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ROSARNO: CAPOLINEA DELLO STATO DI DIRITTO

Riflessioni e proposte di Christopher Hein, Direttore del CIR

Il CIR ritiene che in una situazione talmente marasmatica come quello che si è prodotta a Rosario e Gioia Tauro è necessario ricordare alcuni punti fermi:

1- “I cittadini africani a Rosarno hanno lavorato nei campi di raccolta senza alcun contratto di lavoro. Ma qualcuno lì ha dato loro un impiego, e questo è un reato grave, punito con reclusione fino a 15 anni. Quanti datori di lavoro sono stati condannati per questo reato? Quanti processi sono in corso? Chi sono i colpevoli, chi sono gli accusati? Come sono state fatte le indagini da parte della Procura e della Polizia giudiziaria ?

E poi : i cittadini africani vivevano in condizioni inumani. Quali interventi sono stati fatti dalle ASL competenti, dai Vigili di fuoco, da altre autorità responsabili per il mantenimento dell’ordine pubblico e per la prevenzione?

E se, come sembra, niente di tutto cioè è stato fatto – quali procedimenti per omissione di atti d’ufficio o reati più gravi sono in corso?

Ovvero: perché lo Stato, lo Stato di diritto è stato assente a Rosarno, (come a Castel Volturno, o a Roma o a Milano)? Perché le leggi non vengono applicate quando si tratta di sfruttamento grave e di riduzione in schiavitù? Perché il Ministro della Giustizia non ha mandato ispettori per verificare le omissioni ? O forse c’è stata, al rispetto, “troppa tolleranza?” E quali interessi hanno alimentato tanta tolleranza ?

2- Lo sfruttamento di migliaia di lavoratori stranieri, tra cui si contano molti richiedenti asilo e rifugiati, non è fenomeno dei mesi scorsi e non può neanche essere ricondotto a effetti del “pacchetto sicurezza” o altri interventi legislativi di questi ultimi tempi. Da ricordare che poco più di 20 anni fa è stato assassinato a Villa Literno, nel Casertano, Jerry Maslo, un rifugiato sudafricano. Questo omicidio di stampo razzista ha rivelato già nel 1989 la condizione di cittadini africani impiegati senza contratto, sfruttati e maltrattati nell’agro di Caserta. Da lì in poi il fenomeno non si è mai fermato, anzi è aumentato in tutte le regioni del mezzogiorno, così come in altre parti di Italia, non solo in agricoltura, ma anche nel settore edilizio e altri rami dell’economia sommersa. Nonostante un susseguirsi di inasprimenti legislativi che prevedono pene fino a 15 anni di prigione per la riduzione in schiavitù e lo sfruttamento dei lavoratori, non risulta in 2 decenni da parte di nessun governo una vera azione di contrasto e soluzioni per gli immigrati e i rifugiati. Al contrario, c’è stata da sempre la massima tolleranza nei confronti dei delinquenti, per la maggior parte italiani, che beneficiano dello sfruttamento lavorativo e sono colpevoli di gravi reati.

3.      Nelle ricostruzione degli avvenimenti a Gioia Tauro e Rosarno dal 7 gennaio in poi risulta una grave anomalia per uno Stato di diritto: tutte le parti in causa si sono sentite libere di farsi giustizia da sé. Dobbiamo ricordare che nello Stato di diritto la violenza fisica è a uso esclusivo dello Stato, che può utilizzarla solamente agendo sulla base di precisi precetti legislativi.

Il 7 gennaio sulla via Nazionale 18 di Gioia Tauro c’è stato un tentato omicidio con arma ad aria compressa a danno di A.S., un rifugiato togolese. Un tale crimine può succedere ovunque, l’anomalia consiste nel fatto che non risulta che le forze dell’ordine abbiano reagito con una immediata e ampia operazione per arrestare il delinquente che, fino ad oggi, non risulta essere rintracciato nonostante il crimine sia stato commesso nel primo pomeriggio, alla luce del giorno, in una strada nazionale. In situazioni di normalità gli immigrati e rifugiati della zona, avendo appreso la notizia del tentato omicidio e sentendosi assediati collettivamente avrebbero protestato, organizzato una manifestazione pacifica, informato i mass media dell’accaduto e del contenuto della protesta, e avrebbero collaborato con le forze dell’ordine nell’indagine. Apparentemente invece i centinaia di immigrati e rifugiati che hanno reagito volendosi fare “giustizia da sé”, in modo assolutamente irrazionale e oltre ogni legittima misura di protesta e autodifesa, non hanno dimostrato alcuna fiducia nell’apparato pubblico. Sicuramente sulla base di esperienze precedenti che hanno evidenziato loro l’assenza dello Stato tranne, magari, quando si è trattato di azioni repressive nei loro confronti.

Non sono comunque stati loro ad iniziare una dinamica da Far West, tale dinamica è cominciata ben prima in forma di un non intervento dello Stato contro lo sfruttamento e contro le condizioni inumane in cui questi migranti erano costretti ad alloggiare e a vivere. Non si sono sentiti difesi dallo Stato di diritto contro i mafiosi dei quali erano vittime da molto tempo.

