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18 gennaio 2005

 

RIFUGIATO CONGOLESE AGGREDITO DA CONTROLLORE ATAC: IL CIR CONFERMA LA PROPRIA VERSIONE DEI FATTI

In riferimento all’episodio di stampo razzista avvenuto a Roma giovedì 13 gennaio 2005 su un autobus dell’ATAC (linea 360), riguardante un rifugiato congolese, M.L., assistito dal Progetto VI.TO. (Accoglienza e Cura delle Vittime di Tortura) del Consiglio Italiano per i Rifugiati, il CIR riconferma la propria versione,  dopo aver avuto un ulteriore e approfondito colloquio con il rifugiato, che ha riconfermato la dinamica degli eventi agli operatori dell’organizzazione, non presenti al momento dell’accaduto ma testimoni, subito dopo, della sua totale disperazione.

 

Il CIR aveva già indirizzato, nel settembre del 2004, una comunicazione alla dirigenza ATAC, denunciando che in numerose occasioni, e sempre più spesso, richiedenti asilo e rifugiati erano stati oggetto “di comportamenti e modalità aggressive da parte del personale addetto ai controlli ATAC, e chiedendo all’azienda una chiara presa di posizione per prevenire il ripetersi di tali episodi.

 

Il cittadino congolese protagonista della vicenda vive in Italia da quattro anni ed è stato riconosciuto rifugiato nel 2001; è stato accertato, dai medici e dagli psicologi che lo hanno in cura, che nel suo paese ha subito pesantissime torture. In Italia, ha da poco ottenuto il ricongiungimento familiare con la moglie, peraltro presente al momento dell’aggressione. Tra l’altro il CIR ha accertato che M.L. era effettivamente in possesso di un biglietto obliterato e valido per il tragitto in questione.

Inoltre, gli assistenti sociali del Progetto VI.TO., da anni a contatto con M.L., escludono categoricamente che da parte di questi possa mai essere partita un’aggressione fisica.

 

Il Consiglio Italiano per i Rifugiati si sta attivamente adoperando per rintracciare i passeggeri che si trovavano al momento dell’episodio sull’autobus (la linea 360 giovedì 13 gennaio ore 9.30-10.00, zona viale Manzoni - via E. Filiberto), al fine di fornire ulteriori testimonianze sull’accaduto e, inoltre, ha già incaricato un avvocato di difendere gli interessi di M.L., e ha denunciato il fatto all’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali del Ministero per le Pari Opportunità).