Intervento del Vice Presidente della Commissione Europea Franco
Frattini
Quale posto per la protezione del rifugiato nello spazio di libertà,
giustizia e sicurezza e nel rapporto dell’Unione europea con i Paesi
terzi.
Sono molto lieto di essere qui con voi oggi per parlare del ruolo
della politica d’asilo nello spazio di sicurezza, libertà e
giustizia dell’Unione europea, in particolare nelle relazioni con i
Paesi terzi.
Sappiamo tutti come il tema dell’asilo sia al centro di
dibattiti difficili. Da un lato assistiamo ogni giorno alle
scene di sbarchi clandestini con il loro carico di tragedia
umana che ci ricordano la necessità assoluta e imprescindibile
di garantire i diritti di coloro che hanno bisogno di protezione
internazionale in Europa e nei paesi di origine. Dall’altro,
l’esistenza di abusi nuoce alla credibilità dei sistemi di asilo
europei.
Di fronte a
una diminuzione costante delle cifre dei richiedenti asilo, è
giunto il momento di ‘normalizzare’ tale dibattito, per poter
riflettere serenamente, preparandosi alle sfide del futuro e
rispondendo alle aspettative dei cittadini europei.
Dobbiamo
accrescere la nostra capacità e i nostri sforzi per adottare una
legislazione che funzioni, che protegga coloro che necessitano
la protezione internazionale, ma affronti efficacemente le
situazioni di abuso affinché il sistema di asilo europeo rimanga
credibile.
In
questo processo, bisogna tener conto delle pressioni specifiche
cui sono sottoposti alcuni Stati membri, in particolare a causa
della loro posizione geografica. Rispetto dei diritti umani e
solidarietà tra Stati membri devono essere i principi ispiratori
della nostra politica.
Bisogna
adottare principi chiari che offrano garanzie a coloro che,
legittimamente, cercano protezione nell’Unione europea e
chiedono di essere ammessi sul suo territorio. Tali principi non
devono mai prescindere dal rispetto della Convenzione di Ginevra
sui rifugiati e di altri strumenti pertinenti in materia di
diritti dell’uomo e devono costituire il fondamento di un
sistema capace di soddisfare le richieste di natura umanitaria
su base della solidarietà.
Al tempo
stesso è necessario trovare un equilibrio tra il rispetto
assoluto della specificità dell’ammissione umanitaria e i
legittimi obiettivi di prevenzione e lotta contro l’immigrazione
illegale.
È inoltre
essenziale riflettere al rafforzamento della capacità di
protezione dei rifugiati nelle regioni di origine dove si trova
la maggioranza dei rifugiati, spesso i più vulnerabili e
bisognosi, per offrire loro delle condizioni di vita dignitose e
delle prospettive durature e per evitare che divengano preda di
traffici illeciti e disumani.
Un breve bilancio della politica d’asilo dell’Unione: da Tampere
all’Aia
Dalla riunione
del Consiglio di Tampere nel 1999, dei passi enormi sono stati
compiuti nell’attuazione di uno spazio di sicurezza, libertà e
giustizia, in particolare nel settore dell’asilo.
Con l’adozione
dei quattro principali strumenti sull’asilo, la direttiva sulle
condizioni di accoglienza dei rifugiati, il regolamento di
Dublino, la Direttiva sulle qualifiche e la Direttiva sulle
procedure, abbiamo gettato le fondamenta del sistema europeo
comune d’asilo, in linea con gli obiettivi ambiziosi del
Consiglio di Tampere.
L’adozione
della Direttiva sulle procedure d’asilo, attesa nei prossimi
mesi a seguito dell’opinione del Parlamento europeo, marcherà in
particolare il completamento della prima fase del regime europeo
comune in materia d’asilo.
Se è vero che
il livello di ambizione mostrato dagli Stati membri è stato
forse deludente rispetto alla proposta iniziale della
Commissione, questa direttiva ha un concreto valore aggiunto e
permetterà di creare quella omogeneità nelle politiche di asilo
dell’Europa allargata, nel pieno rispetto degli obblighi
internazionali, che è condizione necessaria alla creazione di
una procedura uniforme a livello europeo.
Non
dimentichiamo inoltre che l’adozione della direttiva permetterà
l’avviamento della seconda fase del regime europeo comune in
materia d’asilo con il voto a maggioranza qualificata in
Consiglio e la partecipazione concreta e effettiva del
Parlamento europeo in procedura di codecisione.
