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CIR: appello urgente in favore dei rifugiati eritrei a Tripoli
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28
febbraio 2011 - Il CIR fa proprio
l’appello urgente lanciato da Monsignor Giovanni Martinelli, vescovo
cattolico a Tripoli, per l’evacuazione umanitaria di circa 2000
rifugiati eritrei dalla Libia. I rifugiati eritrei, in maggioranza
cattolici, hanno come unico punto di riferimento il Vescovado di
Tripoli, nel centro della città, dove ricevono compatibilmente con
la situazione contingente anche assistenza materiale. Queste
persone, ancor più degli altri cittadini stranieri presenti in
Libia, si vedono intrappolate, senza possibilità di rimpatriare e
senza possibilità di raggiungere via terra la Tunisia o altri paesi
di rifugio e temono per la loro vita. Il CIR, in costante contatto
con Monsignor Martinelli e con la Nunziatura Apostolica di Malta,
competente per la Libia, si è rivolto oggi al Consiglio dell’Unione
Europea, alla Commissione Europea e al Governo italiano affinché al
più presto i rifugiati siano trasferiti in vari Stati dell’Unione
Europea, e ha chiesto ai Governi di mettere a disposizione quote per
poter procedere tempestivamente al trasferimento da Tripoli.
Indipendentemente dall’evolversi della situazione a Tripoli e nelle
aree circostanti, i rifugiati eritrei sono bersagliati in tutti i
modi come nemici. Non hanno alcun permesso di residenza e nessun
diritto garantito. “Facciamo appello alla solidarietà dell’Italia e
degli altri Stati dell’Unione Europea in questo drammatico momento”,
dichiara Savino Pezzotta, Presidente del CIR.
Il
Consiglio Italiano per i Rifugiati ha anche richiesto di attivare la
Protezione Temporanea, già prevista dalla Direttiva europea del
2001, affinché gli sfollati arrivati dal Nord Africa in questi
giorni in modo spontaneo o organizzato e quanti potranno arrivare in
futuro possano subito avere uno status legale, temporaneo appunto,
nel territorio dell’Unione Europea, in attesa degli sviluppi nei
loro paesi di origine. Questo status viene concesso a gruppi di
persone, indipendentemente dalla presentazione di domande di asilo e
comunque senza la necessità di esaminarle individualmente.
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