CHE COSA E’ IL
REINSEDIAMENTO-RESETTLEMENT?
Lo statuto dell’Alto
Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR),
redatto nel 1950, colloca l’attuazione di programmi di
reinsediamento tra le 3 soluzioni a lungo termine in favore di
rifugiati particolarmente vulnerabili insieme al rimpatrio
volontario nei paesi d’origine (una volta che questi siano
nuovamente diventati sicuri), e l’integrazione locale.
In concreto, il Reinsediamento
(in inglese Resettlement) è la selezione e il
trasferimento di rifugiati dal paese di primo asilo ad un altro
Stato che accetta di ammetterli sul proprio territorio,
garantendo loro uno status di residenza permanente. Lo
status concesso protegge il rifugiato da ogni rischio di
refoulement e garantisce un futuro sicuro.
Per oltre cinquant’anni il
Resettlement è stato utilizzato come mezzo per dare la
possibilità di “ricominciare da capo” a milioni di persone senza
un futuro.
A livello mondiale, i paesi che
adottano un programma di Reinsediamento sono sedici. I tre
principali paesi sono Stati Uniti, Canada e Australia, che con
il loro programma accolgono da soli ogni anno circa 85.000
rifugiati sul loro territorio. Un altro paese di lunga
tradizione è la Nuova Zelanda, mentre in Europa sono soltanto
otto i paesi coinvolti. Si tratta di: Svezia, Finlandia,
Norvegia, Olanda, Danimarca, Gran Bretagna, Irlanda, Islanda. Al
momento sono in atto trattative, a cura dell’UNHCR, perché altri
paesi europei entrino a far parte dei programmi di
reinsediamento. Il Portogallo, per esempio, ha appena firmato
gli accordi con l’UNHCR per iniziare un programma al più presto.
Il Reinsediamento dà la
possibilità di offrire protezione a quei rifugiati che sono più
vulnerabili, i quali da soli nulla potrebbero fare per cambiare
la propria situazione, né potrebbero raggiungere l’Europa o
altri paesi occidentali per chiedere asilo.
Attuare un programma di questo
tipo è quindi un atto di responsabilità nei confronti dei
rifugiati più deboli, è una dimostrazione di appoggio concreto
nei confronti dei paesi di primo asilo, è un mezzo per
sviluppare politiche di integrazione efficaci e a lungo termine.
Questo strumento ha - inoltre - anche un valore strategico, in
quanto spinge i paesi di primo asilo ad aprire le proprie
frontiere a un maggior numero di profughi.
In questo momento l’interesse nei
confronti del Resettlement sta diventando sempre più
crescente. L’Unione europea sta spingendo gli Stati membri verso
una presa di coscienza comune, e mira a istituire, in un
prossimo futuro, un “Programma europeo di Reinsediamento”.
L’idea è quella di guardare oltre
i propri confini e di intervenire dove c’è bisogno: migliaia di
profughi sono costretti a vivere nei campi di Kenya, Tanzania,
Tailandia, ecc. e l’Europa è finora l’unico continente che non
utilizza in modo adeguato questo prezioso strumento di aiuto.
Esiste la volontà politica di
invertire questa tendenza. La Gran Bretagna ha dato un forte
segnale spontaneo: ha iniziato il proprio programma da circa un
paio d’anni e adesso lo sta sviluppando con successo.
Non solo, cenni d’interesse
stanno provenendo da Spagna e Francia. Le organizzazioni
impegnate nel settore (in primis l’ECRE) si stanno
prodigando in un grande lavoro di lobby a livello politico per
verificare quale sia la miglior via per cominciare un programma
che coinvolga l’Unione europea.