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Rifugiati Eritrei in Egitto tra sequestri e deportazioni

 

14 novembre 2011 - Lo scorso 10 novembre il Presidente del CIR, Savino Pezzotta, insieme a Padre Mussie Zerai, Direttore dell’Agenzia Habeshia, hanno incontrato l’Ambasciatrice Egiziana presso la Santa Sede, Sua Eccellenza Aly Hamada Mekhemar, per chiedere alle autorità egiziane di intervenire affinché i rifugiati eritrei in Egitto non siano deportati in Eritrea e affinché i rifugiati sequestrati nel Sinai siano immediatamente liberati.
 

Alla vigilia dell’incontro il CIR, attraverso l’Agenzia Habeshia, ha avuto notizia dell’imminente deportazione di circa 150 rifugiati eritrei detenuti in vari centri chiusi in territorio egiziano. Un immediato contatto con UNHCR al Cairo ha confermato che si trattava di persone riconosciute dall’UNHCR come rifugiati in Sudan e in Etiopia e che l’Ufficio UNHCR al Cairo, nonostante le ripetute richieste non aveva ottenuto l’accesso alle persone.
 

Contemporaneamente sono emersi nuove agghiaccianti informazioni sul trattamento subito dai rifugiati sequestrati nel Sinai, anche grazie ad un reportage pubblicato dal quotidiano “Avvenire”.

 

L’incontro con l’Ambasciatore egiziano non ha avuto altro esito se non quello che l’Ambasciatore avrebbe trasmesso alle competenti autorità al Cairo le preoccupazioni espresse da CIR e Agenzia Habeshia.
 

Riteniamo che ogni sforzo per mantenere viva l’attenzione sulla tragedia dei rifugiati provenienti dal Corno d’Africa e privi di protezione in Egitto sia estremamente utile.
 

All’Egitto deve essere costantemente ricordato il rispetto degli obblighi internazionali derivanti dall’adesione alla Convenzione di Ginevra sui Rifugiati del 1951, della Convenzione Africana sui Rifugiati, nonché degli strumenti per i diritti umani sottoscritti, che – anche prescindendo da una formale qualifica di rifugiato - impongono di intervenire al fine di evitare il perpetrarsi dell’inaudita crudeltà, incluso il prelievo di organi, cui i rifugiati eritrei sono sottoposti.