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RICERCA DELL’ECRE :

”L’Europa ignora ancora le sofferenze dei rifugiati iracheni”

 

 (traduzione a cura di Linda Sette)

31 marzo 2008- L’ECRE- il Consiglio Europeo per i Rifugiati e gli Esuli (Network che racchiude oltre 70 enti di tutela dei diritti dei rifugiati, tra cui il CIR,  di 28 paesi europei) ha pubblicato lo scorso 18 marzo (giorno del 5° anniversario dell’inizio della guerra in Iraq) una nuova ricerca sul trattamento dei richiedenti asilo iracheni in 21 Stati membri dell’Unione Europea. I risultati dimostrano ancora una volta che ci sono differenze significative tra gli Stati membri relativamente al numero di richiedenti asilo che ricevono protezione internazionale, al numero di rifugiati iracheni che vengono reinsediati in Europa, al numero di coloro che subiscono rimpatri forzati in Iraq e alla situazione di quei richiedenti asilo a cui viene rifiutato il riconoscimento dello status di rifugiati e che non possono essere rimpatriati. “Gli Stati dell’Unione Europea devono fare dei passi per evitare la lotteria per la protezione degli iracheni in Europa” ha detto l’ECRE.

“Gli Stati dell’Unione Europea devono fare dei passi per evitare la lotteria per la protezione degli iracheni in Europa” ha detto l’ECRE.

La crisi dei profughi iracheni rappresenta una sfida enorme e durevole.

Circa 2 milioni di rifugiati iracheni e richiedenti asilo si trovano ora in Siria, Giordania e in altri paesi della regione. Per contrasto, soltanto 100.000 Iracheni hanno chiesto asilo in Europa dall’inizio dell’invasione.

Nel 2007, la proporzione dei richiedenti asilo di fatto riconosciuti rifugiati in prima istanza varia tra l’85% in Germania, l’82% in Svezia, al 13% in Gran Bretagna. Nello stesso anno cinque Stati membri hanno rimpatriato richiedenti asilo iracheni in Iraq nonostante gli altri Stati non lo abbiamo fatto.

Molti degli iracheni che non hanno ricevuto alcuna forma di protezione non possono tornare in Iraq per ragioni oltre il loro controllo, come le condizioni pericolose. 

Anche il trattamento riservato a queste persone varia molto tra i diversi Stati: alcuni paesi, come la Norvegia, garantiscono loro condizioni di assistenza minime, mentre altri li lasciano senza alcuna assistenza. Non garantire supporto in questi casi troppo spesso porta all’aumento di persone affamate e senza casa  che vivono costantemente nella paura.

Il Segretario Generale dell’ECRE, Bjarte Vandvik, ha dichiarato:‘’Gli Stati membri dell’Unione Europea dovrebbero smetterla di ignorare le proprie responsabilità e condividere più equamente la responsabilità nei confronti dei richiedenti asilo. Un richiedente asilo dovrebbe avere esattamente le stesse possibilità di ottenere protezione in qualunque Stato dell’Unione”.

Sulla base di questa situazione, l’ECRE fa un appello ai paesi membri dell’Unione Europea affinché:

- prendano decisioni sulle richieste di asilo in modo coerente e giusto;

- creino maggiori possibilità per il reinsediamento in Europa;

- sospendano i rimpatri forzati e smettano di promuovere rimpatri volontari;

- diano a coloro che non possono tornare in patria assistenza materiale sufficiente perchè possano vivere in dignità.

L’Unione Europea dovrebbe anche assicurare l’accesso al territorio dell’Unione Europea a tutti coloro che fuggono dalla violenza in Iraq affinché possano chiedere asilo. Ciò significa cercare delle misure per facilitare l’accesso all’Europa, incluso l’addolcimento delle attuali restrizioni per la concessione dei visti agli Iracheni, delle regole per il ricongiungimento familiare e la concessione di visti per motivi umanitari.

‘’Tutti i passi che gli Stati membri dell’Unione Europea fanno in favore di una migliore protezione dei richiedenti  asilo iracheni cadrebbero nel nulla se coloro che necessitano di protezione non riescono ad accedervi” ha detto  Bjarte Vandvik.

 

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