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PROSEGUONO LE ATTIVITA’ DEL PROGETTO “DUBLINERS”

17 febbraio 2010 - Continuano le attività del Progetto Dubliners, di cui il CIR è capofila, co-finanziato dalla Commissione Europea- Direzione Generale Giustizia, Libertà e Sicurezza e dal Ministero dell’Interno italiano.  Il Progetto vede la partecipazione di importanti enti europei di tutela dei rifugiati, quali: la Caritas Svezia; la Commissione Spagnola di Aiuto al Rifugiato- CEAR; il Consiglio Greco per i Rifugiati- GCR; il Comitato Helsinki Ungherese– HHC e Pro-Asyl- Germania. Ciascuna Organizzazione, ad eccezione di quella tedesca, partecipa in collaborazione con la rispettiva Unità Dublino.

In questa fase del Progetto Dubliners (per intero“Research and exchange of experience and practice on the implementation of the Council Regulation Dublin II establishing the criteria  and the mechanism for determining the Member State responsible for examining an asylum application lodged in one of the Member State by third country national”) i partner stanno elaborando un report finale, contenente i principali risultati delle attività di ricerca condotte dal gruppo di lavoro, nonché proposte congiunte da sottoporre alla Commissione Europa, per una modifica del Regolamento Dublino (Reg. 343/2003), che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda d'asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo, sulla base dei bisogni rilevati.

La ricognizione sul “Sistema Dublino” è stata compiuta dal gruppo di lavoro attraverso la somministrazione di specifici questionari, rivolti non soltanto alle pubbliche autorità, ma anche agli stessi richiedenti asilo che, per la prima volta, sono stati chiamati a esprimere la propria valutazione rispetto a questa procedura.

I risultati dei questionari sottoposti ai richiedenti asilo sono stati molto importanti, soprattutto per comprendere la dimensione psicologica di questi individui, in molti casi vittime di tortura o comunque segnati dalle conseguenze traumatiche del viaggio e per la maggior parte incapaci di comprendere le conseguenze di una decisone, quella del trasferimento verso lo Stato competente per l’esame della domanda d’asilo, che cade su di loro indipendentemente dalla volontà espressa.

Dai questionari sottoposti ai richiedenti asilo è emersa, inoltre, la visione che queste persone hanno dei Paesi coinvolti nel progetto, del loro sistema di accoglienza, del welfare e sono state rilevate le ragioni che sottendono ai movimenti secondari da uno Stato all’altro. Per quanto le opportunità di lavoro rimangano fra i motivi principali che spingono una persona a muoversi da un territorio all’altro, altre dinamiche, più personali, influenzano questa scelta; fra queste, la presenza di familiari o di reti di riferimento in un dato Paese o, più semplicemente, come riportato da alcuni intervistati, la ricerca di un “posto sicuro”, dove vige il “rispetto dei diritti della persona”.

Questa dimensione “psicologica” del sistema Dublino, i partner del progetto stanno cercando di trasporla nel report finale. Dal 2 al 4 Dicembre 2009, si è svolto a Roma il “research meeting” dei partner del progetto, dove è stato elaborata la struttura del futuro rapporto.

Fra gli argomenti principali che verranno trattati: le misure specifiche previste dal Regolamento Dublino II e poste in essere dagli Stati membri a favore di richiedenti protezione internazionale appartenenti a categorie vulnerabili di richiedenti asilo, quali minori e donne sole, l’applicazione della clausola umanitaria, le misure di accoglienza e, dove previste, di detenzione dei richiedenti asilo sottoposti alla procedura Dublino.

I contenuti del report terranno inoltre in considerazione le raccomandazioni espresse dai principali organi di tutela dei rifugiati e dei richiedenti asilo a livello internazionale e del dibattito europeo già avviato per la modifica del Sistema Dublino.

Il report verrà distribuito durante la Conferenza finale del Progetto, che si svolgerà a Roma alla fine del mese di Aprile, alla presenza dei funzionari delle Unità Dublino coinvolte nel progetto, di giuristi, esperti, membri dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e della Commissione Europea.

 

(a cura di Martina Socci Daniela Di Rado)