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Nota Programmatica approvata dal Comitato Direttivo


 

28 maggio 2011


 


 

Negli incontri del Comitato Direttivo del CIR, in questi ultimi mesi, è emersa la necessità di sviluppare una visione programmatica più ampia a medio - lungo termine, comunque con una ricaduta nell’immediato, che affronti i nodi principali della sempre più difficile situazione dei rifugiati.

La ragion d’essere del CIR, che raggruppa un importante numero di altri enti espressione della società civile italiana, è di favorire un impatto più incisivo rispetto a quello dei singoli enti che ne fanno parte, sempre nell’ambito specifico del diritto d’asilo e della protezione, realizzando, attraverso un dibattito approfondito, una sintesi “politica” e “operativa” più alta .

L’auspicato maggior coinvolgimento degli enti membri nella vita del CIR ha lo scopo di rafforzare ulteriormente questa sinergia e potenziare l’impatto.


 

Nei vari incontri sono state identificate quattro aree di chiara priorità:


 

  1. Il contesto culturale è in questo periodo caratterizzato – non solo in Italia – da tendenze verso l’esclusione sociale; l’esclusione del “diverso”; la xenofobia; la mancanza di spirito di solidarietà, il razzismo e la violenza razzista.

E’ un contesto in cui la condizione del rifugiato, dall’ammissione al territorio, all’accoglienza, al riconoscimento dei diritti fino all’integrazione socio-economica e culturale trova immensi ostacoli non riconducibili solamente a lacune della normativa o delle strutture amministrative. In altre parole: proteggere i rifugiati oggi vuol dire anche affrontare il drammatico contesto specifico della loro vita in esilio.


 

  1. L’accesso alla protezione: è davanti agli occhi di tutti, certamente non solo a causa degli avvenimenti e delle tragedie nel Mediterraneo negli ultimi mesi, che la prima difficoltà che il rifugiato affronta è quella di avere accesso alla protezione e quindi, secondo il regime giuridico attuale, accesso al territorio del paese di asilo.

Se nell’Unione Europea viene stimato che circa il 90% di tutti i richiedenti asilo è costretto all’arrivo irregolare nel territorio dell’Unione Europea, per l’Italia questa percentuale si avvicina al 100%. Né la normativa internazionale, né quella comunitaria, né quella italiana hanno fin qui stabilito regole sull’accesso alla protezione anche se negli ultimi anni il tema è sempre più dibattuto.

 

  1. L’integrazione: già da tempo viene pressoché in tutte le riunioni sollevata la grandissima difficoltà del rifugiato in Italia di entrare nel percorso verso l’integrazione lavorativa, alloggiativa, sociale e culturale anche per mancanza di uno specifico programma complessivo del Governo per favorire tale percorso. Il CIR, come anche alcuni enti aderenti al CIR, sta attuando progetti che da una parte cercano di riempire vuoti istituzionali e dall’altra di creare modelli, auspicando che poi questi siano messi a regime. Però la messa a regime non avviene e gli interventi rimangono parziali e a beneficio soltanto di un limitato numero di rifugiati.


 

  1. Protezione e assistenza in paesi terzi: secondo molte voci all’interno del Comitato Direttivo, la strada intrapresa dal CIR in Libia e in Algeria e la sua attività di partecipazione alla rete Euromediterranea per i diritti umani dovrà essere continuata, rafforzata e ampliata, in particolare nell’area mediterranea. E’stato ed è considerato insufficiente occuparsi dei rifugiati solo a partire dal momento del loro arrivo fisico sul territorio italiano. Le chiare tendenze dell’Unione Europea che vanno sempre più nella direzione di spostare le frontiere esterne nei territori di Stati terzi, e verso i confini di tali Stati con paesi ancor più lontani, e che puntano all’ tendenza all’esternalizzazione dei controlli delle frontiere e del contrasto all’immigrazione irregolare, richiedono delle risposte “sul campo” e iniziative utili a garantire i principi elementari del regime internazionale di protezione.


 


 

La dimensione comunitaria non viene qui menzionata come priorità a se stante considerando che le aree sopra elencate richiedono comunque risposte non solo italiane ma anche dell’Unione Europea. L’impegno a promuovere i diritti dei rifugiati a livello comunitario è quindi implicito.


 

E’ evidente che la promozione di iniziative efficaci in queste aree prioritarie richiede una grande mobilitazione che solo l’insieme di tutti gli enti membri del CIR – in sinergia con altri enti, innanzitutto con l’UNHCR - può garantire.

Seguendo le indicazioni emerse durante il dibattito interno si istituiranno, ai sensi dell’articolo 12 comma 7 dello Statuto del CIR, Commissioni del Comitato Direttivo, per ognuna delle aree tematiche individuate.

Le Commissioni dovranno sviluppare strategie specifiche; elaborare programmi di attività; verificare le risorse disponibili e identificare ulteriori risorse, progetti, iniziative. Ai partecipanti sarà richiesto di integrare i programmi del proprio ente di appartenenza in una programmazione tematica congiunta. Le Commissioni potranno anche invitare figure esterne al CIR sulla base della loro competenza nella materia della Commissione per garantire un arricchimento anche sul piano scientifico.

Le Commissioni rapporteranno al Comitato Direttivo, che rimane l’organo decisionale, e nel quale si cercheranno contributi anche da parte di altri enti non facenti parte della specifica Commissione.


 

Allargamento della base associativa: Dal dibattito è emersa anche la volontà di allargare la base associativa del CIR. L’allargamento sarà importante per aumentare l’incisività dell’azione del CIR. L’allargamento sarà limitato ad associazioni e altri enti collettivi, inclusi quelli operanti solo a livello locale o in una parte del territorio e senza partecipazione al Comitato Direttivo.

Inoltre verrà lanciata la campagna “Amici del CIR” e verrà potenziata la rete di ‘amici’ di Facebook. Gli “amici” non diventeranno soci, potranno però costituirsi in un’associazione, che a sua volta potrebbe entrare a far parte dell’Assemblea.