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Anna Cataldi
nominata prima Ambasciatrice di buona volontà dell’ECRE
20 dicembre 2010- Anna
Cataldi, scrittrice e giornalista italiana, è stata recentemente
nominata prima Ambasciatrice di buona volontà (Goodwill Ambassador)
dell’ECRE-Consiglio Europeo per i Rifugiati e gli Esuli. La Cataldi
è autrice di "Lettere da Sarajevo", che racconta l'impatto della
guerra sui bambini della Bosnia. E’ stata “Messaggero di Pace delle
Nazioni Unite” nel 1998 e Goodwill Ambassador per l’OMS-Stop TB
Partnership dal 2007 fino a poco fa. Il Segretariato dell’ECRE e i
suoi membri - tra cui il CIR- danno un caloroso benvenuto al suo
primo Ambasciatore.
Intervista dell’ECRE ad Anna Cataldi, giornalista italiana e
Ambasciatrice di buona volontà dell’ECRE
“I rifugiati
hanno perso tutto: dobbiamo fare del nostro meglio per dar loro un
futuro”
D- Qual’è la sua
missione come prima Ambasciatrice di buona volontà dell’ECRE?
A.C.- Mi sono
sentita davvero molto onorata quando l’ECRE mi ha fatto questa
proposta. La richiesta è arrivata in un momento molto particolare,
cioè quando iniziavo ad avvertire una crescente preoccupazione per
la situazione dei rifugiati, specialmente in Italia – il paese in
cui vivo. Ero sotto shock per aver appreso che l’Italia stava
attuando indiscriminatamente il “refoulement” respingendo i
rifugiati in Libia.
Come Ambasciatrice di
buona volontà, richiamerò l’attenzione su questo e altri pressanti
problemi affrontati dai rifugiati e dai richiedenti asilo in Europa.
D-Come si è trovata
coinvolta a promuovere i diritti dei rifugiati?
A.C.- Come
giornalista, ho seguito conflitti che hanno generato molti rifugiati
e profughi interni. Ho anche viaggiato per tre anni con il fotografo
Sebastiäo Salgado. Con la sua macchina ha catturato l’esperienza
delle persone in fuga da guerra e persecuzione, e io ho scritto i
testi per le sue fotografie. Abbiamo viaggiato in Italia
meridionale, Angola, Bosnia, Pakistan, Afghanistan e abbiamo
trascorso molto tempo in campi per rifugiati, lavorando insieme per
la protezione e il rispetto dei rifugiati, per condividere la loro
vita quotidiana. Molto poco accade in un campo per rifugiati.
Nessuna scuola, nessun lavoro, nessun fine settimana: ogni giorno è
come il giorno precedente. La gente non sa cosa aspettarsi.
Questa esperienza mi
ha fatto davvero capire meglio la situazione dei rifugiati: persone
normali che improvvisamente si trovano private della propria casa,
del proprio paese, di tutto. E cos’hanno di fronte? Il nulla.
D- L’Unione Europea
sta facendo abbastanza in termini di protezione dei rifugiati e dei
loro diritti?
AC-C’è un’enorme
discrepanza su come i vari paesi europei accolgono i rifugiati.
Pensiamo per esempio alla situazione che affrontano i rifugiati che
arrivano in Grecia rispetto a quelli che arrivano in Norvegia.
Potrebbero essere fuggiti da minacce identiche! Inoltre, c’è molto
da fare con riferimento al “sentire” dell’opinione pubblica.
L’Italia, che ha circa 60 milioni di abitanti, ospita lo stesso
numero di rifugiati, della Norvegia che ha una popolazione di 4
milioni di persone. E in Italia la gente lamenta di un’invasione di
migranti e rifugiati. Noi Europei, viviamo nella zona privilegiata
del mondi. Possiamo fare meglio. E’ importante avvicinare le regole
sull’asilo. Il nostro focus deve essere il raggiungimento di livelli
di protezione per i rifugiati alti ed equivalenti in ogni paese
europeo. Dobbiamo lavorare in questa direzione e provare, provare e
riprovare. I passi potrebbero essere piccoli, ma ogni piccolo
miglioramento è importante.
D.-Come giornalista,
direbbe che i media sono ben informati sui temi dell’asilo?
AC- I rifugiati
fuggono per le proprie vite e hanno titolo per ottenere protezione
internazionale. Se non hanno un passaporto valido e con un visto
quando arrivano qui, hanno diritto all’accesso alla procedura di
asilo.
Molte persone non sono
coscienti della differenza tra rifugiati e altre categorie di
migranti. E’ essenziale che i giornalisti siano informati sul
linguaggio corretto da utilizzare. Le scuole di giornalismo giocano
un ruolo importante su questo tema. Campagne e informative e manuali
sarebbero di grande aiuto.
(Traduzione a cura di
Linda Sette, CIR)
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