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VITTIME DI TORTURA, MONI OVADIA INCONTRA I RIFUGIATI DEL LABORATORIO TEATRALE CIR –GUARDA GALLERIA FOTOGRAFICA E VIDEO


 

25 luglio 2010 - Lo scorso 16 giugno Moni Ovadia è venuto a visitare il laboratorio di riabilitazione psicosociale del CIR, che si tiene con incontri regolari presso un barcone ormeggiato sul Tevere. Lì ha incontrato e si è intrattenuto con i 14 partecipanti al laboratorio, richiedenti asilo e rifugiati sopravvissuti ad esperienze di tortura. Riportiamo di seguito alcuni dei più significativi passi di questo speciale incontro, da cui è stata tratta una galleria fotografica – realizzata da Mirko Notarnicola- e un video - realizzato da Artigiani Digitali.

 

All’incontro erano presenti la coordinatrice del progetto Fiorella Rathaus, gli operatori e i registi-formatori Nube Sandoval & Bernardo Rey.

Moni Ovadia ha parlato di tortura, di rispetto dei diritti umani e della magia del teatro.

Riportiamo di seguito alcuni dei più significativi passi di questo speciale incontro, da cui è stata tratta una galleria fotografica – realizzata da Mirko Notarnicola- e un video - realizzato da Artigiani Digitali-, quest’ultimo trasmesso lo scorso 26 giugno, Giornata internazionale a sostegno delle vittime di tortura, al Teatro Argentina di Roma, prima dello spettacolo teatrale ‘Lampedusa Mon Amour’, diretto da Nube Sandoval & Bernardo Rey.


 

Parla Moni Ovadia:

 

Ho avuto un moto di lacrime quando lo straordinario solista ha raccontato la sua esperienza, con questo straordinario talento narrativo degli africani, che hanno ancora una cultura.

Era un momento di teatro sconvolgente”.

 

I registi in questo laboratorio hanno coniugato – in un’operazione di cui abbiamo un bisogno vitale – teatro civile e teatro rituale; è una poderosa indicazione di linguaggio e di contenuti”.

E poi rivolgendosi direttamente ai partecipanti/attori:

Non so quanto voi lo sappiate: ma quello che voi fate/avete fatto è di eccezionale valore.

Dovrebbe essere visto da tutti, soprattutto nel nostro paese”.

 

Quello che voi avete fatto non si può raccontare in un libro, forse neanche in un film, perché mancherebbe la vostra presenza fisica.

Voi raccontate una verità terribile.

Solo il teatro può permettere a noi di ascoltare questa verità senza essere distrutti.

Perché la verità è talmente terribile che ascoltarla diventerebbe impossibile se non ci fosse questo strumento grandioso che è il teatro”.

 

A volte ti manca il coraggio di guardare l’orrore da vicino. Siamo tutti un po’ vigliacchi, forse spaventati.

Credo che voi ci permettiate di entrare in relazione con le cose terribili che avete vissuto e fare capire anche a noi quale è la cosa più importante della vita: la dignità dell’essere umano è la cosa più preziosa che esista.

E al potere, invece, della dignità dell’uomo non importa nulla.

Vorrei che sapeste: noi abbiamo bisogno di questo più di voi.

Abbiamo bisogno, in questo paese, in Occidente, di tornare a capire che il valore più sacro è l’essere umano. Perché noi ce lo siamo dimenticati.

Tutti non fanno altro che parlare di sviluppo, di produzione e nessuno parla degli uomini, della vita, della natura.

Abbiamo bisogno di capire”

 

Quello che state facendo è straordinario: ‘ruberò’ molte idee.

Voi siete padroni del futuro. Io vi ringrazio perché vuole dire che mi avete dato un pezzo di futuro.

Oggi sono un po’ meno vecchio”.

 

 

Sempre sul tema tortura e del teatro, riportiamo l’articolo scritto da Moni Ovadia per il quotidiano L’Unità, dedicato all’incontro avuto con i rifugiati del laboratorio di riabilitazione psicosociale del CIR.

 

L’UNITA’ DEL 19 GIUGNO 2010- VOCI D’AUTORE

La verità del teatro- di Moni Ovadia

 

I primi due versi del sonetto di Gigi Proietti «Teatro» recitano così: «viva er teatro dove tutto è finto/ ma gnente c’è de farzo e questo è vero». Viva il teatro dove tutto è finto/ ma non c’è niente di falso e questo è vero. Raramente mi è capitato di incontrare una sintesi più felice del significato del teatro come quella che il magnifico Proietti ha saputo esprimere in questi versi. Il teatro è luogo di verità perché è vero nella finzione e permette anche alla più dolorosa o atroce delle verità di farsi strada nelle menti e nei cuori degli uomini senza che lo sguardo della medusa li pietrifichi. Mercoledì mattina scorso ho capito fino a che punto la verità espressa dal teatro sia necessaria assistendo alla perturbante performance di un gruppo di attori non professionisti di diversi paesi africani, tutti rifugiati in Italia per motivi politici dopo avere subito la terrificante esperienza della tortura. Guidati in un laboratorio dai registi e didatti colombiani Nube Sandoval e Bernardo Rey sotto l’egida del Consiglio Italiano per i Rifugiati nel quadro del progetto Vito (vittime della Tortura) hanno dato vita ad un evento che coniuga il teatro civile e quello rituale ripercorrendo le loro esperienze e consentendo a me che partecipavo con un nodo alla gola a quella rappresentazione di sentire l’umanità più intensa come emerge nella realtà più estrema della violenza e del dolore. Il teatro può anche questo perché è sacrario laico della intima e lancinante intimità umana. Non stupisce dunque che in Italia fra le voci più coraggiose e anticonformiste della nostra coscienza civile ci siano teatranti e uomini di spettacolo. Per lo stesso motivo si capisce perché una classe politica di governo piccola e incolta animata dal tipico revanscismo dei mediocri cerchi di distruggere uno dei patrimoni più preziosi di un paese e delle sue generazioni future.


 


 

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