La
partecipazione del Parlamento europeo al processo legislativo
contribuirà ad un accresciuto controllo democratico e a una
maggiore legittimazione della nostra politica nei confronti
dell’opinione pubblica.
Se le
fondamenta sono state gettate, il nostro lavoro non è certo
finito qui.
Ci attende ora
un periodo di attuazione e valutazione delle misure adottate.
Come guardiana dei trattati, spetta alla Commissione vegliare
affinché le norme delle direttive siano correttamente trasposte
nelle legislazioni nazionali e intraprendere le azioni
necessarie contro quegli Stati membri che non rispettino gli
obblighi derivanti da tali strumenti.
Questo
esercizio permetterà una convergenza a livello interpretativo
delle norme che a mio avviso contribuirà a un livello di
armonizzazione che vada al di là delle semplici disposizioni
delle direttive. La Corte di Giustizia avrà un ruolo chiave a
questo riguardo.
L’Unione
europea è ormai entrata in una nuova fase dello sviluppo del
regime europeo comune in materia di asilo invocato a Tampere.
Occorre ora decidere quale forma dare alla seconda fase del
sistema. La Commissione non è favorevole a un’armonizzazione
legislativa a tutti i costi. Il periodo di valutazione
permetterà di giudicare quali risultati possano essere ottenuti
più efficacemente tramite un’azione legislativa e dove invece
sia preferibile procedere tramite una cooperazione operativa e
lo scambio di pratiche efficaci tra gli Stati membri.
Il nostro
obiettivo deve rimanere, come chiaramente indicato nel programma
dell’Aia adottato dal Consiglio europeo lo scorso novembre, il
compimento di un sistema unico d’asilo, che comprenda una
procedura comune e uno status unico per coloro che hanno
ottenuto l’asilo o la protezione sussidiaria all’interno
dell’Unione europea.
I rifugiati e
le persone che chiedono protezione devono potere beneficiare
ovunque delle stesse condizioni d'esame della loro domanda e di
analoghe condizioni di protezione e di soggiorno,
indipendentemente dallo Stato membro in cui si trovano, il che
contribuirà a limitare i movimenti secondari derivanti
esclusivamente dalla disparità tra le norme applicabili.
Dopo una
valutazione sull’attuazione della prima fase che sarà effettuata
nel corso del 2007, sarà quindi compito della Commissione di
presentare al Consiglio e al Parlamento le proposte necessarie
per arrivare a questo ambizioso obiettivo entro il 2010. In
questa prospettiva sarà necessario studiare attentamente
l’opportunità, le difficoltà nonché le implicazioni giuridiche e
pratiche del trattamento comune delle domande d’asilo
all’interno dell’Unione.
Al tempo
stesso è necessario creare delle strutture appropriate tra i
servizi nazionali competenti in materia di asilo al fine di
facilitare quella cooperazione fattiva e concreta che è la base
operativa essenziale dell’attuazione di un regime d’asilo unico
a livello europeo.
Sarà proprio
questo l’obiettivo della comunicazione che presenterò subito
dopo l’estate.
In particolare
tale cooperazione deve avere come obiettivo l’introduzione di
una procedura unica per la valutazione delle domande di
protezione internazionale, e il trattamento congiunto della
raccolta, valutazione e utilizzo delle informazioni sui Paesi di
origine.
L’introduzione
di una procedura unica per l’esame delle domande di asilo e di
protezione sussidiaria, contribuirà a rendere le procedure più
efficaci e rapide.
Norme comuni
per lo scambio di informazioni sui Paesi di origine
permetteranno alle autorità degli Stati membri di condividere in
piena fiducia le informazioni raccolte nei Paesi d'origine e i
Paesi di transito sulla situazione generale in tali paesi e le
violazioni dei diritti dell'uomo che vi si verificano,
contribuendo a una maggiore qualità delle decisioni.
Occorre
raggiungere un equilibrio tra la rapidità e la qualità delle
procedure. Mentre la legislazione deve contribuire ad accelerare
la procedura d'asilo, l'adozione di decisioni di qualità, in
particolare in primo grado, è parimenti importante per garantire
l'integrità del sistema.
A medio
termine, l'Unione europea dovrebbe adottare principi
fondamentali di “best practice” per gli atti amministrativi,
come i colloqui e le decisioni, e potrebbe anche organizzare un
centro d'eccellenza per gli esperti in materia di asilo, che
potrebbe offrire una formazione su queste questioni, svolgendo
altresì un ruolo fondamentale in materia di condivisione e di
scambio di informazioni sui Paesi d’origine. Potrebbe forse
proprio essere questa una delle funzioni dell’ufficio europeo
previsto dal programma dell’Aia, che sarà creato una volta
istituita una procedura comune in materia d’asilo.
