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Comunicato stampa 6 aprile 2006

 

SCOMPARSO RINO SERRI,

PRESIDENTE DEL CIR

E' deceduto oggi pomeriggio a Roma il Sen. Rino Serri, da due anni Presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati.

Era nato nel 1933 a Reggio Emilia e lascia moglie e 4 figli.

Dopo decenni di militanza politica Serri ha dedicato gli ultimi anni della sua vita alla difesa dei diritti umani, alla difesa dei perseguitati e alla giustizia per il popolo palestinese.

Dal 1996 al 2001 è stato membro del Governo italiano come Sottosegretario al Ministero degli Esteri con delega per l'Africa, il mondo arabo- mediterraneo e la cooperazione allo sviluppo.

E' stato inviato speciale dell'Unione europea per il conflitto Etiopia-Eritrea e per tutto il negoziato di pace che ha portato agli accordi di Algeri. Ha firmato questi accordi quale testimone a nome dell'Unione europea.

Dall'aprile 2004, come successore di Giovanni Conso, è stato eletto Presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati. Con particolare impegno ha insistito sulla necessità dell'adozione in Italia di una Legge Organica sull'Asilo e ha lavorato con la Direzione del CIR per l'elaborazione di un testo articolato da presentare nella prossima legislatura al Parlamento e al Governo.

Nel maggio 2005, in occasione della I Conferenza Nazionale Asilo, aveva ribadito il suo impegno per il Diritto d'Asilo affermando "Siamo convinti che ormai il problema immigrati e richiedenti asilo va ricollocato come uno dei problemi decisivi del futuro del nostro Paese e dell'Europa e quindi deve vedere in campo nuove politiche aperte, coraggiose e costruttive e nuovi atteggiamenti culturali e la costruzione di nuove relazioni sociali".

A fine gennaio è stato improvvisamente colpito da una malattia.

La sua scomparsa, avvenuta dopo due mesi e mezzo di ricovero, priva la società italiana di uno dei grandi difensori dei diritti della persona e della cooperazione tra i popoli.

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Riproponiamo di seguito alcuni dei passi più significativi dell’intervento del Presidente del CIR Rino Serri in apertura della I Conferenza Nazionale Asilo, promossa dal CIR nel maggio 2005

"Siamo convinti che ormai il problema immigrati e richiedenti asilo va ricollocato come uno dei problemi decisivi del futuro del nostro Paese e dell'Europa e quindi deve vedere in campo nuove politiche aperte, coraggiose e costruttive e nuovi atteggiamenti culturali e la costruzione di nuove relazioni sociali.

Non è più rinviabile la prima legge italiana su rifugiati e richiedenti asilo che potrà e dovrà ispirarsi all'Art. 40 della nostra Costituzione. E bisogna impegnare maggiori risorse dello Stato, con gli Enti Locali e con le Associazioni per l'accoglienza e per un’integrazione effettiva e allo stesso tempo rispettosa delle differenze che possono dare alimento alla nostra società.

Voglio rilanciare una sorta di appello:

se hanno fondamento le considerazioni che abbiamo cercato di svolgere sulla scorta di studi, analisi ed esperienze allora il problema è quello che noi dobbiamo: rinnovare con coraggio e con urgenza le leggi sull'immigrazione e, soprattutto, è evidente, quella che regola oggi il problema; fare la legge sull'asilo; valorizzare gli immigrati e i rifugiati affermando e praticando i loro diritti, promovendo una convivenza diffusa, la partecipazione anche con il voto alla vita delle comunità locali. Bisogna fare questa svolta, non bisogna subire il ricatto di minoranze razziste né assecondare timori e pigrizie di chi pensa che si può ancora rinviare.

Non dobbiamo subire ma farci protagonisti fiduciosi della soluzione dei problemi delle migrazioni bisogno di asilo e di protezione umanitaria.

lo credo che ormai anche l'orientamento della opinione pubblica stia cambiando. Forse ormai è passata, almeno in parte, quella fase che favoriva gli "imprenditori della paura". Oggi dopo anni ormai di conoscenza diffusa, di vita vissuta, con molti immigrati all'interno delle nostre stesse case o frequentanti le stesse scuole o aver lavorato insieme e anche avere votato, in alcuni comuni, aver fatto insieme concerti o mille altre iniziative culturali, l'opinione pubblica del nostro paese ha un atteggiamento più aperto, più disponibile, comincia a percepire e ad apprezzare la convivenza con diversità.

Ora occorre che le classi dirigenti del paese - comunque collocate, al governo o all'opposizione- oggi o domani avviino nuove politiche, producano nuove leggi, impegnino nuove risorse.

Forse si potrebbe pensare a mettere a punto un vero e proprio piano nazionale costruito insieme con le Regioni, gli Enti Locali, con Sindacati e imprese, con l'Associazionismo e il Volontariato, che crei certezze e fiducia, mobiliti risorse ed energie italiane, europee e degli stessi paesi in via di sviluppo, a partire da quelli della sponda sud del Mediterraneo e del Continente Africano.

La dimensione internazionale di questo problema e l'impatto di una nuova politica aperta, solidale e fiduciosa per l’immigrazione e l'asilo meriterebbero un discorso approfondito che qui non posso fare e forse non ne avrei le capacità.

Di una cosa però sono certo: sappiamo tutti che nel mondo di oggi il ruolo internazionale di un paese, la sua stessa immagine e il suo prestigio  hanno una incidenza molto più grande del passato sulla stessa vita interna del paese, sulla sua economia e sulle sue prospettive di sviluppo futuro.

Bene, io credo, non da oggi e con sempre maggior convinzione, che l'Italia proprio per la sua lunga storia, per la sua civiltà e le componenti culturali e religiose che l'hanno segnata nei secoli, oggi può e deve ambire ad essere conosciuta ed apprezzata nel mondo quale paese di punta nell'offrire asilo e protezione e nell'affrontare in modo aperto, generoso e costruttivo le grandi migrazioni del nostro tempo. E questo, non mi pare davvero dubbio, farebbe un gran bene al prestigio e al ruolo internazionale del nostro paese e darebbe nuova fiducia e speranza nel nostro stesso futuro."