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Ceuta,
Melilla, Lampedusa:
modalità
diverse, stesso fenomeno
Il
drammatico assalto di 700 migranti africani verso lo sbarramento posto al
confine tra il Marocco e l’enclave spagnola di Melilla
mette in evidenza che soldati,
armi, muri, respingimenti ed espulsioni non solo non danno risultati ma
provocano ancora più disperazione e alimentano un’aggressività che mai in passato si era manifestata alle frontiere europee.
Il
CIR ritiene che una risposta del
tutto diversa non sia più rinviabile, e non solo da parte dei
paesi direttamente interessati come Italia Spagna, Grecia, Malta e
Cipro ma da parte dell’intera Unione Europea.
Una
risposta che offra misure positive e strategiche per
poter entrare in Europa in modo regolare e protetto sulla base di 5 punti
programmatici:
-
reinsediamento
per rifugiati che non hanno alcuna prospettiva di protezione effettiva
nei paesi africani di asilo;
-
rilascio di un visto di
protezione per chi richiede dall’estero
asilo a uno dei paesi UE, ovvero prima dell’arrivo fisico e dopo una
prima valutazione presso le
rappresentanze diplomatiche, con il supporto dell’UNHCR e di ONG;
-
significativo aumento di canali di ingresso
per lavoro;
-
ricongiungimento
familiare molto più
esteso su base di un concetto di famiglia
più ampio;
-
generosi programmi di ingresso per motivi
di studio.
Con
tali offerte - ovvero ponti sufficientemente larghi per entrare nella
fortezza Europa dai paesi di transito come Libia, Marocco, con relativi
punti di raccolta e di informazione in tali paesi – si dà alle
persone una vera alternativa all’ingresso irregolare rischioso e perfino
violento.
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