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Intervista ECRE con
Robert Visser, Direttore Esecutivo dell’EASO – Ufficio Europeo di
Supporto per l’Asilo
11 ottobre 2011- L’ECRE
ha intervistato Robert Visser, Direttore Esecutivo dell’EASO sul
lavoro dell’Agenzia in Grecia e sul possibile ruolo in Italia e
Malta. Il Direttore ha inoltre parlato dell’informazione sui paesi
di origine, della cooperazione con altre Agenzie dell’Unione Europea
e con la società civile, e del budget del nuovo ufficio.
Leggi di seguito
l’intervista.
Le difficoltà
affrontate dai richiedenti asilo in Grecia sono ben conosciute: più
di 50.000 persone aspettano che la loro domanda d’asilo venga
esaminata, i richiedenti asilo vivono per strada senza alcun tipo di
supporto materiale o in condizioni di sovraffollamento con poche
possibilità di essere riconosciuti come rifugiati. In accordo con il
Programma di lavoro EASO supportare la riforma del sistema greco di
asilo sarà la prima priorità nel 2011. Che concreti miglioramenti vi
aspettate di vedere nei prossimi mesi?
Supportare la Grecia
è, per l’EASO, la priorità per questo anno e per il prossimo. Perché
proprio la Grecia? La Grecia in questo momento affronta problemi
strutturali nel suo sistema di asilo, in quanto non è pienamente
attrezzata per gestire tutte le domande d’asilo pendenti. La Grecia
ha richiesto il supporto dell’EASO su questo tema. L’Unione Europea
è un sistema che si basa su principi base e valori comuni, che
dovrebbero essere rispettati in tutti gli Stati membri. Questa è la
ragione per cui è veramente importante supportare la Grecia nella
costruzione di un nuovo sistema d’asilo e di accoglienza. Il governo
greco ha la responsabilità di stabilire e mantenere un sistema che
fornisca un livello qualitativo delle procedure, dell’accoglienza e
del trattamento che sia adeguato agli standard stabiliti nel quadro
europeo. Noi stiamo supportando il governo greco in questo sforzo.
E’ un compito impegnativo per la Grecia stabilire totalmente nuovi e
indipendenti servizi di accoglienza e asilo, e avere a che fare con
le domande d’asilo pendenti. Questi 2 anni saranno certamente due
anni molto impegnativi. Come EASO, noi diamo un supporto a tutti i
livelli. Per esempio, formiamo gli ufficiali e gli operatori che
lavorano nel nuovo servizio asilo, gestiamo progetti per strutturare
i servizi di accoglienza e d’asilo, diamo consigli su come
affrontare i casi pendenti etc. Quello con cui si sta oggi
confrontando la Grecia è già avvenuto nel passato a molti altri
paesi. Abbiamo avuto stati con molti casi pendenti per diverse
ragioni. Molti paesi in Europa hanno già cambiato la struttura dei
loro servizi sull’asilo e possiamo costruire basandoci sulle
esperienze sviluppate. Mettendo insieme esperienze e competenze,
EASO può supportare la Grecia. Possiamo già vedere i primi
risultati. Per esempio, nuovi servizi sull’asilo e sull’accoglienza
sono in procinto di essere stabiliti. Al fine di avere un miglior
sistema, è precondizione avere servizi istituzionali che lavorino
nel miglior modo possibile. Ci sono anche dei progressi rispetto a
come gestire il carico dei casi pendenti. In stretta cooperazione
con l’UNHCR, la Grecia ha raggiunto dei buoni risultati nella
tempistica e nella qualità delle decisioni in prima istanza. Spero
che, il prossimo anno, le strutture di base dei due servizi saranno
operative. Da quel momento, gli operatori seguiranno i più
aggiornati moduli del curriculum europeo sull’asilo. E’ molto
ambizioso, ma con l’aiuto di esperti degli stati membri e
considerando la cooperazione della Grecia in questo campo, la loro
disponibilità e il loro desiderio di farlo realmente divenire un
successo, possiamo raggiungere questo obiettivo.
Quest’anno 28.000
persone sono arrivate in Italia dalla Libia devastata dalla Guerra.
Malta ha accolto circa 1.500 persone dall’inizio della crisi libica.
C’è un ruolo per i team di esperti EASO in questi contesti? In
termini concreti, cosa questi possono fare per supportare questi
paesi?
I team di supporto
forniscono “supporto di emergenza”. Perché i team
intervengano, dovrebbe esserci una situazione emergenziale che
quindi vada oltre la normale gestione di un flusso regolare
all’interno dei Paesi Membri. Inoltre, lo stesso è lo Stato Membro
che deve richiedere tale supporto. Una volta che lo Stato Membro ha
chiesto il supporto e viene dispiegato un meccanismo europeo
coordinato, molto denaro, persone, tempo, capacità vengono
investite. Al momento, nessuno degli Stati Membri ha formalizzato
una richiesta di supporto in relazione agli arrivi dal Nord Africa.