In situazioni di normalità e di fiducia nello Stato di diritto gli abitanti italiani di Rosarno avrebbero denunciato i danni subiti nel corso della violenza dagli immigrati e avrebbero organizzato anche loro una manifestazione pacifica di protesta e sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Ma evidentemente anche loro non avevano fiducia che lo Stato li avrebbe sufficientemente protetti e ascoltati. E quindi hanno risposto con più brutalità ancora, in alcuni casi con l’uso delle armi da fuoco, provocando delle ferite gravi a cittadini africani.

Si è quindi compiuto uno scenario di totale Far West, incompatibile con uno Stato di diritto e uno Stato democratico.

I 2 gruppi nel conflitto, da una parte gli immigrati e dall’altra molti abitanti italiani della zona, non si trovano certamente – se vogliamo entrare nella logica del Far West e purtroppo lo dobbiamo fare – in una condizione di parità. Gli immigrati hanno usato violenza indiscriminata contro cose e non direttamente contro persone, come risulta dalla ricostruzione fatta il 10 gennaio dalla questura di Reggio Calabria. Non hanno preso come bersaglio determinate persone o gruppi di persone. I cittadini italiani invece hanno sviluppato un vero e proprio pogrom prendendo come bersaglio tutta la popolazione di pelle nera, costringendo loro ad abbandonare immediatamente il territorio nel quale comunque, anche se in indescrivibili condizioni alloggiative e lavorative, da tempo erano insediati. Ripetiamo: costringere gruppi di persone a causa della loro razza, etnia o religione ad abbandonare una regione viene chiamato dal 1881, da quando fu praticato nella Russia zarista nei confronti degli ebrei di Odessa e di molte atre città russe, pogrom. E si è visto nei decenni successivi la drammatica escalation che i pogrom possono sviluppare.

Ma la non parità non è data solo dalle azioni diverse dei 2 gruppi. Lo straniero in condizioni di regolarità o no, è certamente più debole e non può contare sulla stessa protezione del cittadino italiano. O per dirla con un paradosso: non sono stati evacuati sotto scorta della polizia i residenti italiani di Rosario, bensì i cittadini africani.

4.      L’assenza dello Stato di diritto che si è manifestata a Rosarno, e certamente non solo lì, e che trova riscontri non solo nei fatti ma anche nella convinzione delle persone coinvolte, ha una diversità di cause che ci vorrà tempo per analizzare in dettaglio. Al momento si deve dire però che il dibattito intorno alle ronde che ha caratterizzato il 2009, ronde poi legittimate legislativamente nel pacchetto sicurezza ha dato certamente un segnale da parte dello Stato, quello di non essere lo Stato stesso in grado da solo di mantenere l’ordine pubblico. Il clima che si è creato in tutto il paese di esclusione del diverso sia esso africano, omosessuale o senza tetto, ha certamente aumentato la tensione anche in Calabria e ha dato il via libera a vari razzismi che prima non avevano ottenuto l’avallo politico di manifestarsi pubblicamente e violentemente.

Il CIR sottolinea che molti dei cittadini africani adesso allontanati da Rosarno e Gioia Tauro sono rifugiati, richiedenti asilo e persone con permesso di soggiorno per protezione sussidiaria e umanitaria, quindi persone perfettamente in regola col soggiorno, con pieni diritti lavorativi e per le quali lo Stato italiano, anche sulla base della normativa comunitaria, ha assunto precise responsabilità. Uno deve chiedersi perché queste persone comunque non avevano altra scelta che quella di lavorare senza alcuna tutela contrattuale per 20 euro al giorno e di dormire in fabbriche abbandonate senza servizi, senza luce, senza riscaldamento, senza acqua.

E inoltre: anche i rifugiati, anche i richiedenti asilo e le persone con permesso umanitario vogliono mandare un po’ di soldi alle famiglie rimaste in patria, e accettano qualunque lavoro e qualunque condizione di abitazione e di vita se possono con questo aiutare i loro parenti – ma questo è un reato?

Ultimamente si parla tanto dei benefici delle rimesse inviate dagli immigrati per lo sviluppo dei Paesi di origine. Considerando la riduzione a livelli di ridicolo dei fondi italiani per lo sviluppo, non sarebbe meglio favorire almeno le rimesse rese possibili sulla base di lavoro regolare, con salari conformi ai rispettivi contratti collettivi nazionali ? O costerebbero troppo nei nostri supermercati le arance raccolte da africani o da italiani in condizioni regolari ? “.

 

Molto è stato fatto in questi ultimi anni per migliorare la condizione giuridica e di prima accoglienza dei rifugiati. Evidentemente però, come sottolineato dal CIR in numerose occasioni, l’Italia non ha fin qui saputo creare le condizioni di accoglienza che permetterebbero ai rifugiati di riprendere una vita normale e dignitosa, favorendone la piena integrazione. 

LE PROPOSTE

Riassumendo, i fatti di Rosarno rivelano tre questioni:

1. Razzismo-Mafia-Sfruttamento e riduzione in schiavitù

E’ necessario che l’importante Direttiva UE del 18.06.09 su “Sanzioni e provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare” sia recepita quanto prima.

