CIR

 Consiglio Italiano per i Rifugiati onlus 

Via del Velabro 5/A
00186 Roma
Tel.06-69200114
Fax.06-69200116
cir@cir-onlus.org

Chi siamo Presidente Direzione e Struttura Bilancio Dove siamo COME AIUTARE  CONTATTI Home

ATTIVITA'

Cosa facciamo

Utenza CIR

Rapporti annuali

 

PROGETTI

Servizi sul territorio

Integrazione

Gruppi vulnerabili

Collaborazioni Internazionali

 

I RIFUGIATI

Chi è un rifugiato

Glossario

Quadro statistico

Le storie

 

PAESI DI ORIGINE

 

DIRITTI

La procedura in Italia

Informazioni pratiche

Archivio giuridico

 

COMUNICAZIONE

Ufficio Stampa 

Comunicati news

Cir Notizie

Pubblicazioni

Interviste

 

FORMAZIONE

Corsi e Master

 

COLLABORA CON NOI

 

LINK

 

Video CIR su

______________

 

Risoluzione consigliata 1024x768

webmaster

Gemma Criscuolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

Progetto Badolato

 

BADOLATO – CALABRIA –ITALIA

Il paese di Badolato, sulla costa jonica della Calabria, è diventato famoso per essere stato il centro di un'esperienza rara di accoglienza, di convivenza, di integrazione e di rispetto fra genti appartenenti a culture diverse.

Il progetto pilota “ O focularu, the home project”  realizzato a Badolato dal Comune insieme al CIR, è un  modello unico di accoglienza e di solidarietà con i rifugiati in una zona depressa e dimenticata.

 Un progetto nato su uno slancio di solidarietà umana, che ha proseguito e si  è sviluppato oltre l’emergenza.

Badolato?

Badolato Superiore è un piccolo borgo medievale arroccato su una collina. Fu costruito perché non fosse visibile dal mare, per proteggerlo dalle scorrerie dei pirati turchi. E proprio dal Kurdistan turco provenivano gli uomini e le donne sbarcati sulla spiaggia badolatese nel dicembre del 1997. Il borgo era da alcuni anni quasi completamente spopolato. Contava circa cinquecento abitanti, per lo più anziani. Era un paese fantasma. Le ragioni dello spopolamento sono quelle delle ondate migratorie che hanno visto i badolatesi trasferirsi nelle Americhe prima e nei paesi ricchi dell'Europa continentale o nel Nord Italia poi. Ma sono anche da attribuirsi alla politica di edilizia popolare intrapresa dalle varie amministrazioni comunali successivamente all'alluvione che ha colpito il paese nel '51.

La storia

Tutto comincia una domenica di mezza estate, il 24 agosto 1997, circa 460 immigrati asiatici sbarcano sulla costa di Badolato, un paese della costiera jonica catanzarese. Tra loro ci sono 266 kurdi, provenienti dalla Turchia e dall'Iraq. I giornali gridano all'invasione. La questura si allarma, dal Viminale arrivano precise indicazioni: non accogliere eventuali richieste d'asilo, procedere rapidamente con le espulsioni.Già tre mesi prima, circa 200 kurdi sbarcarono a Guardavalle, sempre sulla jonica catanzarese,  trenta di loro chiesero asilo politico al governo italiano dichiarandosi perseguitati in fuga. Tutte le domande furono respinte.

I "clandestini" di Badolato (oltre ai kurdi c'erano pakistani e cingalesi) sembrano suscitare allarme più sulle colonne dei grandi quotidiani, nei salotti televisivi e nelle sedi dei partiti che nella popolazione. A Badolato, in una zona dove certo i problemi non mancano, parte invece una vera e propria gara di solidarietà.

E' l’ arrivo della nave Ararat, che trasportava in condizioni disumane 836 persone è del 26 dicembre del 1997 a dare una svolta decisiva. Questa volta i profughi maschi furono provvisoriamente alloggiati nella scuola media di Badolato Superiore e le donne con i bambini in un campo della vicina cittadina di Soverato.e Gagliato.Come era accaduto in occasione del primo sbarco ci furono esemplari manifestazioni di solidarietà da parte dei badolatesi. Probabilmente perché è gente che ha saputo riconoscersi perché ha  subìto il dramma dell'emigrazione ed ha rivisto amplificato negli occhi di questi esuli il dolore di se stessi e dei propri parenti, oppure forse per un senso radicato di ospitalità ereditato dalla cultura greca, o, più semplicemente, per "nuda" umanità.

Ma questa volta il piccolo borgo fece ulteriori passi nell'applicare il suo spirito di solidarietà.  Il gesto più  importante simbolicamente di questa vicenda risale al 31 dicembre, pochi giorni dopo lo sbarco, quando i badolatesi offrirono ai kurdi, che professano la religione musulmana, il Monastero, una delle chiese più importanti del paese, affinché potessero festeggiare l'inizio del nuovo anno (Newroz).

