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BADOLATO
– CALABRIA –ITALIA
Il
paese di Badolato, sulla costa jonica della Calabria, è diventato
famoso per essere stato il centro di un'esperienza rara di
accoglienza, di convivenza, di integrazione e di rispetto fra
genti appartenenti a culture diverse.
Il
progetto pilota “ O focularu, the home project”
realizzato a Badolato dal Comune insieme al CIR, è un
modello unico di accoglienza e di solidarietà con i rifugiati in
una zona depressa e dimenticata.
Un
progetto nato su uno slancio di solidarietà umana, che ha
proseguito e si è sviluppato oltre l’emergenza.
Badolato?
Badolato
Superiore è un piccolo borgo medievale arroccato su una collina.
Fu costruito perché non fosse visibile dal mare, per proteggerlo
dalle scorrerie dei pirati turchi. E proprio dal Kurdistan turco
provenivano gli uomini e le donne sbarcati sulla spiaggia
badolatese nel dicembre del 1997. Il borgo era da alcuni anni
quasi completamente spopolato. Contava circa cinquecento abitanti,
per lo più anziani. Era un paese fantasma. Le ragioni dello
spopolamento sono quelle delle ondate migratorie che hanno visto i
badolatesi trasferirsi nelle Americhe prima e nei paesi ricchi
dell'Europa continentale o nel Nord Italia poi. Ma sono anche da
attribuirsi alla politica di edilizia popolare intrapresa dalle
varie amministrazioni comunali successivamente all'alluvione che
ha colpito il paese nel '51.
La
storia
Tutto
comincia una domenica di mezza estate, il 24 agosto 1997, circa
460 immigrati asiatici sbarcano sulla costa di Badolato, un paese
della costiera jonica catanzarese. Tra loro ci sono 266 kurdi,
provenienti dalla Turchia e dall'Iraq. I giornali gridano
all'invasione. La questura si allarma, dal Viminale arrivano
precise indicazioni: non accogliere eventuali richieste d'asilo,
procedere rapidamente con le espulsioni.Già tre mesi prima, circa
200 kurdi sbarcarono a Guardavalle, sempre sulla jonica
catanzarese, trenta di loro chiesero asilo politico al
governo italiano dichiarandosi perseguitati in fuga. Tutte le
domande furono respinte.
I
"clandestini" di Badolato (oltre ai kurdi c'erano
pakistani e cingalesi) sembrano suscitare allarme più sulle
colonne dei grandi quotidiani, nei salotti televisivi e nelle sedi
dei partiti che nella popolazione. A Badolato, in una zona dove
certo i problemi non mancano, parte invece una vera e propria gara
di solidarietà.
E'
l’ arrivo della nave Ararat, che trasportava in condizioni
disumane 836 persone è del 26 dicembre del 1997 a dare una svolta
decisiva. Questa volta i profughi maschi furono provvisoriamente
alloggiati nella scuola media di Badolato Superiore e le donne con
i bambini in un campo della vicina cittadina di Soverato.e
Gagliato.Come era accaduto in occasione del primo sbarco ci furono
esemplari manifestazioni di solidarietà da parte dei badolatesi.
Probabilmente perché è gente che ha saputo riconoscersi perché
ha subìto il dramma dell'emigrazione ed ha rivisto
amplificato negli occhi di questi esuli il dolore di se stessi e
dei propri parenti, oppure forse per un senso radicato di
ospitalità ereditato dalla cultura greca, o, più semplicemente,
per "nuda" umanità.
Ma
questa volta il piccolo borgo fece ulteriori passi nell'applicare
il suo spirito di solidarietà. Il gesto più
importante simbolicamente di questa vicenda risale al 31 dicembre,
pochi giorni dopo lo sbarco, quando i badolatesi offrirono ai
kurdi, che professano la religione musulmana, il Monastero, una
delle chiese più importanti del paese, affinché potessero
festeggiare l'inizio del nuovo anno (Newroz).
Subito
dopo la prima accoglienza, è nato il progetto pilota del Comune
di Badolato con il CIR per dare dignità e riunire le
famiglie che erano state separate al momento dello sbarco. Viene
stanziato un finanziamento di 1 miliardo e mezzo delle
vecchie lire grazie al quale il comune doveva acquistare 20
alloggi da ristrutturare e dare agli immigrati. E in
quell'occasione che il CIR apre la sua sede a Badolato
L'allora
Sindaco, Gerardo Mannello, e il Consiglio Comunale decisero di
chiedere ai cittadini badolatesi la disponibilità delle case
abbandonate del borgo per ospitarvi le famiglie kurde. Vennero
consegnate ottanta chiavi. Tredici famiglie kurde scelsero di
restare. Il Ministero degli Affari Sociali finanziò le minime
ristrutturazioni delle abitazioni e, inizialmente, l'acquisto dei
beni di prima necessità.
