REINSEDIAMENTO,
CONSULTAZIONI ANNUALI TRA UNHCR, GOVERNI E ONG
Dal 30 giugno al 2 luglio 2008,
si sono tenute le Consultazioni Annuali sul Reinsediamento (“ATRC:
Annuale Tripartite Consultations on Resettlement”) tra membri
dell’UNHCR, dei governi e delle ONG; per l’Italia era presente
un rappresentante del CIR. Le consultazioni si sono aperte con i
rappresentanti dell’UNHCR, tra i quali Daniel Cochetel Direttore
del “Resettlement Service”, che hanno illustrato i risultati
raggiunti negli ultimi due anni e gli obiettivi fissati per il
2009. In particolare, nel 2007 si è avuto un incremento:
nel numero delle richieste di reinsediamento, nel numero dei
rifugiati reinsediati; delle donne a rischio (Women at Risk)
considerate per il reinseidamento; del numero dei Paesi che
partecipano a programmi di Reinsediamento. Nonostante questo, il
numero dei rifugiati selezionati per il reinsediamento continua
ad esser maggiore rispetto alle quote messe a disposizione dagli
Stati. Nel 2008, 70.000 sono i posti messi a disposizione dagli
Stati, 50% in meno di quelli necessari. Per il
2009 secondo le previsioni effettuate, il numero dei rifugiati
da reinsediare sarà di 560.000 unità (+192% rispetto al 2008).
Tale incremento è dovuto alla
migliorata capacità della comunità internazionale di trovare
soluzioni adatte e ad una maggiore abilità nella identificazione
dei rifugiati da reinsediare.
A livello europeo,
nel maggio del 2008, è stato firmato un accordo tra
UNHCR, ROMANIA e OIM per facilitare l’evacuazione temporanea
di rifugiati (Emergency Transit Facility) e ridurre la
pressione su quei paesi che attuano programmi di Emergency
Resettlement anche se ad oggi non vi è un accordo preciso sul
numero, la nazionalità e la specificità dei rifugiati candidati.
La Romania, in vista di questo accordo, ha anche approvato di
recente un piano sociale di tre anni.
Un accordo simile è stato
finalizzato con le Filippine ed è in attesa di essere
firmato.
I rifugiati selezionati
resteranno nei Paesi che si sono resi disponibili per operazioni
di “Emergency Transit” fino al trasferimento in paesi di
reinsediamento definitivo.
L’UNHCR ha sottolineato, tra
l’altro, la necessità di adottare una metodologia comune
nell’accertamento dei casi, che varia spesso da Paese a Paese.
Le PRIORITA’ indicate
dall’UNHCR per i prossimi programmi di Reinsediamento sono:
-
Considerare i diversi
bisogni di protezione durante le Missioni di Selezione
-
Considerare differenti
aree geografiche durante la selezione. Ciò è importante
al fine di evitare che gli Stati continuino a scegliere le
nazionalità dei rifugiati da reinsediare in base ad
interessi politico-economici e non sui bisogni effettivi.
-
Compiere sforzi sempre
maggiori per un uso strategico del reinsediamento. A
tal fine l’UNHCR incoraggia gli Stati a pianificare
programmi pluriennali, rendere più flessibili i criteri di
selezione e ridurre i tempi delle procedure.
-
Condivisione delle responsabilità
tra Stati attraverso la messa a punto di
programmi specifici di reinseidamento da parte di nuovi
Paesi.
-
Dare precedenza
alle situazioni che si protraggono ormai da lungo tempo
(PRS-Proctracted Refugee Situation) soprattutto attraverso
l’incremento di programmi da parte degli Stati che già ne
attuano e l’introduzione di nuovi programmi da parte di
nuovi Stati. Ciò in vista anche di un uso strategico del
reinsediamento.
-
Migliorare e ridurre
i tempi di attesa e per la documentazione necessaria al
trasferimento dei rifugiati selezionati dal Paese di primo
asilo a quello di reinseidiamento
Nel 2007,
tra gli
attuatori dei programmi di reinsediamento troviamo la
Repubblica Ceca, che ha reinesediato un gruppo di Burmesi;
Azebaijan; Georgia; Moldavia che hanno reinsediato
rifugiati Ceceni.
