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RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE

BILANCIO DEL PROGETTO “Ritrovarsi per ricostruire”

sostenuto da Unidea-UniCredit Foundation

 

29 gennaio 2008- Il progetto “Ritrovarsi per ricostruire”- sostenuto da Unidea-UniCredit Foundation, è durato 14 mesi ed ha terminato le sue attività lo scorso 31 dicembre 2007. Ha riguardato 14 nuclei di rifugiati - provenienti da Repubblica Democratica del Congo, Congo Brazzaville, Camerun, Togo, Rwanda, Etiopia ed Eritrea -  residenti per la maggior parte nel Lazio e in particolare nella provincia di Roma per un totale di 50 persone seguite dal progetto. Dei 14 nuclei familiari seguiti, due di questi sono capofamiglia donne.

L’obiettivo di favorire il processo di ricongiungimento familiare è stato portato avanti attraverso un supporto al nucleo da ricongiungersi lungo tutte le fasi necessarie alla ricomposizione familiare, non limitando gli interventi solo al supporto legale all’interno del complesso iter per l’ottenimento del nullaosta e del visto di ingresso e al supporto economico per il pagamento dei biglietti aerei ma proponendo piuttosto una modalità di azione attenta a preparare l’arrivo dei familiari su più versanti (alloggio, lavoro, integrazione sul territorio, rapporti con i servizi sociali, contatti con le scuole, versante psicologico, ecc.).

L’esperienza maturata negli anni ci mostra infatti come il ricongiungimento sia argomento prioritario nel progetto di vita dei nuclei che sono stati forzatamente separati dalle vicende di persecuzione e di fuga;  nella realtà in queste riunificazioni tanto agognate sono presenti problemi, difficoltà e rischi di fallimenti.

Ci è sembrato dunque importante guardare “al prima” e “al dopo”  di questo evento sia con i diretti interessati sia con la rete dei servizi in grado di aiutarli. Il progetto ha così coinvolto le assistenti sociali di alcuni municipi e gli operatori di alcuni centri di accoglienza in momenti di approfondimento sulle tematiche legali e sociopsicologiche legate al ricongiungimento. E’ stato distribuito materiale relativo all’iter burocratico e sulla situazione dei paesi di origine.

In particolare rispetto alla conoscenza della cultura dei paesi di provenienza dei ricongiunti, il progetto ha permesso una ricerca sui ruoli e dinamiche familiari nella Repubblica democratica del Congo- RDC ed Eritrea.

La conoscenza della struttura familiare nei paesi di origine da parte degli operatori italiani a diverso titolo coinvolti nel ricongiungimento ci è sembrato un elemento importante per poter sostenere nel modo migliore il difficile processo di passaggio da una cultura all’altra.

Inoltre nell’ottica di facilitare il versante più privato e personale del ricongiungimento è stata offerta a tutti i rifugiati la possibilità di supporto psicologico sia in preparazione all’evento che dopo l’arrivo dei familiari da parte di una terapista familiare esperta di dinamiche migratorie.

Tutti i nuclei inseriti nel progetto “Ritrovarsi per ricostruire” sono seguiti dal servizio sociale del municipio di residenza che continuerà a sostenere le famiglie nel percorso di integrazione.

Gli interventi proposti dal CIR si sono pertanto inseriti in un più ampio progetto al quale hanno voluto\potuto dare un input iniziale o uno specifico sostegno senza sovrapporsi o supplire a competenze esistenti ma piuttosto affiancandole in ambiti necessari al progetto di riunificazione concordati congiuntamente.

In questa ottica sono stati concessi dal progetto “Ritrovarsi” fondi per spese burocratico /amministrative legate al reperimento di certificati, visti, tasse consolari, ecc.; test del DNA per stabilire il legame parentale; biglietti aerei; mensilità di affitto; spese scolastiche; sostentamento.

Sempre nell’ottica di ottimizzare i processi necessari alla realizzazione del ricongiungimento sono state raggiunte intese operative (attraverso  protocolli e lettere di intenti) con l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni- OIM e con il Comitato Internazionale della Croce Rossa- CICR, rispettivamente impegnati nell’effettuazione del test del dna, nel reperimento di biglietti aerei a tariffe più convenienti, nell’individuazione e assistenza in loco dei familiari da ricongiungere. Entrambi gli organismi hanno accettato di cooperare con il progetto CIR “Ritrovarsi per ricostruire” avendo la garanzia di un seguimento specifico, sia legale, fondamentale all’esercizio del diritto, sia sul fronte dell’integrazione socio-professionale, che psicologico a favore degli utenti che sono stati segnalati.

Per alcune situazioni di particolare fragilità l’OIM ha inoltre esentato alcuni interessati dal pagamento del test dna e il Comitato internazionale della Croce Rossa ha partecipato al pagamento di alcuni biglietti aerei.

Dal punto di vista più specificatamente legale la sperimentazione progettuale ha fatto emergere alcune problematiche generali.

