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Comunicato Stampa 4 ottobre 2005

Ceuta, Melilla, Lampedusa:

modalità diverse, stesso fenomeno

 

Il drammatico assalto di 700 migranti africani verso lo sbarramento posto al confine tra il Marocco e l’enclave spagnola di Melilla mette in evidenza che soldati, armi, muri, respingimenti ed espulsioni non solo non danno risultati ma provocano ancora più disperazione e alimentano un’aggressività che mai in passato si era manifestata alle frontiere europee.

 

Il CIR ritiene che una risposta del tutto diversa non sia più rinviabile, e non solo da parte dei paesi direttamente interessati come Italia Spagna, Grecia, Malta e Cipro ma da parte dell’intera Unione Europea.

Una risposta che offra misure positive e strategiche per poter entrare in Europa in modo regolare e protetto sulla base di 5 punti programmatici:

 

-         reinsediamento per rifugiati che non hanno alcuna prospettiva di protezione  effettiva nei paesi africani di asilo;

-         rilascio di un visto di protezione per chi richiede dall’estero asilo a uno dei paesi UE, ovvero prima dell’arrivo fisico e dopo una prima valutazione presso  le rappresentanze diplomatiche, con il supporto dell’UNHCR e di ONG;

-         significativo aumento di canali di ingresso per lavoro;

-         ricongiungimento familiare molto più esteso su base di un concetto di  famiglia più ampio;

-         generosi programmi di ingresso per motivi di studio.

 

Con tali offerte - ovvero ponti sufficientemente larghi per entrare nella fortezza Europa dai paesi di transito come Libia, Marocco, con relativi punti di raccolta e di informazione in tali paesi – si dà  alle persone una vera alternativa all’ingresso irregolare rischioso e perfino violento.