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RIFUGIATO
CONGOLESE AGGREDITO DA CONTROLLORE ATAC: IL CIR CONFERMA LA PROPRIA
VERSIONE DEI FATTI
In
riferimento all’episodio di stampo razzista avvenuto a Roma giovedì 13
gennaio 2005 su un autobus dell’ATAC (linea 360), riguardante un
rifugiato congolese, M.L., assistito dal Progetto VI.TO. (Accoglienza e
Cura delle Vittime di Tortura) del Consiglio Italiano per i Rifugiati, il
CIR riconferma la propria versione,
dopo aver avuto un ulteriore e approfondito colloquio con il
rifugiato, che ha riconfermato la dinamica degli eventi agli operatori
dell’organizzazione, non presenti al momento dell’accaduto ma
testimoni, subito dopo, della sua totale disperazione.
Il
CIR aveva già indirizzato, nel settembre del 2004, una comunicazione alla
dirigenza ATAC, denunciando che in numerose occasioni, e sempre più
spesso, richiedenti asilo e rifugiati erano stati oggetto “di
comportamenti e modalità aggressive da parte del personale addetto ai
controlli ATAC, e chiedendo
all’azienda una chiara presa di posizione per prevenire il ripetersi di
tali episodi.
Il
cittadino congolese protagonista della vicenda vive in Italia da quattro
anni ed è stato riconosciuto rifugiato nel 2001; è stato accertato, dai
medici e dagli psicologi che lo hanno in cura, che nel suo paese ha subito
pesantissime torture. In Italia, ha da poco ottenuto il ricongiungimento
familiare con la moglie, peraltro presente al momento dell’aggressione.
Tra l’altro il CIR ha accertato che M.L. era effettivamente in possesso
di un biglietto obliterato e valido per il tragitto in questione.
Inoltre,
gli assistenti sociali del Progetto VI.TO., da anni a contatto con M.L., escludono categoricamente che da parte di questi possa mai essere
partita un’aggressione fisica.
Il
Consiglio Italiano per i Rifugiati si sta attivamente adoperando per
rintracciare i passeggeri che si trovavano al momento dell’episodio
sull’autobus (la linea 360 giovedì 13 gennaio ore 9.30-10.00, zona
viale Manzoni - via E. Filiberto), al fine di fornire ulteriori
testimonianze sull’accaduto e, inoltre, ha già incaricato un avvocato di difendere gli interessi di M.L., e ha
denunciato il fatto all’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni
Razziali del Ministero per le Pari Opportunità).
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