PROGRAMMI DI REINSEDIAMENTO
GRAN BRETAGNA
Il Programma di Reinsediamento
britannico, denominato Gateway Protection Programme (GPP),
è coordinato direttamente dall' International Asylum Policy Unit
dell'Home Office.
La quota annuale inizialmente
prevista è stata di 150 rifugiati (selezionati solo tramite
missioni) e ci si è ben presto resi conto di essere stati troppo
ottimisti (la quota teorica era stata addirittura di 500
persone). Il primo anno probabilmente avrebbe dovuto essere
leggermente più bassa, e a ciò si è aggiunto anche un errore di
valutazione per quanto riguarda gli enti locali, il cui
coinvolgimento è stato organizzato con troppo ritardo rispetto
alle missioni in loco e alle selezioni, con la conseguente
difficoltà nel trovare comuni disposti ad accettare un numero
adeguato di rifugiati (nel 2005 sono stati solo accolti a
Sheffield e a Bolton).
Nonostante tutto si può ad ogni
modo affermare che adesso l’Home Office ha superato i primi
ostacoli e sta reimpostando il programma in modo più fluido ed
efficace.
Di fatto il programma di
integrazione, a differenza della Svezia, è gestito quasi per
intero dalle ONG operanti nel settore, cui Home Office ed enti
locali demandano tutti gli aspetti pratici. A Sheffield è il
British Refugee Council che gestisce l’arrivo dei rifugiati (si
tratta di liberiani e birmani), gli trova casa, li aiuta a
integrarsi nella società inglese e li mette in contatto con i
Job Centres. Nella ricerca delle case esiste un ufficio, che
collabora con il comune, che si occupa esclusivamente di trovare
casa ai rifugiati beneficiari del programma e che si occupa di
tutte le difficoltà relative all'alloggio (pratiche burocratiche
ma anche problematiche concernenti la manutenzione degli
appartamenti). Fino ad adesso la ricerca di case è stata
sostanzialmente un successo. Si è cercato di non far vivere i
rifugiati troppo vicini, in modo da poter spingere gli stessi ad
integrarsi più facilmente con la comunità locale, e gli
appartamenti trovati sono stati all'incirca tutti simili.
Ciascuno di questi aspetti presenta problemi e difficoltà
pratiche (molte di più rispetto alla Svezia in quanto la Gran
Bretagna è un paese in cui è stato dato largo spazio al privato
e quindi ci sono meno “ammortizzatori sociali”). Ma, in fin dei
conti, fino ad adesso il programma si sta rivelando un successo.
Il programma di integrazione dura
solo 12 mesi, che è il tempo considerato ottimale per
un’integrazione veloce e per evitare rischi di
“assistenzialismo”.