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Cap Anamur – Processo ad Agrigento: Assistenza Umanitaria al Banco degli Imputati

Il Consiglio Italiano per i Rifugiati e ProAsyl (Germania):

“Questa accusa non avrebbe mai dovuto essere mossa”

Roma - Francoforte,  27 novembre 2006

 Nel giugno 2004 la nave tedesca Cap Anamur ha salvato 37 persone dal naufragio. Il comandante Stephan Schmidt ed il suo equipaggio hanno fatto quello che era il proprio dovere: soccorrere i naufraghi e portarli in un porto sicuro.

Per questo atto di soccorso il Comandanre Stephan Schmidt, Elias Birdel – allora Presidente del Comitato “Cap Anamur” -  ed il Primo Ufficiale Vladimir  Daschkewitsch si trovano da oggi davanti al Giudice. L’accusa è: concorso nel procurare ingresso illegale con aggravanti. Il tentativo di criminalizzare attività umanitarie è scandaloso. Questa accusa non avrebbe mai dovuto essere mossa. Nell’estate 2004, alte istanze governative in Germania ed in Italia volevano evidentemente creare un caso per scoraggiare eventuali “emulazioni” di viaggi di soccorso nel mediterraneo.

Per evitare un processo lungo e snervante ai tre imputati ci auguriamo che arrivi presto la piena assoluzione e si concluda la vendetta contro i soccorritori.

Ricordiamo che le Nazioni Unite nel Protocollo di Palermo del dicembre 2000 hanno definito il termine “traffico di migranti”. Secondo questa definizione “traffico” significa “procurare l’ingresso illegale con l’obiettivo di trarre profitto finanziario o comunque materiale in modo diretto o indiretto”.

I tre imputati non sono “trafficanti”, non volevano trarre profitto, bensì hanno dimostrato senso civico. Ricordiamo che il Diritto Marittimo Internazionale obbliga gli Stati a collaborare con i Comandanti per il salvataggio in mare e a facilitare il tempestivo attracco delle navi ed lo sbarco dei naufraghi.

Ci auguriamo che il processo sia rapidamente concluso e che l’equipaggio della “Cap Anamur” sia riabilitato.

Al banco degli imputati dovrebbe esserci piuttosto l’errata politica europea di asilo e immigrazione che contribuisce a creare cimiteri, sempre più grandi, nel canale di Sicilia, nel Mare Egeo, nello Stretto di Gibilterra e a largo delle Isole Canarie.