2. Persone con Permesso di Soggiorno

Appare che tra il 60 e l’80% dei cittadini africani a Rosarno avessero un permesso di soggiorno per richiesta di asilo, protezione umanitaria, sussidiaria e alcuni anche come rifugiati. La questione non è quindi legata solamente agli immigrati irregolari.

Per questa categoria si presentano tre esigenze prioritarie:

a. Accoglienza prolungata e qualificata (vedi i documenti di Jurgen e Gianfranco) e quindi superamento di periodi troppo brevi e rigidi, specie per la II accoglienza. L’attuale forte diminuzione del numero di richiedenti asilo accolti presenta forse il momento opportuno per un salto di qualità e per un approccio che parte dal diritto individuale e dalle situazioni della persona.

b. Avviamento al lavoro e accesso all’alloggio

Non basta informare e preparare le persone durante il periodo dell’accoglienza ma devono esserci programmi più estesi, anche in favore di rifugiati e persone con protezione sussidiaria e umanitaria che non sono nei centri, che hanno esaurito il limite di tempo per l’accoglienza o non ci sono mai stati. Tali programmi possono anche includere lavoro stagionale e occasionale, in ogni modo regolare, protetto e controllato. Ciò presuppone un investimento dello Stato da attuarsi attraverso le Regioni e gli enti locali e che, visti i numeri relativamente modesti, dovrà essere fattibile considerando anche il futuro “ritorno” allo Stato in termini di tasse e contributi previdenziali

c. Informazione capillare sulle possibilità che l’attuale normativa offre in termini di tutela dei lavoratori e modalità di impiego (incluso voucher per il lavoro occasionale/stagionale in agricoltura e altri settori). Informazione anche sui diritti che la Direttiva UE del 18.06.09 garantisce in termini di recupero di retribuzioni arretrate per impiego irregolare (Articolo 6 della Direttiva)

d. Programmi di alloggi collettivi dignitosi in zone agricole per lavoratori stagionali (ove possibile utilizzando anche immobili sequestrati alla mafia); attingendo tra l’altro ai fondi del PON Sicurezza.

e. Censimento qualitativo delle persone in agglomerati urbani di fortuna, stabili occupati ecc. ed, in base ai risultati, programmi individualizzati o per gruppi di soluzioni abitative e lavorative che vadano oltre la logica dell’accoglienza.

3. Persone senza permesso di soggiorno

a. soggiorno scaduto per disoccupazione: prolungare i tempi con le modalità proposte da Gianfranco

b. soggiorno scaduto per diniego della protezione internazionale o per diniego dell’effettiva sospensione del ricorso: rafforzare l’assistenza legale qualificata per ricorsi e per richieste di sospensione; promuovere giurisprudenza che limiti il campo di applicazione della non sospensione automatica del ricorso e ampli la portata di decreti giudiziari di sospensione; inoltre valutare il presupposto per una nuova richiesta di asilo alla luce di fatti nuovi.

c. soggiorno mai avuto: richiesta, anche per questo profilo, di recepire al più presto la Direttiva UE del 18.06.09 facendo maggior uso possibile del rilascio del permesso di soggiorno per denuncia dei datori di lavoro delinquenti, anche attraverso sindacati e associazioni, come previsto all’Articolo 13 della Direttiva e anche in combinata con la Direttiva UE del 29.04.04 sulle vittime di tratta. Comunque, come già suggerito da Gianfranco, fare uso più esteso dell’Articolo 18 del T.U. Immigrazione. Rimpatrio volontario assistito anche in favore di chi opta per questa soluzione essendo privo di permesso di soggiorno, in conformità con la Direttiva UE sul ritorno.

(a cura di Luca C. Zingoni)

 

Napolitano: "Mai più quello che è accaduto a Rosarno"

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita lo scorso 21 gennaio in Calabria, ha affrontato anche una riflessione sui fatti di Rosarno: "Abbiamo avuto uno scoppio di insofferenze, una situazione insostenibile, che a un dato momento è esplosa e che avremmo - dico: avremmo tutti, ciascuno nella sua responsabilità - dovuto prevenire. Avremmo dovuto assolutamente trattenere questa esplosione che poi, in qualche modo, ha mostrato il peggio di una situazione, il peggio di quello che poteva via via accumularsi nell'animo sia degli immigrati sia dei cittadini di Rosarno. Ma guai a pensare - ha detto il Capo dello Stato - che ciò significhi che gli immigrati sono portatori di violenza e che i cittadini di Rosarno sono portatori di razzismo. Stiamo molto attenti: respingiamo questi luoghi comuni, respingiamo tutti i pregiudizi che rischiano di accumularsi sulla Calabria. È una regione difficile, una regione per tanti aspetti sfortunata; è anche una regione che deve dare di più, che deve mobilitarsi di più, una società che deve esprimere le sue energie, la sua capacità di reazione e di risposta, più di quanto non abbia fatto finora; ma è una regione che non possiamo abbandonare, appunto, al pregiudizio e alla calunnia". Più in generale, il Presidente Napolitano ha sostenuto: "Non deve più esserci nulla del genere di quello che è accaduto a Rosarno".