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SCOMPARSO RINO SERRI,
PRESIDENTE DEL CIR
E'
deceduto oggi pomeriggio a Roma il Sen. Rino Serri,
da due anni Presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati.
Era
nato nel 1933 a Reggio Emilia e lascia moglie e 4 figli.
Dopo
decenni di militanza politica Serri
ha dedicato gli ultimi anni della sua vita alla difesa dei diritti umani,
alla difesa dei perseguitati e alla giustizia per il popolo palestinese.
Dal
1996 al 2001 è stato membro del Governo italiano come Sottosegretario al
Ministero degli Esteri con delega per l'Africa, il mondo arabo-
mediterraneo e la cooperazione allo sviluppo.
E'
stato inviato speciale dell'Unione europea per il conflitto
Etiopia-Eritrea e per tutto il negoziato di pace che ha portato agli
accordi di Algeri. Ha firmato questi accordi quale testimone a nome
dell'Unione europea.
Dall'aprile
2004, come successore di Giovanni Conso, è stato eletto Presidente del
Consiglio Italiano per i Rifugiati. Con particolare impegno ha
insistito sulla necessità dell'adozione in Italia di una Legge Organica
sull'Asilo e ha lavorato con la Direzione del CIR per l'elaborazione
di un testo articolato da presentare nella prossima legislatura al
Parlamento e al Governo.
Nel
maggio 2005, in occasione della I Conferenza Nazionale Asilo, aveva
ribadito il suo impegno per il Diritto d'Asilo affermando "Siamo
convinti che ormai il problema immigrati e richiedenti asilo va
ricollocato come uno dei problemi decisivi del futuro del nostro Paese e
dell'Europa e quindi deve vedere in campo nuove politiche aperte,
coraggiose e costruttive e nuovi atteggiamenti culturali e la costruzione
di nuove relazioni sociali".
A
fine gennaio è stato improvvisamente colpito da una malattia.
La
sua scomparsa, avvenuta dopo due mesi e mezzo di ricovero, priva la società
italiana di uno dei grandi difensori dei diritti della persona e della
cooperazione tra i popoli.
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Riproponiamo
di seguito alcuni dei passi più significativi dell’intervento del
Presidente del CIR Rino Serri in apertura della I Conferenza Nazionale
Asilo, promossa dal CIR nel maggio 2005
"Siamo
convinti che ormai il problema immigrati e richiedenti asilo va
ricollocato come uno dei problemi decisivi del futuro del nostro Paese e
dell'Europa e quindi deve vedere in campo nuove politiche aperte,
coraggiose e costruttive e nuovi atteggiamenti culturali e la costruzione
di nuove relazioni sociali.
Non
è più rinviabile la prima legge italiana su rifugiati e richiedenti
asilo che potrà e dovrà ispirarsi all'Art. 40 della nostra Costituzione.
E bisogna impegnare maggiori risorse dello Stato, con gli Enti Locali e
con le Associazioni per l'accoglienza e per un’integrazione effettiva e
allo stesso tempo rispettosa delle differenze che possono dare alimento
alla nostra società.
Voglio
rilanciare una sorta di appello:
se
hanno fondamento le considerazioni che abbiamo cercato di svolgere sulla
scorta di studi, analisi ed esperienze allora il problema è quello che
noi dobbiamo: rinnovare con coraggio e con urgenza le leggi
sull'immigrazione e, soprattutto, è evidente, quella che regola oggi il
problema; fare la legge sull'asilo; valorizzare gli immigrati e i
rifugiati affermando e praticando i loro diritti, promovendo una
convivenza diffusa, la partecipazione anche con il voto alla vita delle
comunità locali. Bisogna fare questa svolta, non bisogna subire il
ricatto di minoranze razziste né assecondare timori e pigrizie di chi
pensa che si può ancora rinviare.
Non
dobbiamo subire ma farci protagonisti fiduciosi della soluzione dei
problemi delle migrazioni bisogno di asilo e di protezione umanitaria.
lo
credo che ormai anche l'orientamento della opinione pubblica stia
cambiando. Forse ormai è passata, almeno in parte, quella fase che
favoriva gli "imprenditori della paura". Oggi dopo anni ormai di
conoscenza diffusa, di vita vissuta, con molti immigrati all'interno delle
nostre stesse case o frequentanti le stesse scuole o aver lavorato insieme
e anche avere votato, in alcuni comuni, aver fatto insieme concerti o
mille altre iniziative culturali, l'opinione pubblica del nostro paese ha
un atteggiamento più aperto, più disponibile, comincia a percepire e ad
apprezzare la convivenza con diversità.
Ora
occorre che le classi dirigenti del paese - comunque collocate, al governo
o all'opposizione- oggi o domani avviino nuove politiche, producano nuove
leggi, impegnino nuove risorse.
Forse
si potrebbe pensare a mettere a punto un vero e proprio piano nazionale
costruito insieme con le Regioni, gli Enti Locali, con Sindacati e
imprese, con l'Associazionismo e il Volontariato, che crei certezze e
fiducia, mobiliti risorse ed energie italiane, europee e degli stessi
paesi in via di sviluppo, a partire da quelli della sponda sud del
Mediterraneo e del Continente Africano.
La
dimensione internazionale di questo problema e l'impatto di una nuova
politica aperta, solidale e fiduciosa per l’immigrazione e l'asilo
meriterebbero un discorso approfondito che qui non posso fare e forse non
ne avrei le capacità.
Di
una cosa però sono certo: sappiamo tutti che nel mondo di oggi il ruolo
internazionale di un paese, la sua stessa immagine e il suo prestigio
hanno una incidenza molto più grande del passato sulla stessa vita
interna del paese, sulla sua economia e sulle sue prospettive di sviluppo
futuro.
Bene,
io credo, non da oggi e con sempre maggior convinzione, che l'Italia
proprio per la sua lunga storia, per la sua civiltà e le componenti
culturali e religiose che l'hanno segnata nei secoli, oggi può e deve
ambire ad essere conosciuta ed apprezzata nel mondo quale paese di punta
nell'offrire asilo e protezione e nell'affrontare in modo aperto, generoso
e costruttivo le grandi migrazioni del nostro tempo. E questo, non mi pare
davvero dubbio, farebbe un gran bene al prestigio e al ruolo
internazionale del nostro paese e darebbe nuova fiducia e speranza nel
nostro stesso futuro."
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