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SUCCESSO DELLO SPETTACOLO TEATRALE ‘LAMPEDUSA MON AMOUR’.

PARLA IL DIRETTORE DEL CIR

29 giugno 2010 - Grande successo al Teatro Argentina a Roma dello spettacolo “Lampedusa Mon Amour’, diretto da Nube Sandoval e Bernardo Rey con in scena protagonisti 14 rifugiati coinvolti nelle attività del laboratorio di riabilitazione psico-sociale del CIR. Il Direttore del CIR Christopher Hein ha introdotto la serata con queste parole: “Mi vorrei scusare, a nome del Consiglio Italiano per i Rifugiati, mi vorrei scusare con i rifugiati, con i richiedenti asilo, con tanti sopravissuti alla tortura, che in questi 20 anni che lavoriamo non abbiamo potuto fare di più”.

Non siamo stati in grado – ha proseguito il Direttore del CIR- di impedire che rifugiati, in pericolo di vita sui barconi nel Canale di Sicilia, venissero intercettati, costretti anche con la forza fisica, di trasbordare su navi militari libici e di essere ricondotti nel Paese che disperatamente volevano lasciare dietro. I nostri sforzi, le nostre proteste, i nostri interventi non sono servite a niente.

Non siamo stati in grado di impedire che migliaia di rifugiati in Italia e anche in questa città di Roma non avessero un posto per dormire, un posto sicuro. O che sono costretti ad accettare lavori di estremo sfruttamento e umiliazione come quelli a Rosarno.

E a tante persone che si rivolgono ai nostri uffici in tutta Italia spesso non siamo in grado di dare le risposte che loro a ragione si aspettano: lavoro, casa, documenti in regalo, cura contro le malattie. Diritti elementari. Diritti garantiti loro sulla carta. Ma sulla carta non si può costruire un futuro.

E’ spesso frustrante il nostro lavoro.

E’ frustrante quando una donna africana o un uomo afgano davanti a te dopo il colloquio ti chiede : “ E adesso – dove vado ?” E tu non hai una risposta.

O quando una madre ti chiede : “come faccio a rivedere mio figlio che ho dovuto abbandonare in qualche parte durante l’interminabile viaggio ?” E tu non hai una risposta, anche perché la madre non ha nemmeno un certificato di nascita di questo figlio.

Il senso di impotenza. La sindrome di Sisifo che sempre di nuovo deve portare un masso gigantesco in cima della montagna e sempre di nuovo ricade a valle.

Il senso di colpa di chi si promette di fare e non riesce.

Ecco, stasera è diverso.

Stasera diamo voce a loro, ai rifugiati, alle vittime di tortura provenienti da Paesi così diversi tra di loro del grande continente africano.

Stasera convertiamo le fatiche di ogni giorno, le angosce, le frustrazioni in canto, in ballo, in spettacolo.

Stasera apriamo le porte del più prestigioso teatro di Roma a loro, come protagonisti, come attori, a loro che di solito alle 5 della mattina devono cominciare a fare la fila davanti alla Questura per ottenere un timbro di soggiorno, a loro che si vedono aggrediti ogni giorno dagli sguardi, dalle parole, sempre più spesso anche dai pugni; a loro che sono sempre a rischio di rivivere il trauma anche nel Paese che – sulla carta – li ha accolti.

Stasera siamo orgogliosi assieme a loro di presentare “Lampedusa – mon amour”.

E io, molto personalmente, sono anche orgoglioso di poter vivere e lavorare in una Italia dove ancora – e nonostante tutto – una serata come questa è possibile.

Noi qui presenti, indipendentemente dalla cittadinanza di ognuno, siamo parte di QUESTA Italia.

Grazie per la vostra partecipazione”.

Christopher Hein; Direttore del CIR

 

Lo spettacolo Lampedusa Mon Amour’ è stato presentato al Teatro Argentina di Roma il 26 giugno, Giornata Internazionale a sostegno delle vittime di tortura.

Il CIR ha portato in scena, sotto la guida dei registi-formatori Nube Sandoval e Bernardo Rey, un gruppo di 14 rifugiati coinvolti nelle attività del laboratorio di riabilitazione psico-sociale.

Durante lo spettacolo, presentato da Jean-Léonard Touadi, è stato presentato lo spot dell’ IRCT-Consiglio Internazionale per la Riabilitazione delle Vittime di Tortura, che coordina la campagna internazionale di sensibilizzazione globale "26 giugno - Cancelliamo la tortura".

Altri momenti significativi della serata: il monologo dell’attore Roberto Attias su un testo di Giorgio Gaber, la commovente e drammatica testimonianza di una rifugiata della Rep.Dem. del Congo, introdotta dalla responsabile del progetto CIR Vi.To-Accoglienza e cura delle vittime di tortura Fiorella Rathaus e il nuovo video realizzato da Artigiani Digitali con le testimonianze di Andrea Camilleri e di Moni Ovadia sul tema della tortura e sull’esperienza di questo laboratorio teatrale di riabilitazione.

L’iniziativa è stata resa possibile grazie al sostegno del FER-Fondo Europeo per i Rifugiati 2008- Ministero dell’Interno Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione -Direzione Centrale dei Servizi Civili per l’Immigrazione e l’Asilo e Unione Europea", fondamentale per rendere possibile l'impegno CIR nell'ambito della riabilitazione dei rifugiati sopravvissuti a tortura.

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