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Foto from flickr, Hungarian Defence Force install barbed wire by Freedom House

L’Europa deve dare una risposta alle migliaia di persone intrappolate tra i nostri confini. Ora. Le immagini quotidiane ci raccontano di barbarie e di vergognose violazioni dei diritti in molti paesi Europei. Sono migliaia le persone che non riescono a trovare la protezione di cui hanno bisogno, intrappolate in luoghi senza alcuna prospettiva. Almeno 23mila persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa dal 2000. Solo nel 2015 più di 2.800 persone sono morte nel Mediterraneo, il 70% dei migranti morti nel mondo.

L’Agenda Europea sull’Immigrazione ha avanzato delle proposte per rispondere ad una crisi umanitaria che coinvolge migliaia di persone in cerca di protezione. Ma ancora moltissimo c’è da fare. In termini di ingressi sicuri e regolari le proposte sono assolutamente insufficienti, solo un ampliamento dle programma di reinsediamento.

Il CIR chiede a livello nazionale e internazionale che vengano istituite alternative sicure e legali di ingresso in Europa per le persone in fuga.

Cosa proponiamo

Nell’ambito del progetto PONTI NON MURI, realizzato dal Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR) con la sponsorizzazione del Gruppo UNIPOL, chiediamo e promuoviamo che siano introdotte misure che permettano alle persone bisognose di protezione internazionale di raggiungere il territorio dell’Italia e dell’UE in modo sicuro e legale.

Queste misure sono in parte da subito attivabili, dall’altra richiedono interventi legislativi e la revisione del Codice europeo sui visti.

Per questo proponiamo un approccio che introduca gradualmente forme di accesso legale e sicuro al territorio attraverso la seguente tabella di marcia:

  1. Prima fase:
    1. Forte potenziamento dei programmi di reinsediamento, programmi di ammissione umanitaria e sponsorizzazione su base europea.
    2. Deroga dall'obbligo del visto o agevolazioni per ottenere un visto. Queste misure non comportano una modifica della legislazione comunitaria in vigore, ma piuttosto un’applicazione delle norme esistenti orientata verso la protezione. L'UE dovrebbe adottare linee guida, al fine di armonizzare le modalità di ciascuno Stato membro circa il rilascio di visti umanitari con validità territoriale limitata.
    3. Introdurre nella revisione del Codice Europeo sui visti la possibilità di emettere visti di protezione.
  2. Seconda fase, si raccomanda che gli Stati membri introducano o re-introducano schemi nazionali di ingresso protetto per i richiedenti asilo nei loro paesi di origine e per coloro che non riescono ad ottenere protezione nei paesi terzi di primo approdo o di transito.
  3. Terza fase, la Commissione dovrebbe proporre una Direttiva sulle procedure di ingresso protetto (PEP) da introdurre in tutti gli Stati membri, in uno spirito di condivisione delle responsabilità tra i Paesi dell'Unione europea ai sensi dell'articolo 80 del

Quali sono i possibili meccanismi di accesso alla protezione nel territorio dell’Unione Europea?

 

  • Il reinsediamento consiste nel trasferimento di rifugiati dal paese di primo rifugio ad un altro Stato che ha acconsentito ad accoglierli ed offrire loro protezione. Nel 2013, solo 6.468 rifugiati sono stati reinsediati in Europa. Nello stesso anno, gli Stati Uniti hanno reinsediato 47.875 rifugiati, l’Australia 11.117 e il Canada 5.140 rifugiati. Il numero totale di persone che i Paesi Europei si sono impegnati a reinsediare nel 2014 è di circa 7.525 persone.
  • Programmi di Ammissione Umanitaria: consentono l’ammissione di gruppi vulnerabili di rifugiati a cui viene data una temporanea protezione sulla base di motivazioni umanitarie. Ai beneficiari di ammissione umanitaria temporanea è generalmente garantito un permesso di soggiorno di breve durata il cui rinnovo è subordinato al protrarsi delle necessità di protezione. È un processo rapido che permette di identificare persone con urgenti bisogni di protezione. La Germania, con questo tipo di Programma, si è impegnata nel 2013-14 ad ammettere sul suo territorio 20.000 siriani, mentre l’Austria 1.500 rifugiati e l’Irlanda 111 siriani. In passato sono state attivate, come misura di urgenza, anche operazioni di trasferimento umanitario. Realizzate in gravi emergenze umanitarie, nelle situazioni di fughe di massa, hanno visto per esempio trasferire in Italia, nella primavera del 2011, durante la guerra in Libia circa 120 rifugiati e richiedenti asilo provenienti dal Corno d’Africa.
  • Sponsorizzazione: permette l’ingresso di profughi che sono invitati ad entrare nel Paese da familiari già residenti, privati (singoli o gruppi), ONG, associazioni, comunità che si assumono la copertura delle spese connesse al viaggio e, per un determinato periodo di tempo, alla permanenza. Grazie a questa misura in Germania 14.000 siriani si sono potuti ricongiungere con i loro familiari e amici.
  • Uso flessibile dei visti. Gli Stati membri possono rilasciare visti per motivi umanitari o di altro tipo di protezione in base alla loro legislazione nazionale e a quella europea. Si consideri che il Codice dei visti Schengen permette, sulla base di considerazioni umanitarie, il rilascio di un Visto a Validità territoriale Limitata (VTL) che può essere utilizzato in modo flessibile per assicurare l’ingresso protetto ai rifugiati che, per ottenerlo, possono rivolgersi direttamente ai consolati degli Stati. L’Italia ha rilasciato visti VTL in occasione di operazioni di reinsediamento e di trasferimento umanitario dalla Libia.
  • Le Procedure di Ingresso Protetto (PEP) consentono ad un cittadino di uno Stato terzo di entrare in contatto con un Paese di accoglienza, presentando la richiesta di protezione internazionale presso le rappresentanze consolari e con la possibilità di ottenere un permesso di ingresso in caso di una risposta positiva a questa istanza.