Comunicato stampa
I rifugiati non sono pacchi postali
Il Regolamento
Comunitario cosiddetto “Dublino 2”, che regola la responsabilità
degli Stati membri per l’esame delle Richieste d’asilo è stato al
centro del seminario
“Gente di Dublino”: Il Regolamento Dublino II - La prospettiva degli
Stati ed i bisogni dei richiedenti asilo,
in conclusione del Progetto
Dubliners - “Research and
exchange of experience and practice on the implementation of the
Council Regulation Dublin II establishing the criteria and the
mechanism for determining the Member State responsible for examining
an asylum application lodged in one of the Member State by third
country national”,
realizzato dal Consiglio Italiano per i Rifugiati insieme ai
Ministeri dell’Interno e alle Associazioni di 6 Stati membri.
“I Rifugiati non
sono pacchi postali” ha detto un richiedente asilo afgano
raccontando la sua odissea in Europa prima di, finalmente, arrivare
in Italia come Stato competente della sua domanda di protezione.
Attraverso 75
interviste con richiedenti asilo prima e dopo il loro trasferimento
da uno Stato all’altro, il progetto ha evidenziato le gravi lacune
del “Sistema Dublino” e la sofferenza umana che provoca. Una
testimonianza ci racconta “sono un curdo siriano, durante i
festeggiamenti per il capodanno curdo sono stato arrestato e messo
in prigione per sei lunghi mesi. In questo periodo sono stato
torturato e, a causa delle percosse subite, ho gravi problemi alle
gambe e non posso più utilizzare le dita. Grazie a mio padre sono
riuscito ad arrivare in Ungheria, dove ho chiesto asilo. Non sono
però riuscito a farmi curare in maniera adeguata. Ho quindi
raggiunto l’Austria dove ho avuto accesso alle cure mediche di cui
necessitavo. Ma, purtroppo, dopo poco sono stato rinviato a causa
del Regolamento in Ungheria, sospendendo quindi le mie cure”.
In molti Stati –
non in Italia – i richiedenti asilo vengono detenuti anche mesi, in
attesa della determinazione dello Stato competente e spesso non
ricevono alcuna informazione a loto comprensibile sulla procedura e
sui loro diritti.
Nel seminario che
si è svolto presso la Sala di Liegro della Provincia di Roma,
funzionari dalla Svezia, Ungheria e Italia,nonché rappresentanti di
ONG da questi paesi e dalla Germania, Grecia e Spagna, hanno
sottolineato le difficoltà nella gestione del regolamento.
Il Regolamento
Dublino è soggetto attualmente ad una proposta di riforma fatta
dalla Commissione Europea e ferma in Consiglio. Tale proposta di
riforma è appoggiata dal CIR e dall’ECRE, presente con Kris Pollet
al convegno, poiché considerata da entrambe le associazioni come un
primo passo per migliorare un sistema attualmente inefficiente,
disfunzionale e per nulla rispettoso delle libertà individuali. Tale
proposta, osteggiata da alcuni Paesi, andrebbe ad incidere
positivamente su alcuni dei limiti del Regolamento poiché
migliorerebbe la definizione della clausola umanitaria ampliandone
l’applicazione e non facendo più rientrare nelle categorie
sottoposte al Regolamento Dublino i minori, i membri di una famiglia
e le persone con problemi di salute.
Per quanto
riguarda l’impatto del Sistema Dublino rispetto all’Italia è emerso
il ruolo preponderante di due paesi: la Grecia, Paese da cui molti
richiedenti asilo che arrivano sulle coste dell’Adriatico
transitano, e verso cui, ancora una volta, è stato sottolineato
dalle associazioni presenti che non sussistono assolutamente le
condizioni minime per poter rinviare persone bisognose di protezione
internazionale. E la Svizzera, che da un anno e mezzo ha cominciato
a far parte del Sistema Dublino, da cui provengono tantissimi dei
richiedenti asilo rinviati in Italia.
In conclusione del
Seminario Christopher Hein, Direttore del CIR, ha annunciato una
forte attività di lobby presso le istituzioni europee,ma anche di
sensibilizzazione dell’opinione pèubblica nei vari Stati membri
affinchè almeno la proposta di riforma della Commissione Europea sia
approva sempre nell’ottica di un primo passo verso un futuro dove i
richiedenti asilo dovrebbero poter decidere loro in quale Paese
dell’Unione richiedere protezione.