Un numero di palestinesi
sono stati di recentemente reinsediati in SUDAN, con un
programma di emergenza, in attesa di destinazione definitiva;
L’UNHCR ha sottolineato, in
particolare, la preoccupante situazione di rifugiati e
richiedenti asilo presenti a Malta, date le precarie
condizioni dell’accoglienza a causa della mancanza di strutture
adeguate. La maggior parte dei rifugiati presenti a Malta
vengono reinsediati soprattutto negli Stati Uniti.
Per quanto riguarda gli Stati
UE, in particolare:
la Francia ha deciso di
reinsediare entro il 2008, circa 800 rifugiati iracheni
cristiani, provenienti dai paesi al confine con l’Iraq, oltre
alla normale quota.
La Gran Bretagna ha 3
differenti programmi messi a punto per gli iracheni tra i quali:
1)
militari iracheni:
non c’è una quota stabilita, alla fine di giugno, ad esempio, 20
iracheni sono stati reinsediati a Glasgow
2)
Dal 2005, sono stati accolti tra i 250-300 rifugiati iracheni
provenienti dalla Giordania
3)
Rifugiati identificati dall’UNHCR
La Spagna, resta in
attesa di mettere in atto un programma formale di
reinsediamento, che pare sarà avviato a breve.
La Svezia
ha avviato missioni di selezione in Siria, in
particolare, nel campo di Al Fatha.
La Germania,
si appresta a divenire un importante paese di reinsediamento.
Entro il 2008 avvierà un programma ad hoc per
1000-1200 rifugiati iracheni cristiani. Il programma potrà
essere allargato in futuro a donne sole; omosessuali;
appartenenti ad altre religioni; casi medici.
Le questioni che destano particolare
preoccupazione riguardano i 650
rifugiati detenuti attualmente nelle carceri libiche e
provenienti in particolare dall’Eritrea; l’UNHCR spinge affinché
vengano attuati programmi rivolti a questo gruppo;
i rifugiati Somali nello Yemen
per i quali
l’UNHCR chiede di aprire le porte (open doors), anche per quelli
stanziatisi nelle aree urbane;
i rifugiati nel Medio Oriente
provenienti soprattutto da Somalia; Iraq; Sudan.
A proposito di nuovi programmi, si è menzionata
la repubblica Ceca che ha dato vita ad
un Programma Annuale di reinsediamento, forti dell’esperienza di
gemellaggio in collaborazione con la Nuova Zelanda.
L’Uruguay,
invece, nel
2006 ha introdotto una legge sull’asilo, tra le più avanzate
al mondo, che prevede un programma strutturato di
reinsediamento. Nel 2007 ha siglato un accordo con l’UNHCR per
il reinsediamento di rifugiati provenienti dall’America Latina.
Durante le consultazioni infine,
le ONG hanno presentato un breve “manifesto” che riprendendo i
punti già elencati nel documento congiunto redatto con l’ECRE,
ribadiscono tra l’altro, l’importanza di non praticare scelte
discriminatorie durante la selezione, basate sulla
nazionalità dei rifugiati. L’accento è stato posto
sull’importante ruolo che le ONG possono e devono ricoprire in
tutte le fasi del reinsediamento: selezione; accoglienza;
integrazione. Il loro contributo può aiutare ad accelerare la
procedura, aumentare il numero dei casi selezionati e
contribuire ai programmi per l’integrazione dei rifugiati nel
paese di reinsediamento.
Si è fatto anche riferimento alla
possibilità che i rifugiati siano attori nei programmi attuati,
in particolare attraverso il loro coinvolgimento
nell’esplorazione di nuove metodologie per la selezione dei
casi. Il loro ruolo può, infatti, essere determinante nella fase
di orientamento e propedeutica alla partenza. Questo potrebbe,
tra l’altro, evitare di creare false aspettative o una
comprensione errata dei programmi da parte dei potenziali
reinsediati.