CIR

 Consiglio Italiano per i Rifugiati onlus 

Via del Velabro 5/A
00186 Roma
Tel.06-69200114
Fax.06-69200116

p.iva 04132611007

C.f. 96150030581
cir@cir-onlus.org

Chi siamo Presidente Direzione e Struttura Bilancio Dove siamo COME AIUTARE  CONTATTI Home  

ATTIVITA'

Cosa facciamo

Utenza CIR

Rapporti annuali

 

PROGETTI

Servizi sul territorio

Integrazione

Gruppi vulnerabili

Collaborazioni Internazionali

 

 

I RIFUGIATI

Chi è un rifugiato

Glossario

Quadro statistico

Le storie

 

DIRITTI

La procedura in Italia

Informazioni pratiche

Archivio giuridico

Giurisprudenza

 

 

COMUNICAZIONE

Ufficio Stampa 

Comunicati news

Pubblicazioni

Interviste

Gallerie fotografiche

 

 

FORMAZIONE

Corsi e Master

 

COLLABORA CON NOI

 

LINK

 

Segui il CIR su

 

 

______________

 

Risoluzione consigliata 1024x768

webmaster

Gemma Criscuolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

CIR-PROGETTO VI.TO. A “UN MONDO A COLORI”

3 febbraio 2009 - Domani,  4 febbraio, alle ore 9.45 su  Rai due, nel corso del programma “Un mondo a colori” si parlerà del CIR-Progetto VI.TO.- accoglienza e cura delle vittime di tortura con un servizio intitolato “La medicina del teatro” curato  da Marzia Marzolla. “In un barcone sul Tevere – si legge nella nota stampa sul programma - si svolgono le prove di un laboratorio teatrale che fa parte delle attività del progetto VI.TO. gestito dal CIR”.

“Il progetto sostiene i sopravvissuti a tortura nel percorso di riabilitazione e di ricostruzione dell’identità sia dal punto di vista legale, psicologico e sociale.

I rifugiati sopravvissuti a traumi estremi o che hanno subito tortura si trovano come sospesi nel mondo che li circonda e il ritorno ad una vita normale, in una realtà geografica e culturale a loro ignota, è difficile. Per loro il laboratorio di teatro costituisce l’inizio di un percorso di integrazione, il ponte con il mondo esterno. Per quest’anno il laboratorio presenta un libero adattamento del racconto di Julio Cortázar CasaOccupata, una metafora sulla chiusura dei nostri confini personali e non solo geografici.”