Subito dopo la prima accoglienza, è nato il progetto pilota del Comune di Badolato con il CIR  per dare dignità e riunire le famiglie che erano state separate al momento dello sbarco. Viene stanziato un finanziamento di  1 miliardo e mezzo delle vecchie lire grazie al quale il comune doveva acquistare 20 alloggi da ristrutturare e dare agli immigrati. E in quell'occasione che il CIR apre la sua sede a Badolato

L'allora Sindaco, Gerardo Mannello, e il Consiglio Comunale decisero di chiedere ai cittadini badolatesi la disponibilità delle case abbandonate del borgo per ospitarvi le famiglie kurde. Vennero consegnate ottanta chiavi. Tredici famiglie kurde scelsero di restare. Il Ministero degli Affari Sociali finanziò le minime ristrutturazioni delle abitazioni e, inizialmente, l'acquisto dei beni di prima necessità.

Così iniziò la convivenza fra italiani e rifugiati ( kurdi  e non solo)  in un piccolo paese, che da allora viene chiamato scherzosamente Kurdolato. Da allora si è istaurata una convivenza pacifica di scambio e di rispetto reciproci.

I bambini kurdi sono andati a scuola, hanno imparato prestissimo l'italiano, hanno legato con i propri coetanei ed eletto proprie "nonne" alcune anziane del paese. Ma anche tra gli adulti c'é stato un grosso sforzo di comunicazione che ha portato alla nascita di una specie di lingua franca.

Oggi , ai curdi si sono aggiunti anche bambini delle  famiglie etiopi con  asilo umanitario che frequentano le scuole dell'obbligo elementari e medie.

Alcuni kurdi cominciarono, all'epoca, a lavorare nell'agricoltura e nell'edilizia. Inoltre, l'amministrazione locale promosse, alcune iniziative comuni: l'apertura di un ristorante e quella di un negozio di ceramiche a produzione artigianale. Alcune ceramiche furono acquistate dal Comune stesso e utilizzate per segnalare i nomi delle vie e dei numeri civici del borgo.

L'amministrazione locale di Badolato penso allora di creare dei nuovi sbocchi lavorativi con un progetto di ristrutturazione delle case abbandonate del borgo a scopi turistici..L'idea era quella di trasformare Badolato Superiore in una specie di villaggio turistico, di "paese albergo" interculturale. Il progetto non era peregrino, ma nasceva dalla considerazione che, negli ultimi anni, alcune case del borgo erano state acquistate e ristrutturate da turisti svizzeri e tedeschi, che vi trascorrevano e vi trascorrono l'estate. Il progetto fu approvato nel febbraio del 1998 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che stanziò un miliardo e mezzo di lire per la sua realizzazione.

Badolato oggi

 Attualmente vivono a Badolato circa 40 rifugiati.  26 persone inserite nel progetto PNA e ospitate nelle 7 case restaurate e già state consegnate al CIR e ospitano  famiglie di rifugiati..  Molti sono Etiopi.  Ma anche kurdi, congolesi, armeni ed eritrei. Oggi a Badolato  superiore vivono circa 40 rifugiati su una popolazione di 500 persone.

Bambini kurdi, etiopi ed eritrei ( asilo umanitario) frequentano la scuola del paese.

      Gli uomini adulti lavorano nell’agricoltura e studiano la lingua con i corsi serali.

      Dopo i  400 rifugiati accolti nel  97, Badolato ha accolto e assistito una media di circa 100  persone l’anno.    

 Attività lavorative dei rifugiati che si sono stabiliti a Badolato dopo la fine del PNA

Una famiglia curda ( 7 persone) ha aperto un negozio di alimentari a Badolato Marina dove vende sia prodotti italiani che curdi  e turchi.

Altri lavorano nell’agricoltura. 

Sviluppo economico di Badolato

 L’improvvisa visibilità di questo paesino dimenticato in una natura incontaminata, di rara bellezza e un con  clima estremamente mite ha spinto molti ( italiani, inglesi, tedeschi, francesi) a comprare una casa nel vecchio borgo per passarvi le vacanze o come alcuni viverci la propria pensione. I Bed and Breakfast nel Borgo antico sono 14.

 Oggi Badolato nonostante le difficoltà legislative e i ritardi burocratici, continua ad essere il punto di riferimento per i kurdi in Calabria e per tutti rifugiati che arrivano qui, siano essi etiopi, somali o provenienti da altre zone dove le loro vite erano in pericolo.

A distanza di 8 anni l'esperienza  di accoglienza, di solidarietà e di integrazione realizzata dal Comune di Badolato insieme al CIR rimane un esperienza unica al mondo, un modello di accoglienza umana e di convivenza possibile.. 

La speranza, la volontà, non è solo è quella che si continui a lavorare per offrire una nuova prospettiva di vita ai rifugiati a Badolato e, in questo modo al borgo stesso, ma è sopratutto che altri borghi, altri comuni, altre comunità, più o meno grandi più o meno "dimenticati", si rendano disponibili ad applicare "il modello Badolato" alle proprie comunità, dimostrandosi solidali verso chi non ha più una casa nel proprio paese, né  vi ha più le condizioni per la semplice sopravvivenza, e ridando, allo stesso tempo, slancio, vita e linfa ( molti rifugiati sono giovani, donne, bambini..) a piccoli ed antichi comuni che rischiano di scomparire.

Articoli

4 ottobre 2006 National Geographic: " Villaggio globale - la rinascita di un paesino calabro"

5 febbraio 2006 ADNKRONOS: "Badolato il borgo dei rifugiati candidato al World habitat Award"

4 gennaio 2006 IL CORRIERE DELLA SERA: "Badolato il paese fantasma rinato grazie ai profughi curdi"