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Storia di Malè

Storia raccolta nel progetto Refugee Stories. Tradotta e rielaborata da
Vittoria Pugliese - Ufficio stampa e Relazione esterne CIR

Refugee Stories

Il CIR è partner italiano del progetto europeo Refugee Stories coordinato dall'European Council on Refugees and Exiles (ECRE) che ha coinvolto organizzazioni di tutela dei rifugiati provenienti da 13 diversi Paesi. L’idea di base del progetto, finanziato dall'European Refugee Fund, Oxfam, Dutch Refugee Council e UNHCR, è che attraverso la diffusione di storie di vita di rifugiati e richiedenti asilo si possa incoraggiare una migliore informazione e una più equa percezione delle difficili condizioni in cui questi sono costretti a vivere in Europa. In Italia, in particolare, il focus d’indagine è stato l’impatto del cosiddetto Regolamento Dublino II sulle condizioni esistenziali dei rifugiati. All’interno del progetto Refugee Stories il CIR ha raccolto diverse storie di richiedenti asilo e rifugiati la cui vita è stata drasticamente modificata a causa di tale strumento legislativo Pubblichiamo di seguito la seconda storia: .

 

..Mi sono chiesto perché tutte queste cose stessero succedendo a me.. in ogni posto.. dal 2003 ad oggi non sono mai stato felice.. nemmeno per un giorno…, così Malè inizia a raccontare la sua storia, la storia di un rifugiato. Malè ha trent’anni, è partito dal Sudan quattro anni fa, in Sudan ha perso tutta la sua famiglia ed è scappato in Europa per cercare una nuova vita, come spesso ripete durante il suo racconto. È scappato per paura di essere arruolato nell’esercito ed essere costretto ad uccidere dei civili, delle persone come lui.

È arrivato a Lampedusa una mattina molto presto in nave. Dal Sudan sono andato in Libia..in modo illegale…ci sono volute almeno tre settimane..è stato molto difficile e troppo duro... In Libia si è fermato cinque mesi, ha lavorato come  imbianchino per racimolare i 1000 dollari che gli sono serviti per raggiungere l’Italia in modo clandestino. Per Malè l’Italia rappresentava semplicemente l’Europa, quell’Europa che aveva visto e imparato a conoscere attraverso la televisione e dove ..molta gente vive bene... Sapeva che sarebbe arrivato a Lampedusa, arrivare in Italia rappresentava un primo passo verso la costruzione di una vita nuova, diversa.

Giunto in Italia è stato portato in Questura dove gli sono state prese le impronte digitali e dove ha presentato domanda d'asilo. Dopo ha cominciato a viaggiare.

Arrivato a Roma per un mese vive a Tiburtina in quel posto che tutti abbiamo imparato a conoscere come Hotel Africa.  Un posto freddo e sporco….. dove la gente sta anche per  tre o quattro anni.  Hotel Africa era un centro occupato auto-gestito da richiedenti asilo e rifugiati: accoglieva alcune centinaia di persone in un capannone abbandonato senza energia elettrica, luce e in condizioni igieniche estreme.

Malè si è ritrovato ad affrontare una situazione ben differente da quella che si aspettava di trovare in un paese europeo. Tutto era molto diverso da quello che aveva conosciuto attraverso le trasmissioni e i film italiani. Inizia a chiedere delle informazioni sulla vita, sulle possibilità di lavoro e integrazione in Italia a stranieri che vivono nel paese da dieci, quindici anni e tutti gli consigliano di andarsene, perché …nessuno poteva  avere qualcosa da questo paese...

Malè conosce il Regolamento di Dublino e sa che probabilmente la permanenza in un altro paese europeo sarà breve.

Decide comunque di provare ad andare in Inghilterra, perché sa che lì è più facile ricostruirsi una nuova vita. Prende un treno per la Francia, chiedendo i soldi per il biglietto alla gente fuori dalla stazione Termini e, una volta arrivato in Francia paga 300 euro per viaggiare nascosto in un camion verso l’Inghilterra. La prima notte la passa dormendo alla stazione, dove viene fermato da dei poliziotti che lo portano in Questura e lì, Malè, ripresenta domanda d’asilo.

I primi due mesi vive in un Centro dove gli viene data la residenza come richiedente asilo. Un giorno l’avvocato che segue il suo caso, lo informa di essere a conoscenza del fatto che aveva già fatto richiesta d’asilo in Italia e che quindi sarà costretto a lasciare l’Inghilterra. Dovrà ritornare in Italia a breve. Malè non vuole tornare nel nostro Paese: la notte stessa fugge dal Centro e ricomincia a viaggiare. Chiama un amico che da un paio di mesi vive in una piccola città inglese e lo raggiunge.

A Hull, Malè riesce a trovare un po’ di quella felicità che tanto desidera e cerca. Si fidanza con una ragazza africana e dopo un po’ di tempo riesce a trovare lavoro, anche se illegalmente, in un fast food. Rimane ad Hull per un anno e due mesi. Una notte una pattuglia lo ferma mentre sta tornando a casa in macchina con la ragazza; le prime parole che dice Malè alla ragazza sono vedrai che questo è il mio ultimo giorno in Inghilterra. Sa che verrà rimandato in Italia, subito. Il primo pensiero di Malè è il suicidio, non vuole tornare in Italia, lasciare la nuova famiglia, il lavoro. Non ha il coraggio e la forza di ricominciare in un Paese che non l’ha accolto, che non l’ha aiutato. Non vuole lasciare la ragazza, che rappresenta quella famiglia che non ha più.

Prova a fare ricorso, vuole rimane in Inghilterra. Il ricorso viene però respinto e si apre per Malè un nuovo incubo: 27 giorni in cui viene spostato in vari luoghi e che descrive come ..i peggiori della mia vita, alla fine dei quali viene rimandato in Italia. Arriva a Fiumicino e, per la prima volta, entra in contatto con  l’ufficio legale del CIR. Viene portato a Crotone, ma dopo pochi giorni lascia il Centro di accoglienza e ritorna a Roma.

I primi giorni dorme di nuovo all’Hotel Tiburtina fino a quando gli viene assegnata dal Comune un posto in un centro di accoglienza a Casilina, dove però rimarrà poco. Decide di trasferirsi a Rebibbia in un altro centro occupato, con altri ragazzi che ha conosciuto a Tiburtina, perché lì può vivere tranquillo e libero. Non è costretto ad uscire di casa alle otto di mattina per rientrarci solo alle sei di sera, come invece avviene nel centro in cui è stato assegnato.

Malè ora sta seguendo un corso di formazione organizzato dal CIR, non parla ancora italiano anche se lo vuole imparare. Non voglio ricevere delle lettere e farle leggere ad altre persone perché non capisco quello che c’è scritto…. Il grande desiderio di Malè è di studiare, dice che nei momenti più difficile studiare lo faceva sentire vivo; vuole poter lavorare, tenersi occupato; vuole un lavoro che inizi alla mattina e finisca alle otto di sera.. Vuole provare a ricominciare per ottenere quello che più desidera: la possibilità di una nuova vita, diversa e dignitosa.

Gli obiettivi di Malè, che ha ottenuto nel 2006 lo status di rifugiato, sono semplici: trovare un lavoro, imparare l’italiano e cominciare a vivere, tutto questo nei prossimi cinque anni.

Il tempo che si è dato Malè per costruirsi la sua nuova vita.