Intervento del Presidente Napolitano alla Giornata Mondiale del
Rifugiato in occasione del 60° anniversario della Convenzione di
Ginevra sullo status dei Rifugiati
Roma, 20/06/2011
Ringrazio vivamente
per l'invito che mi è stato rivolto e che ho accolto ben volentieri.
Desidero anche esprimere il mio caloroso apprezzamento per la scelta
dell'Alto Commissario, l'amico Guterres, di celebrare in Italia, a
Roma e all'indomani della sua visita a Lampedusa, la Giornata
Mondiale del Rifugiato. La sua presenza tra noi è un segno di
attenzione che accogliamo con compiacimento, ed è una preziosa
occasione di chiarimento sul tema generale dell'asilo e sulle
vicende che di recente hanno in modo particolare coinvolto l'Italia.
Va, innanzitutto, riconosciuto e sottolineato il merito storico che
l'Alto Commissariato dell'ONU per i rifugiati ha acquisito nei
decenni, affrontando drammatiche crisi ed emergenze, operando in
circostanze ambientali diverse e difficili, compiendo sforzi
straordinari per alleviare le sofferenze umane e prendersi cura di
un gran numero di persone, e in particolare di donne e bambini, che
avevano bisogno di ogni specie di soccorsi e chiedevano asilo.
La missione dell'Alto Commissariato è ben lontana dall'esaurirsi,
perché resta purtroppo assai ardua la prospettiva di un mondo di
pace e di libertà, non più segnato da conflitti, persecuzioni e
discriminazioni.
E dovunque, anche in Italia, si deve prendere più largamente
coscienza della persistenza, della possibile ulteriore estensione
del flusso dei rifugiati, della dimensione mondiale del fenomeno e
della responsabilità cui nessun paese civile può sottrarsi. Nessun
paese fedele ai principi delle Nazioni Unite e agli obblighi delle
Convenzioni internazionali ; in particolare, nessun paese ricco,
progredito economicamente e socialmente, e dotato di un'autentica
cultura dei diritti e della solidarietà. Non è immaginabile che ci
si possa adagiare o attardare in egoistiche chiusure nazionali ; che
ci si possa illudere di esorcizzare così la realtà che preme alle
nostre porte, la pressione che si trasmette da un continente
all'altro per effetto dell'aspirazione alla pace e alla vita che
muove tanti diseredati.
Questo è il significato della Giornata Mondiale del Rifugiato, e ciò
che essa dice anche al nostro paese. L'Italia si sta misurando con
le ricadute dei movimenti liberatori, dei veri e propri moti
rivoluzionari, che da mesi stanno scuotendo il mondo arabo, il Nord
Africa, il Medio Oriente. Essa di certo non poteva guardare con
indifferenza o distacco agli avvenimenti in Libia, un paese a noi
così vicino e col quale abbiamo nel tempo stabilito rapporti così
intensi ; essa non poteva rimanere inerte dinanzi all'appello del
Consiglio di Sicurezza perché si proteggesse una popolazione che
chiede libertà, autonomia, giustizia, perché la si proteggesse dalla
feroce repressione del regime del colonnello Gheddafi e le si
aprisse la prospettiva di una pacifica evoluzione politica e civile
verso forme di reggimento democratico. E' nostro impegno, sancito
dal Parlamento, restare schierati con le forze di altri paesi che
hanno raccolto l'appello delle Nazioni Unite.
L'afflusso sulle nostre coste, in particolare su quelle di Lampedusa
- più vicine alla Libia e alla Tunisia - di rifugiati e richiedenti
asilo di varie nazionalità africane, pone problemi non lievi alle
nostre istituzioni e amministrazioni. Problemi non lievi perché si
tratta di un afflusso improvviso e intenso, giorno dopo giorno, e
perché esso si è aggiunto ad un afflusso, anch'esso bruscamente
intensificatosi, di immigrati illegali provenienti dalla Tunisia.
Non si deve perdere, da parte dell'opinione pubblica italiana, la
distinzione tra i due fenomeni : bisogna affrontarli insieme ma su
piani anche giuridicamente diversi, secondo le rispettive regole
quali finora definite in sede di Unione Europea.
E' giusto, in questa occasione, sollecitare attenzione e
collaborazione, innanzitutto al livello europeo, per le prove cui
sta facendo fronte l'Italia, considerando che essa rappresenta agli
occhi tanto dei migranti in cerca di lavoro e di vita migliore,
quanto dei richiedenti protezione e asilo, la porta dell'Europa.
Nello stesso tempo, per quel che riguarda il problema dei rifugiati,
noi italiani dobbiamo sapere o ricordare che altri paesi europei,
tra i quali la Germania, il Regno Unito, la Francia, i Paesi Bassi e
quelli scandinavi, hanno accolto e integrato un numero di rifugiati
- in rapporto alla popolazione - molto superiore a quelle registrato
in Italia.
Il problema che ci si pone è piuttosto quello di colmare i vuoti che
ancora presentano la nostra legislazione nazionale e il nostro
sistema di accoglienza, protezione e integrazione.
Va però positivamente sottolineato come sia stato importante il
recepimento in Italia delle direttive europee del 2003, 2004 e 2005
in materia di asilo, e come, proprio di fronte alle recenti
emergenze, la nostra Guardia Costiera e la nostra Marina Militare si
siano generosamente impegnate per il salvataggio di profughi diretti
verso le coste siciliane su imbarcazioni a rischio di naufragio. E a
ciò hanno cooperato con slancio e abnegazione, specie a Lampedusa,
tanti cittadini, autorità locali e forze di polizia. Purtroppo non
si è riusciti ad evitare orribili sciagure, vere e proprie stragi di
innocenti, vittime di un turpe criminoso traffico di esseri umani
che richiede ben più energici interventi della comunità
internazionale.
Questo è lo spirito, questi sono gli intenti, secondo i quali -
Signor Alto Commissario e caro amico Guterres - confido che l'Italia
farà la sua parte, contando su un più efficace e coordinato impegno
comune.
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