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STRAGE DEL ‘VENERDI’
SANTO’ NEL CANALE D’OTRANTO, SENTENZA D’APPELLO DOPO 14 ANNI
30 giugno 2011-
Riportiamo nota ANSA di ieri: Quattordici anni per arrivare alla
sentenza d'appello per il naufragio che il 28 marzo del 1997, giorno
del Venerdi' Santo per i cattolici, insanguinò le acque del basso
Adriatico. Per naufragio e omicidio colposo plurimo la Corte
d'appello di Lecce ha condannato a due anni e quattro mesi di
reclusione l'ufficiale della Marina militare italiana Fabrizio
Laudadio: quella sera era al comando di nave 'Sibilla' che si
scontro' con una 'carretta del mare', la motonave albanese 'Kater I
Rades'.
Su questa imbarcazione
c'erano almeno 120 albanesi, che fuggivano - come migliaia di loro
connazionali in quel periodo - dal loro Paese: molte erano le donne
e molti i bambini. Molti furono quelli che morirono - 108 persone –
nella 'pancia' di quella carretta finita presto, dopo la collisione,
a 790 metri di profondita' e poi recuperata.
A tre anni e dieci
mesi di reclusione e' stato condannato il presunto comandante della
'Kater', Namik Xhaferi, che non ha mai ammesso di essere stato alla
guida della motovedetta albanese.
Pene leggermente piu'
miti rispetto al primo grado (tribunale di Brindisi, 19 marzo 2005)
perche' il reato di lesioni colpose e' stato ritenuto prescritto. In
quell'occasione Laudadio fu condannato a tre anni, Xhaferi a quattro
anni. Confermati i risarcimenti danni - tra i 20mila e i 300mila
euro - alle parti civili.
Quello in cui avvenne
la collisione era il periodo della piena 'emergenza albanesi': a
centinaia, su imbarcazioni di fortuna, fuggivano dal loro Paese. La
collisione nel Canale d'Otranto provoco' numerose polemiche,
soprattutto perche' fossero chiarite le direttive che il governo
allora presieduto da Romano Prodi aveva impartito alla Marina
militare italiana per il contrasto alle 'carrette del mare' che
solcavano l'Adriatico. Polemiche che giunsero fino alla forte presa
di distanze di Nanni Moretti, nel film 'Aprile' (1998). Sulla
spiaggia brindisina di 'Aprile' il protagonista si lascia andare
contro i dirigenti della sinistra, al governo con Prodi, che
disertano il luogo della tragedia della Kater I Rades: ''Non gliene
frega niente, io me li ricordo alla Fgci, vedevano Happy Days,
questa e' la loro formazione''.
Il 28 marzo '97 a
bordo della 'Kater' c'erano 120 persone: i numerosi corpi che
finirono a 790 metri di profondita' furono recuperati nell'ottobre
successivo grazie all'intervento della nave oceanografica
'Performer' chiesto dal pubblico ministero inquirente, Leonardo
Leone de Castris.
La Kater I Rades aveva
lasciato il porto di Valona attorno alle 16 del 28 marzo 1997. La
tragedia avvenne due ore dopo. Il natante, non appena al largo
dell'isola di Saseno, venne avvicinato dalla nave 'Zeffiro' della
Marina Militare Italiana che poi lascio' a Laudadio e alla 'Sibilla'
il compito di
convincere il
comandante del natante albanese a tornare indietro. La nave albanese
era di fabbricazione russa ed era lunga 21 metri e larga tre e
mezzo: era stata rubata dai gruppi criminali che gestivano il
traffico di clandestini nel porto meridionale di Saranda. Il suo
comandante, dopo aver ignorato per oltre due ore le intimazioni
della fregata italiana 'Zeffiro', fu avvicinata dalla corvetta
'Sibilla' a 35 miglia al largo di Brindisi.
Secondo il pm di primo
grado, per un concorso di colpa del comandante della 'Sibilla', che
voleva fermare la rotta della 'Kater', e di quello della motovedetta
albanese, che non ascoltava le intimazioni, ci fu la collisione ed
avvenne la tragedia. La motovedetta si ribalto' su un fianco e
affondo': 34 furono i sopravvissuti e quattro i cadaveri subito
recuperati.
Tesi queste ribaltate
in appello con la richiesta del procuratore generale, Giuseppe
Vignola, di assolvere Laudadio sostenendo che la collisione tra la
Sibilla e la Kater era stata causata dalle manovre spericolate del
comandante della motovedetta per sfuggire al blocco navale italiano
davanti alle coste pugliesi. I giudici, pero', non hanno creduto
alla pubblica accusa e hanno confermato la sentenza di primo grado.
(ANSA Lecce).
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