Così
iniziò la convivenza fra italiani e rifugiati ( kurdi e non
solo) in un piccolo paese, che da allora viene chiamato
scherzosamente Kurdolato. Da allora si è istaurata una convivenza
pacifica di scambio e di rispetto reciproci.
I
bambini kurdi sono andati a scuola, hanno imparato prestissimo
l'italiano, hanno legato con i propri coetanei ed eletto proprie
"nonne" alcune anziane del paese. Ma anche tra gli
adulti c'é stato un grosso sforzo di comunicazione che ha portato
alla nascita di una specie di lingua franca.
Oggi
, ai curdi si sono aggiunti anche bambini delle famiglie
etiopi con asilo umanitario che frequentano le scuole
dell'obbligo elementari e medie.
Alcuni
kurdi cominciarono, all'epoca, a lavorare nell'agricoltura e
nell'edilizia. Inoltre, l'amministrazione locale promosse, alcune
iniziative comuni: l'apertura di un ristorante e quella di un
negozio di ceramiche a produzione artigianale. Alcune ceramiche
furono acquistate dal Comune stesso e utilizzate per segnalare i
nomi delle vie e dei numeri civici del borgo.
L'amministrazione
locale di Badolato penso allora di creare dei nuovi sbocchi
lavorativi con un progetto di ristrutturazione delle case
abbandonate del borgo a scopi turistici..L'idea era quella di
trasformare Badolato Superiore in una specie di villaggio
turistico, di "paese albergo" interculturale. Il
progetto non era peregrino, ma nasceva dalla considerazione che,
negli ultimi anni, alcune case del borgo erano state acquistate e
ristrutturate da turisti svizzeri e tedeschi, che vi trascorrevano
e vi trascorrono l'estate. Il progetto fu approvato nel febbraio
del 1998 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che stanziò
un miliardo e mezzo di lire per la sua realizzazione.
Badolato
oggi
Attualmente
vivono a Badolato circa 40 rifugiati. 26 persone inserite
nel progetto PNA e ospitate nelle 7 case restaurate e già state
consegnate al CIR e ospitano famiglie di rifugiati..
Molti sono Etiopi. Ma anche kurdi, congolesi, armeni ed
eritrei. Oggi a Badolato superiore vivono circa 40 rifugiati
su una popolazione di 500 persone.
Bambini
kurdi, etiopi ed eritrei ( asilo umanitario) frequentano la scuola
del paese.
Gli uomini adulti lavorano nell’agricoltura e studiano la
lingua con i corsi serali.
Dopo i 400 rifugiati accolti nel 97, Badolato ha
accolto e assistito una media di circa 100 persone l’anno.
Attività
lavorative dei rifugiati che si sono stabiliti a Badolato dopo la
fine del PNA
Una
famiglia curda ( 7 persone) ha aperto un negozio di alimentari a
Badolato Marina dove
vende sia prodotti italiani che curdi e turchi.
Altri
lavorano nell’agricoltura.
Sviluppo
economico di Badolato
L’improvvisa
visibilità di questo paesino dimenticato in una natura
incontaminata, di rara bellezza e un con clima estremamente
mite ha spinto molti ( italiani, inglesi, tedeschi, francesi) a
comprare una casa nel vecchio borgo per passarvi le vacanze o come
alcuni viverci la propria pensione. I Bed and Breakfast nel Borgo
antico sono 14.
Oggi
Badolato
nonostante le difficoltà legislative e i ritardi burocratici,
continua ad essere il punto di riferimento per i kurdi in Calabria
e per tutti rifugiati che arrivano qui, siano essi etiopi, somali
o provenienti da altre zone dove le loro vite erano in pericolo.
A
distanza di 8 anni l'esperienza di accoglienza, di
solidarietà e di integrazione realizzata dal Comune di Badolato
insieme al CIR rimane un esperienza unica al mondo, un modello di
accoglienza umana e di convivenza possibile..
La
speranza, la volontà, non è solo è quella che si continui a
lavorare per offrire una nuova prospettiva di vita ai rifugiati a
Badolato e, in questo modo al borgo stesso, ma è sopratutto che
altri borghi, altri comuni, altre comunità, più o meno grandi più
o meno "dimenticati", si rendano disponibili ad
applicare "il modello Badolato" alle proprie comunità,
dimostrandosi solidali verso chi non ha più una casa nel proprio
paese, né vi ha più le condizioni per la semplice
sopravvivenza, e ridando, allo stesso tempo, slancio, vita e linfa
( molti rifugiati sono giovani, donne, bambini..) a piccoli ed
antichi comuni che rischiano di scomparire.
Articoli
4 ottobre
2006 National Geographic: " Villaggio globale - la rinascita di un
paesino calabro"
5 febbraio 2006
ADNKRONOS: "Badolato il borgo dei rifugiati candidato al World habitat
Award"
4 gennaio 2006 IL CORRIERE DELLA SERA: "Badolato
il paese fantasma rinato grazie ai profughi curdi"
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