'arresto per la pubblicazione di notizie false. Alla fine del 2000 una
decina di giornalisti erano ancora detenuti come prigionieri di coscienza.
VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI
Nel luglio 2000 è stata approvata la costituzione di una Commissione Nazionale
dei Diritti Umani e nello medesimo periodo è stata prevista l'istituzione del
Difensore Civico da istituirsi nel corso del 2002; tali premesse non si sono
materializzate: alla fine del 2001 non erano ancora state istituite le
commissioni che dovevano nominare i responsabili degli organismi menzionati.
Durante l'ultimo decennio diverse centinaia di persone sono state arrestate per
motivi politici o etnici, rimanendo recluse spesso per periodi lunghi senza
accusa né processo. La maggior parte di tali carcerazioni è stata compiuta
soprattutto nella regione oroma e in quella somala.
Tra marzo e aprile del 2000, ossia nel periodo precedente allo scoppio della
guerra, nove eritrei sono stati arrestati perché accusati di spionaggio o di
collaborazione con le forze armate eritree, mentre già da due anni erano
presenti nelle carceri altri 1200 eritrei, inprigionati a seguito dei raduni di
massa del 1998 e del 1999, e anche questi in attesa di un'imputazione precisa e
di un processo. Persiste la pena di morte. Alla fine del 2000 i condannati alla
pena capitale erano più di 100.
La tortura è ancora praticata nelle carceri e viene perpetrata sui prigionieri
politici detenuti illegalmente in luoghi segreti della capitale ma anche nelle
regioni dove vi è stata la guerra o dove il conflitto politico è forte ossia
nelle regioni dell'Oromia , in quella somala e nel Sud del Paese. Inoltre, è
stato rilevato che le denunce inerenti alla pratica della tortura riportate dai
prigionieri nel corso dei processi giudiziari non sono state prese in
considerazione, né hanno prodotto ulteriori inchieste.
Da diversi anni si protrae il processo a 46 membri del regime militare di
Mengistu Hailé Mariam. Gli imputati sono stati accusati di genocidio, crimini
di guerra e crimini contro l'umanità. Pochi processi sono però stati portati a
termine.