Questo significa che possono ancora gestire i flussi con le loro
proprie capacità.
E’ difficile predire
cosa succederà nei prossimi tempi nel Nord Africa. Sino ad ora ogni
previsione è fallita: nessuna ha predetto la Tunisia, nessuno ha
predetto l’Egitto, nessuno ha predetto la Libia e nessuno ha
predetto il flusso dei migranti conseguenza dell’instabilità in
questi paesi.
Se un ampio numero di
rifugiati arrivano nell’Est Europa dal Medio Oriente, o nel Sud
Europa dal Nord Africa, in quel caso, probabilmente, il miglior
supporto che l’EASO possa organizzare è supportare i Paesi Membri
nella prima fase. EASO può supportare le autorità dei Paesi Membri
nell’identificazione, per esempio attraverso raccomandazioni e
supporto nella preparazione del trattamento della prima istanza.
EASO può anche giocare un ruolo nell’accoglienza. EASO tuttavia non
avrà alcun tipo di potere in relazione alle decisioni sulle
richieste individuali di protezione internazionale.
Le probabilità che
le persone hanno di ottenere il riconoscimento d’asilo varia molto
dai paesi europei nei quali le loro domande vengono analizzate.
Pensa che il lavoro dell’EASO possa contribuire a cambiare questo
status quo?
Questo è certamente un
obiettivo importante. Io distinguo tra supporto d’emergenza e un più
permanente, più generale, supporto. Alla fine, il supporto
permanente è, naturalmente, più importante di quello di emergenza.
L’assistenza di emergenza è importante, ma qualche volta è un segno,
come in Grecia, che le cose non sono come dovrebbero essere. Se
tutte le procedure d’asilo nell’Unione Europea fossero allo stesso
livello di qualità, allora ci si potrebbero aspettare meno incidenti
e, di base, un sistema funzionante. Ovviamente ci possono sempre
essere improvvise rivolte o avvenimenti che creano situazioni
emergenziali, ma la convergenza certamente aiuterebbe. EASO si
concentrerà su specifiche attività per migliorare questa situazione.
Una delle principali attività è l’implementazione del
curriculum di formazione europeo: se tutti coloro che
lavorano nel riconoscimento dello status ricevessero in tutti i
Paesi Europei la stessa formazione base, questo avrebbe un effetto
convergente sulle decisioni e sulle percentuali di riconoscimento.
Inoltre, ci dovrebbe essere un comune assessment all’interno
dell’Unione sulle informazioni riguardanti i paesi di origine. La
combinazione di un quadro legale, con gli stessi criteri comuni, con
una comune formazione e un comune assessment di ciò che
succede nelle diverse regioni del mondo dovrebbe portare in generale
agli stessi risultati di riconoscimento: non importa che tu sia a
Cipro, in Grecia, Finlandia o Spagna.
Come l’Ufficio
creerà informazioni comuni sui paesi di origine? Come saranno queste
correlate alle risorse già esistenti, come ad esempio il portale
ecoinet o il materiale usato dall’UNHCR?
EASO è un centro di
expertise indipendente. EASO certamente non dovrà reinventare la
ruota, né costruire database separati. Userà tutte le esistenti
expertise già disponibili sui COI. Il valore aggiunto dell’EASO sarà
un comune assessment europeo sui paesi di origine in modo che
le domande d’asilo saranno valutate utilizzando le stesse
informazioni disponibili. Questo dovrà essere un assessment
indipendente ed esperto sulla situazione nei paesi di origine.
Stilare report sui COI, non sarà un processo facile. Il lavoro dell’EASO
dovrebbe essere indipendente. L’approvazione del Management Board
sottolineerà il fatto che i rapporti COI sono scritti seguendo la
migliore metodologia possibile in consultazione con tutte le
rilevanti fonti di informazione.
EASO farà realmente la
differenza se riusciamo ad avere report indipendenti e comuni sui
COI. Questo aiuterà a raggiungere l’obiettivo di avere non solo un
quadro legale comune ma anche una pratica operativa comune
all’interno dell’Unione Europea.
I rapporti
informativi sui paesi di origine saranno pubblici?
Nella misura in cui le
informazioni sui paesi di origine sono essenziali per le decisioni
individuali sulle richieste d’asilo, dovrebbero essere pubblici. I
giudici dovrebbero essere in grado di prendere in considerazione i
rapporti COI per prendere la loro decisione. Ci saranno sempre parti
dei rapporti sui paesi di origine, in cui si dovranno proteggere le
fonti. Ma i rapporti dovrebbero essere auto-sufficienti e pubblici.
L’EASO pubblicherà
un rapporto annuale sulla situazione dell’asilo in Europa. Cosa
dovrebbe includere? In termini pratici, come raccoglierete le
informazioni?