Le attività progettuali sono state avviate dall’ottobre del 2006 durante la vigenza della precedente normativa- modificatasi dal 12 febbraio 2007, con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 8 gennaio 2007, n.5 di attuazione della direttiva 2003/86/CE relativa al diritto di ricongiungimento familiare- che inquadrava il ricongiungimento dei rifugiati all’interno del Testo Unico per l’Immigrazione (artt 29-31) come emendato dalla Legge n 189/2002 e del relativo regolamento n 334/2004. Questa procedura prevedeva che ai fini del rilascio del Nulla Osta in favore dei familiari il titolare presentasse tutta la documentazione attestante il legame familiare, debitamente tradotta e legalizzata “per ricongiungimento familiare” presso lo Sportello Unico Immigrazione -SUI del domicilio dichiarato, corredata dalla copia dei passaporti dei familiari. Un primo ostacolo, evidente da subito per i rifugiati, era di poter avere tutta la documentazione richiesta per inoltrare l’istanza al SUI. In tale cornice interviene l’introduzione del Test del DNA (già sperimentalmente introdotto per alcuni Paesi nel 2003 e dal dicembre 2005 estesa a tutti i cittadini di altri Paesi) quale elemento di prova certa del legame familiare per ovviare, spesso, alle lentezze burocratiche di riscontro formale e legalizzazione della documentazione civile o superarne l’inesistenza o inaffidabilità. Il test è a carico economico degli interessati e il servizio è gestito dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni- OIM.

 

Dal 12 febbraio 2007, a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Legislativo n 5 di recepimento della Direttiva comunitaria sul ricongiungimento familiare la situazione è, apparentemente, ritornata “più agevole”, avendo eliminato il passaggio della previa validazione della documentazione da presentare allo Sportello Unico (presso le relative UTG territoriali), e riportando la stessa direttamente presso la Rappresentanza diplomatica in loco, naturale “giudice” di valutazione.

Questo “ritorno al passato” se da una parte ha comportato lo snellimento del procedimento dinanzi allo Sportello Unico, che in tal caso si limita solo a verificare i requisiti formali del rifugiato in Italia con il parere della Questura relativamente alla non segnalazione dei familiari da ricongiungere, dall’altra parte ha mantenuto la stessa tempistica rispetto al passato, a causa delle ben note difficoltà organizzative dello Sportello Unico di Roma a ridurre l’arretrato accumulato.

 

I passaggi giuridici fondamentali monitorati con i rifugiati seguiti e secondo quanto previsto dalle due normative vigenti per la durata del progetto sono stati:

1-      la raccolta, nel Paese di origine o di stabile residenza dei familiari, della documentazione necessaria ad accertare il legame familiare da tradurre e legalizzare presso le nostre Rappresentanze diplomatiche in loco, che, laddove in assenza della stessa possono richiedere, ove possibile, l’accertamento attraverso il Test del Dna a spese degli interessati. E’ stato garantito il supporto CIR sia con la competente autorità consolare italiana, sia con l’ACNUR e il Comitato internazionale della Croce Rossa intervenuti spesso per garantire la protezione materiale e giuridica dei familiari (anche presenti in Paesi terzi). I tempi di espletamento sono stati di almeno 6 mesi e oltre.

2-      la presentazione della richiesta del Nulla Osta presso lo Sportello Unico per l’Immigrazione: l’invio della richiesta avviene tramite posta, con raccomandata con ricevuta di ritorno. La successiva convocazione del rifugiato presso lo Sportello Unico per ritirare il documento, qualora non ci siano integrazioni di pratica generalmente non frequenti per i rifugiati in quanto non devono esibire i requisiti di reddito e di alloggio, ha impegnato normalmente dagli 8 ai 12 mesi di attesa, a causa del particolare carico di lavoro dello Sportello Unico di Roma che ha un arretrato considerevole di pratiche pendenti. Sollecitazioni a rendere più fluido e veloce questo passaggio sono state presentate anche in seno al Consiglio territoriale per l’Immigrazione di Roma congiuntamente dal CIR con le altre associazioni interessate alla problematica.

3-      A seguito dell’invio del Nulla osta al ricongiungimento ai familiari nel Paese di origine o di stabile residenza, la formalizzazione del rilascio del visto da parte della nostra Rappresentanza diplomatica avviene generalmente entro 1 mese, salvo collaterali problemi pratico-logistici di accesso all’ufficio consolare o di eventuali appuntamenti da rispettare. Sono stati condotti dal progetto interventi specifici presso le rappresentanze consolari italiane interessate al fine di supportare anche questa fase della procedura.

Si è proceduto inoltre ad un monitoraggio delle procedure di ricongiungimento familiare attivate sul territorio nazionale nei vari Sportelli Unici per l’Immigrazione, attraverso il coinvolgimento degli sportelli periferici CIR, al fine di rilevare criticità e buone prassi adottate al di fuori del territorio progettuale (Roma e Provincia). E’ stato prodotto a tal fine un relativo questionario inviato a tutti gli sportelli sui quali i colleghi hanno fornito le relative risposte operative.

Al termine del progetto, durato 14 mesi, una sola situazione non è andata a buon fine: si tratta di un nucleo che ha ricevuto il diniego di rilascio del visto da parte della nostra rappresentanza consolare (per documentazione ritenuta inattendibile) e sta valutando se presentare ricorso.

Tre nuclei familiari hanno terminato positivamente l’iter legale e burocratico e pertanto i familiari dovrebbero arrivare nei primi mesi del 2008.

Dieci famiglie si sono già ricongiunte.

 

A cura di Marina Bozzoni e Maria Giovanna Fidone, CIR