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CRISI DEL NORD AFRICA E ACCOGLIENZA IN ITALIA DEI
RIFUGIATI
PARLA LA DIRETTRICE
DELLO SPRAR
14 aprile 2011- Riportiamo le
dichiarazioni – riprese dall’agenzia Redattore Sociale - della
Direttrice dello SPRAR-Sistema di protezione per i richiedenti asilo
e rifugiati
Daniela Di Capua, che denuncia: "Ora abbiamo dei sistemi che
viaggiano in parallelo: il nostro e quello 'appaltato' alla
Protezione civile. Con costi piu' alti".
Leggi di seguito l’intervista
RIFUGIATI. ACCOGLIENZA, SPRAR ACCUSA: SERVIZIO IGNORATO E
SCAVALCATO
(RED.SOC.) ROMA -
"Abbiamo a disposizione 3 mila posti, che
garantiscono
un'accoglienza di circa 6-7 mila persone all'anno,
quindi insufficienti
rispetto alle migliaia di richiedenti asilo
che restano fuori: e'
il punto debole di un sistema che vuole
essere istituzionale,
il braccio dello Stato operativo sul fronte
dell'asilo". E la
situazione che il Paese sta vivendo in questi
mesi, con gli sbarchi
a Lampedusa? "Non si tratta di un'emergenza
umanitaria, ma
dell'emergenza di farvi fronte, con costi
spropositati e non
tenendo in considerazione una rete di
accoglienza che gia'
esiste sui territorio. Invece ora abbiamo
dei sistemi che
viaggiano in parallelo: il nostro e quello
"appaltato" alla
Protezione civile". Lo ha osservato Daniela Di
Capua, direttrice del
Servizio di protezione per i richiedenti
asilo e rifugiati (Sprar), intervenendo nel tardo pomeriggio di
ieri all'incontro "I rifugiati a Roma: una storia lunga 30 anni",
svoltosi presso la
Sala Assunta di via degli Astalli nell'ambito
del corso di
formazione "C'era una volta l'asilo", promosso
dall'associazione
Centro Astalli a 60 anni dalla Convenzione di
Ginevra.
Nato nel 2002 dopo un
biennio del "Programma nazionale asilo"
(primo sistema pubblico per l'accoglienza di richiedenti asilo e
rifugiati, diffuso su tutto il territorio nazionale), grazie alla
legge 189 che in
quell'anno ha istituzionalizzato le misure di
accoglienza
organizzata, lo Sprar e' affidato alla gestione
dell'Anci
(Associazione nazionale comuni italiani) e costituito
dalla rete degli enti
locali che - per la realizzazione di
progetti di accoglienza dei rifugiati - accedono, nei limiti
delle risorse
disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e
i servizi dell'asilo.
Pur "avendo standard di accoglienza
addirittura superiori
a quelli indicati dalla normativa europea
per
l'accoglienza dei rifugiati", e avendo ideato servizi ad hoc
per i richiedenti
asilo "con disagio mentale, purtroppo in
aumento", lo Sprar
sembra non essere legittimato nel nostro Paese
come "cabina di regia" per quanto concerne i rifugiati, ha
denunciato Di Capua,
insistendo: "Nelle cosiddette emergenze,
improvvisamente lo
Sprar - che dovrebbe essere il perno nella
gestione
dell'accoglienza - e' stato completamente ignorato e
scavalcato, come se
non esistesse, se si dovesse ricominciare da
capo e tutto dovesse
essere ancora inventato nell'ambito
dell'asilo in Italia".
E ha aggiunto: "Il fatto che la gestione
sia stata data in mano
alla Protezione civile, insieme ai soldi,
significa che si vuole
dare un certo tipo di connotazione alla
situazione".
Una connotazione che
sa di "emergenza", appunto, e non di
progettualita' in
vista di un percorso d'integrazione: "Le
regioni non volevano
le tendopoli, invece sono sorte in Puglia
(2.300 posti), Sicilia
(600 posti), Campania, a Campobasso... Ci
e' stato promesso di
aumentare di 1.000 unita' i posti gestiti
dallo Sprar, ma nulla
e' stato definito in merito ai criteri, ai
casi vulnerabili, a
quali servizi verranno erogati: si
limiteranno a vitto,
alloggio e assistenza sanitaria di base,
oppure comprenderanno
i corsi d'italiano, la mediazione
culturale,
l'assistenza legale? Non sappiamo quante risorse
avremo a
disposizione...". Infatti non si tratta solo di un
problema di "regia" e
di coordinamento: "appaltare" alla
Protezione civile e
alle forze dell'ordine la gestione dei
richiedenti asilo
"costa molto di piu': i cosiddetti Cara (Centri
accoglienza
richiedenti asilo, strutture provvisorie collettive)
costano 70-80 euro pro
capite, escluse le spese dei controlli di
sicurezza, mentre lo
Sprar prevede una diaria di 35 euro al
giorno".
E la sua rete si
dipana su tutto il territorio nazionale, nei
piccoli comuni come
nelle grandi citta', "con 153 progetti
presenti in tutte le
regioni, ad eccezione della Valle d'Aosta:
ben poco, se si pensa
che in Italia ci sono 8mila comuni...".
Insomma, sul
territorio si potrebbe fare molto di piu', ma "manca
un percorso chiaro e
coordinato su dove andra' un richiedente
asilo appena arriva,
nel mese successivo, nel lungo periodo:
tappe che dovrebbero
accompagnare la persona in un iter omogeneo
a Roma come a Milano,
a Sezze o a Cuneo, con risposte ad hoc
nelle reti territoriali". (lab) (www.redattoresociale.it) 12:24
14-04-11
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