EASO userà
informazioni provenienti da differenti fonti come l’UNHCR, gli Stati
membri e Eurostat. Chiederemo anche informazioni specifiche sugli
Stati membri, sia perché vogliamo occuparci di determinati temi, sia
perché vogliamo analizzare dei trend. Quello che abbiamo in mente
per il rapporto annuale è “Lo stato dell’Unione sull’Asilo”.
Il Sistema Comune Europeo sull’Asilo sarà il quadro di quel
rapporto. Rispetto ai temi, il lavoro per il primo anno si
concentrerà sulla comparabilità dei dati. Eurostat ha realizzato
incredibili progressi sulle definizioni, ma io credo che ci sia
ancora spazio per miglioramenti. Se si comparano solamente i numeri,
si può arrivare a conclusioni sbagliate. Per esempio, se guardi al
tasso di riconoscimento delle richieste d’asilo di persone
provenienti dalla Turchia, vedrai che alcuni paesi hanno differenti
tassi rispetto ad altri. E si potrebbe arrivare alla conclusione che
ci sia qualcosa di sbagliato nei sistemi di questi paesi. Ma
potrebbe essere che se guardi ai fatti dietro ai numeri, un paese
sta avendo a che fare per la maggior parte con turchi tradizionali e
un altro paese maggiormente con turchi che fanno parte di uno
specifico gruppo etnico. E questo potrebbe portare a differenti
risultati. Approfondire la nostra conoscenza di cosa c’è dietro ai
numeri e fare un’accurata interpretazione di ciò che questi
realmente dicono è cruciale. In questo modo, il rapporto annuale
contribuirà alla discussione più profonda sull’asilo e sulla
migrazione in Europa. La pubblica discussione si basa a volte sulle
immagini invece che sulla reale conoscenza. Io spero che il rapporto
annuale contribuirà a una discussione basata su fatti reali.
Cosa vi aspettate
dalla cooperazione con la società civile?
Un matrimonio molto
felice! Io provengo da una tradizione in cui la società civile ha
sempre avuto un impatto molto grande sulle politiche pubbliche e
sulle pubbliche operazioni e credo che la cooperazione tra le
organizzazioni governative e la società civile non solo sia
necessaria ma anche molto utile. Ci sono chiaramente differenti
responsabilità da entrambe le parti. Le ONG hanno esperienze che
spesso le organizzazioni governative non hanno, come l’esperienza
sul campo. Usare questa expertise e inserirla nel processo di EASO
potrebbe realmente contribuire alla qualità del nostro lavoro e,
alla fine, al sistema europeo. Useremo l’expertise delle ONG in
tutte le attività di EASO. Per esempio, abbiamo chiesto contributi
delle ONG rispetto a materiali formativi su questioni specifiche
come il trattamento di minori non accompagnati e i gruppi
vulnerabili. Le ONG lavorano in paesi dove l’accesso è difficile per
le organizzazioni governative e le loro informazioni saranno utili
rispetto alle informazioni sui paesi di origine. L’UNHCR, l’OIM, la
Croce Rossa Internazionale - giusto per citare alcuni - hanno molta
esperienza. Il focus dovrebbe essere sulle expertise disponibili.
Come EASO
lavorerete insieme a Frontex e all’Agenzia Europea per i Diritti
Fondamentali (FRA)?
La gestione delle
frontiere e la migrazione e l’asilo sono sempre collegati. Alla fine
tutti si occupano dello stesso flusso. La cooperazione con Frontex è
un obbligo. Lo stesso vale per FRA. Quando si tratta di persone
nell’Unione Europea FRA è sempre coinvolta, in ogni caso. Ma non
dobbiamo guardare solo a queste due agenzie. Europol e altre agenzie
certamente saranno coinvolte. Sappiamo che la tratta e il traffico
degli esseri umani è un fenomeno ampio nei flussi migratori. Non si
può negare questa importante realtà.
EASO ha un budget
di 8 milioni di euro per il 2011. Sembra abbastanza modesto se
comparato con Frontex che ha un budget di 86 milioni di euro e con
la lunga lista di compiti che dovete portare a termine quest’anno.
Come vi state confrontando con questo?
EASO è in questo
momento in una fase di inizio. Ho assunto il mio ruolo il 1 Febbraio
2011, mentre Frontex è un’agenzia pienamente funzionante da diversi
anni. Quindi comparare i budget di EASO e Frontex a questo stadio
non mi sembra corretto. Il budget allocato è formato da soldi
pubblici, l’Agenzia deve prima dare prova di se stessa e sviluppare
pienamente le sue attività. Un budget che cresca in modo graduale è
previsto dalla Commissione Europea. Quando le attività EASO saranno
riconosciute e saranno in grado di provare la loro importanza e il
valore aggiunto, a quel punto spero che, se necessarie, avremo più
possibilità.
Intervista realizzata dall’ECRE,
www.ecre.org
Edizione italiana a
cura di Valeria Carlini, CIR
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