Infine non
bisogna dimenticare l’importanza che il Fondo europeo per i
rifugiati ha avuto e continuerà ad avere nel contribuire al
rafforzamento della capacità dei regimi d’asilo nazionali in uno
spirito di solidarietà, garantendo un’equa distribuzione delle
responsabilità tra gli Stati membri per quanto concerne l’onere
finanziario derivante dalla realizzazione di una politica comune
in tema d’asilo.
Il pacchetto
di misure finanziarie che ho presentato ad aprile contribuirà a
rafforzare e razionalizzare il sostegno del Fondo europeo agli
Stati membri nei loro sforzi per raggiungere l’ambizioso
obiettivo di un regime unico europeo entro il 2010.
La dimensione esterna della politica d’asilo
Vorrei adesso
soffermarmi più in dettaglio sulla dimensione esterna della
politica d’asilo.
L’asilo è per
sua stessa natura una questione internazionale. La politica
comunitaria in questa materia non può quindi prescindere da una
dimensione che tenga conto delle relazioni con in Paesi terzi.
Il recente
calo nel numero delle domande d’asilo in Europa non riflette
necessariamente una riduzione generale del numero di rifugiati e
persone che chiedono protezione internazione a livello globale.
Anzi, siamo
oggi confrontati a dei seri squilibri nell’Unione europea, dove
gli Stati membri spendono cifre importanti per il trattamento
delle domande d'asilo quando la maggior parte dei richiedenti
non soddisfa i criteri per ottenere la protezione
internazionale, mentre la maggior parte dei rifugiati, compresi
probabilmente i più vulnerabili, resta in campi profughi con
povere risorse situati nei Paesi terzi della regione d’origine.
Affrontare i bisogni di protezione a livello internazionale deve
pertanto essere una priorità dell’Unione.
Per far fronte
a tali sfide è necessaria la ripartizione degli oneri e delle
responsabilità all'interno dell'Unione europea e con le regioni
di provenienza per permettere loro di fornire, quanto prima
possibile, una protezione effettiva che soddisfi al meglio le
necessità delle persone bisognose di protezione internazionale.
La Commissione
ha più volte sottolineato che garantire un adeguato livello di
protezione nei Paesi d’origine e facilitare l’ingresso dei
rifugiati nel territorio degli Stati membri attraverso un
programma di reinsediamento sono due modalità per offrire un
accesso rapido alla protezione evitando che i rifugiati rischino
di cadere vittime delle reti d’immigrazione illegale e della
tratta di esseri umani o che debbano attendere anni prima che il
loro status sia riconosciuto.
In quest’ottica,
presenterò a luglio il primo di una serie di Programmi di
protezione regionali dell’Unione europea con un’agenda di azioni
e programmi in materia di asilo, che saranno successivamente
elaborati in partenariato con i Paesi terzi della regione.
L’obiettivo principale di tali programmi deve essere la
creazione di capacità di protezione nelle regioni di transito e
origine dei rifugiati, e l’inclusione di un programma comune di
reinsediamento su base volontaria.
Al fine di
individuare le regioni prioritarie per l’attuazione di tali
programmi sarà necessario prendere in considerazione diversi
fattori: le situazioni di rifugiato prolungate individuate
dall’Alto Commissariato per i Rifugiati, le priorità politiche
espresse dagli Stati membri nonché le possibilità finanziarie a
livello dell’Unione.
Ogni programma
prevederà una serie di misure concrete che saranno elaborate a
seguito di un’analisi approfondita della crisi dei rifugiati
nella regione interessata e delle lacune sotto il profilo della
protezione. Tale analisi permetterà anche di valutare l’azione
comunitaria e internazionale, al fine di evitare il duplicarsi
degli sforzi e per assicurare il livello di coerenza necessario
tra tutte le politiche comunitarie in materia.
Ogni programma
comprenderà una serie di azioni specifiche:
Delle azioni
per migliorare la capacità di protezione nel trattamento,
ricezione e integrazione di richiedenti asilo e rifugiati nei
Paesi terzi delle regioni d’origine, in vista di aiutare questi
Paesi a diventare robusti fornitori di un’efficace protezione.
Un Programma
di registrazione, per meglio gestire quanti sono bisognosi di
protezione in un paese terzo e anche in vista di valutare gli
effetti delle azioni intraprese in conformità con i programmi di
protezione regionali dell’Unione.
