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SARDEGNA24, INTERVISTA AL DIRETTORE DEL CIR SUL
SEQUESTRO DI ROSSELLA URRU
«Rossella è il volto migliore dell’Italia»
28
dicembre 2011-Riportiamo di seguito l’intervista realizzata con il
Direttore del CIR Chrstopher Hein uscita ieri sul quotidiano
Sardegna 24 (e ripresa oggi in home page sul sito
www.sardegna24.net) diretto da Giovanni Maria Bellu, che ha dedicato
la prima pagina e uno speciale dedicato al sequestro della
cooperante Rossella Urru.
TRATTO DALLA HOME PAGE DEL SITO
WWW.SARDEGNA24.NET
IL FATTO
«Rossella è il volto migliore dell’Italia»
Christopher Hein, direttore del Consiglio italiano per i rifugiati,
è uno dei più profondi conoscitori del mondo della cooperazione e
dunque delle migliaia di ragazze e ragazzi italiani che, come
Rossella Urru, lavorano nelle zone più pericolose e complicate del
mondo. Li definisce “ambasciatori”. Perché, al pari dei diplomatici
di professione, maa volte con più efficacia, fanno conoscere
l'Italia e il mondo occidentale nel suo volto migliore, quello della
solidarietà operante, del sostegno concreto a situazioni difficili.
E in qualche misura compensano il disimpegno degli Stati, il taglio
dei fondi per i paesi in via di sviluppo, l'impressione – sempre più
radicata specie negli Stati africani – che dietro l'intervento
occidentale ci sia una componente determinante di opportunismo e di
cinismo.
Voi, come consiglio italiano dei rifugiati, avete rapporti col Cisp,
l'organizzazione non governativa per la quale lavora Rossella Urru.
Ci può descrivere la situazione del campo profughi saharawi dove
Rossella è stata rapita?
«E' una storia di rifugiati che si protrae da anni, senza che si
riesca a trovare una soluzione. Nel campo profughi ci sono oltre
centomila persone in una zona desertica. Le condizioni di vita per
un occidentale sono e1streme, sia per il clima, sia per la distanza
da qualunque realtà urbana. Sullo sfondo c'è un conflitto politico
tra il Marocco, che ha annesso il Sahara occidentale, e l'Algeria
che ha dato rifugio agli saharawi che continuano a rivendicare la
loro indipendenza».
Diceva
che è una situazione di tensione che si trascina da anni, ma prima
del sequestro di Rossella e dei due ragazzi spagnoli i cooperanti
occidentali non avevano avuto problema.
«Credo che tutta quell'area risenta degli effetti di quanto è
accaduto nel Nord Africa con la primavera araba e soprattutto in
Libia con la fine del regime di Gheddafi. E' cominciata la
circolazione di una grande quantità di armi che sono entrate in
possesso di organizzazioni terroristiche più o meno legate ad Al
Qaeda. E' in questo contesto che va collocato il rapimento. Non
credo si possa parlare di leggerezza, perché era un evento
imprevedibile. E non era nemmeno un' azione mirata perché, per
quanto se ne sa, hanno portato via le prime persone che hanno
incontrato prima di darsi alla fuga dopo una sparatoria».
Le
notizie sono scarse e contraddittorie.
«Sì, questo è l'aspetto più drammatico, più terribile per i
familiari. E' una condizione pesantissima. Ma vorrei dire loro che
nella stragrande maggioranza dei casi i sequestri si concludono con
la liberazione degli ostaggi. Chi li compie può essere animato da
interessi politici, economici, di propaganda. Ma non ha interesse a
uccide. Perché se questo interesse ci fosse stato l'avrebbero fatto
subito. Ci vuole molto coraggio, molta forza, ma bisogna considerare
questi aspetti razionali».
Lei ha conosciuto molti ragazzi impegnati nella cooperazione. Qual è
la principale motivazione che secondo lei li spinge?
«C'è certamente una motivazione che rientra nell'età, nel desiderio
di mettersi alla prova. Ma, attenzione, non in modo incosciente. Al
contrario, in modo positivo: mettersi alla prova per crescere, anche
per appagare delle curiosità. Sto parlando di un tratto del
carattere umano che cambia in meglio il modo. Anche Marco Polo era
un giovane così. A questo si aggiunge una motivazione ideale, che
può avere una spinta politica o religiosa. Una motivazione
umanitaria, fondamentalmente: dedicare la propria vita agli altri,
aiutarli concretamente. Di certo questi ragazzi non sono persone che
pensano al business come centro dell'esistenza...»
Intende
dire che sono anche retribuiti poco?
«Certamente molto al di sotto di quanti svolgono la stessa attività
nelle istituzioni, per esempio nelle Nazioni Unite. Le Ong
collaborano con l'Onu, ma i loro cooperanti hanno uno status molto
diverso. Che presenta anche vantaggi, per esempio una maggiore
libertà, la possibilità di stare più agevolmente in mezzo alla
gente».
Cosa
si sente di dire ai familiari di Rossella?
«Quanto dicevo a proposito dei sequestri, che nella stragrande
maggioranza dei casi finiscono positivamente. So che questo è poco
in momenti di tale angoscia, ma è un dato statistico di cui tenere
conto, che deve essere di conforto. E poi voglio dire che Rossella
ha fatto una scelta che va rispettata. Non ha cercato il rischio,
non è vittima di un'azione di guerra. Ha scelto di impegnarsi per il
prossimo. Credo che in questo abbia portato in quel territorio il
meglio del bagaglio culturale del suo paese, l'Italia, e della sua
terra, la Sardegna».
27
dicembre 2011
di
Giovanni Maria Bellu
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