Le attività
includono visite regolari a 16 centri di detenzione per migranti, la
fornitura di aiuti umanitari, un programma di rimpatrio volontario
assistito nonché iniziative di capacity building delle
istituzioni libiche, anche attraverso scambi di esperienze nella
gestione dei flussi migratori tra Libia e Italia e l’organizzazione
di missioni di studio.
La decisione del
Ministro degli Affari Esteri Libico di chiudere la delegazione dell’UNHCR
è stata già oggetto di una lettera indirizzata lo scorso 1° giugno
al Ministro degli Esteri Franco Frattini a firma del Presidente del
CIR Savino Pezzotta e del Direttore Christopher Hein. Il CIR ha
chiesto l’intervento di Frattini affinché l’UNHCR possa
immediatamente riprendere le proprie attività e ottenga dal governo
libico formale riconoscimento diplomatico. Analoga richiesta è stata
avanzata dal CIR assieme con l’International Centre for Migration
Policy Development (ICMPD), l’altro partner del progetto, nei
confronti della Commissaria Europea Responsabile per gli Affari
Interni e Giustizia Cecilia Malmström.
Il CIR si augura
che sia superato al più presto questo momento critico che rischia di
deprivare rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Libia di quel
minimo di protezione che in questi ultimi tempi si è potuta fornire
soprattutto alle persone trattenute nei centri.
Inoltre il CIR
confida che comunque grazie al suo partner operativo in Libia
l'International Organisation for Peace, Care and Relief (IOPCR) nel
frattempo le attività sul campo non subiscano interruzioni.