Un assistenza
per migliorare l'infrastruttura locale, al fine di evitare che
la presenza di comunità di rifugiati eserciti una pressione
eccessiva sull’infrastruttura locale (ad esempio
l’infrastruttura sociale, l’approvvigionamento idrico,
l’ambiente, l’energia elettrica, le reti di trasporti, ecc.).
Assistenza in
materia di integrazione locale delle persone bisognose di
protezione internazionale nel paese terzo, al fine di ridurre
l’esigenza di movimenti secondari e consentire ai rifugiati di
beneficiare di condizioni di vita dignitose come soluzione
duratura (integrazione locale) o in attesa di tale soluzione,
quanto prima possibile e in un modo che soddisfi al meglio le
loro necessità.
L’Alto
Commissariato svolgerà un ruolo centrale in sede di sviluppo e
attuazione dei programmi di protezione regionali dell’Unione,
grazie anche all’esperienza ottenuta nel corso dell’iniziativa
“Convention Plus”.
Tale
cooperazione contribuirà inoltre a dare un contenuto concreto al
partenariato strategico concluso recentemente tra la Commissione
europea e l’Alto Commissariato e si colloca perfettamente
nell’ottica del rafforzamento della collaborazione fattiva e
trasparente che è oggetto dello scambio di lettere che io stesso
ho firmato lo scorso febbraio con l’allora Alto Commissario
Lubbers.
Inoltre
considero che un Programma di reinsediamento europeo, anche se
su base volontaria, debba essere una componente essenziale di
ogni Programma di protezione regionale, sia per quanto riguarda
la garanzia di un ingresso ordinato che per il miglioramento
delle capacità di protezione di Paesi terzi.
Tengo però a
sottolineare che questa opzione deve avere carattere
complementare e non può pregiudicare un adeguato espletamento
delle domande individuali presentate a seguito di arrivi
spontanei nell’Unione.
La ragione
fondamentale dietro al reinsediamento nell’UE di persone
bisognose di protezione internazionale trova origine nella
tradizione umanitaria dell’intera Unione e degli Stati membri di
garantire sicurezza e rifugio a quanti fuggono dalle
persecuzioni.
Le sue
finalità principali sono assicurare protezione internazionale e
offrire una soluzione duratura nell’Unione a chi ne ha realmente
bisogno e facilitarne l’arrivo controllato nell’UE, nonché
esprimere solidarietà e condividere gli oneri con i Paesi delle
regioni d’origine alle prese con situazioni di rifugiato
prolungate.
Il
coinvolgimento dell’Alto Commissariato nella selezione e la
segnalazione dei casi obiettivo è naturalmente cruciale.
L’impatto
complessivo di un programma di reinsediamento a livello
dell’Unione sarebbe naturalmente limitato dall’esiguità del
numero di persone suscettibili di beneficiarne; tuttavia, se
usato in modo strategico, potrebbe garantire soluzioni durature
altrimenti irrealizzabili in una situazione di rifugiato
prolungata e aggiungere valore e peso alle azioni intraprese in
parallelo in merito a quella particolare situazione.
Nonostante il
suo carattere volontario, l’inclusione di un programma di
reinsediamento è la concreta dimostrazione del principio di
partenariato tra Unione europea e Paesi terzi nell’attuazione
dei programmi di protezione regionale. Incoraggerò quindi gli
Stati membri a garantire una partecipazione attiva e sostanziale
in tale programma.
Proporrò
inoltre una modifica del Fondo europeo dei rifugiati, al fine di
sostenere, in uno spirito di solidarietà, gli sforzi degli Stati
membri in materia di reinsediamento.
************************
La politica
esterna dell’Unione in materia di asilo deve avere l’obiettivo
di aiutare i Paesi delle regioni di origine, che spesso sono
semplicemente Paesi di transito, a diventare veri e propri Paesi
di primo asilo in grado di offrire alle persone bisognose di
protezione la possibilità di accedere, quanto prima possibile,
ad una protezione che soddisfi al meglio le loro necessità.
Sono convinto
che i programmi di protezione regionale contribuiranno al
raggiungimento di tale obiettivo, tramite un’azione comunitaria
più mirata e coerente, che risponda in maniera più efficace ai
bisogni di protezione delle regioni di origine e transito dei
rifugiati.
È inoltre mia
ferma intenzione – ed è un punto che tengo a sottolineare –
garantire che la protezione nelle regioni di origine non diventi
mai il pretesto per diminuire il livello di protezione di coloro
che arrivano spontaneamente sul territorio dell’Unione