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Interruzione attività UNHCR in Libia: preoccupazione del CIR

7 giugno 2010 - Il CIR è molto preoccupato per l’interruzione delle attività dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in Libia. Il CIR è partner dell’UNHCR Tripoli per l’attuazione di un importante progetto triennale, iniziato nell’aprile 2009, e che ha già prodotto notevoli passi in avanti nella direzione della protezione di rifugiati e migranti in Libia e della gestione dei flussi migratori.

Le attività includono visite regolari a 16 centri di detenzione per migranti, la fornitura di aiuti umanitari, un programma di rimpatrio volontario assistito nonché iniziative di capacity building delle istituzioni libiche, anche attraverso scambi di esperienze nella gestione dei flussi migratori tra Libia e Italia e l’organizzazione di missioni di studio.

La decisione del Ministro degli Affari Esteri Libico di chiudere la delegazione dell’UNHCR è stata già oggetto di una lettera indirizzata lo scorso 1° giugno al Ministro degli Esteri Franco Frattini a firma del Presidente del CIR Savino Pezzotta e del Direttore Christopher Hein. Il CIR ha chiesto l’intervento di Frattini affinché l’UNHCR possa immediatamente riprendere le proprie attività e ottenga dal governo libico formale riconoscimento diplomatico. Analoga richiesta è stata avanzata dal CIR assieme con l’International Centre for Migration Policy Development (ICMPD), l’altro partner del progetto, nei confronti della Commissaria Europea Responsabile per gli Affari Interni e Giustizia Cecilia Malmström.

Il CIR si augura che sia superato al più presto questo momento critico che rischia di deprivare rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Libia di quel minimo di protezione che in questi ultimi tempi si è potuta fornire soprattutto alle persone trattenute nei centri.

Inoltre il CIR confida che comunque grazie al suo partner operativo in Libia l'International Organisation for Peace, Care and Relief (IOPCR) nel frattempo le attività sul campo non subiscano interruzioni.