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" Da Caserta 1.000 richiedenti asilo invocano dignità e legalità"

Centinaia di richiedenti asilo giunti in Italia da paesi africani e stabilitisi a Caserta hanno manifestato a Roma sabato 31 gennaio in un corteo che ha scosso e impressionato l'opinione pubblica, invocando il diritto alla legalità, al permesso di soggiorno.

Si tratta di uomini e donne, in prevalenza giovani, fuggiti da Sierra Leone, Ghana, Liberia, Costa d'Avorio, Sudan, paesi in cui imperversano sanguinose guerre civili. Sbarcati sulle coste siciliane già da molti mesi, e in vari casi da uno o due anni, e trasferiti a Crotone per la prima accoglienza, si sono spostati quasi subito in provincia di Caserta, nella zona dell' "Agro Aversano". Non hanno un posto dove dormire, non possono lavorare e sono privi di qualsiasi forma di assistenza; sono ancora in attesa di essere ascoltati dalla Commissione Centrale.

L'Agro Aversano, area delimitata dalla Via Domiziana, un'antica strada consolare che collega Roma a Pompei percorrendo un tracciato parallelo alla costa e passando per i comuni di Gricignano d'Aversa, Casal di Principe, Varcaturo e Castel Volturno, è divenuta polo di attrazione per le comunità straniere da quando, negli anni Settanta, sorse una base NATO a Gricignano, con il conseguente avvio di una serie di attività produttive legate alla permanenza degli operatori e delle loro famiglie nella base. Tutta la zona, soprattutto a partire da quel momento, è interessata da un grave fenomeno di abusivismo edilizio e di degrado ambientale, sociale e culturale, caratterizzato da inquinamento, bassa scolarizzazione, alto livello di prostituzione e sfruttamento di manodopera straniera in modo illegale.

A fronte di tale situazione di degrado, sono presenti nell'Agro Aversano strutture turistiche di lusso e aree edificate nella prospettiva di un afflusso importante di visitatori italiani e stranieri, in considerazione dell'attrattiva esercitata dall'ambiente naturale, caratterizzato da notevoli risorse dal punto di vista paesaggistico, per la morfologia e qualità del terreno agricolo, per la ricchezza di risorse idriche.

Una realtà che continua a crescere sotto gli occhi di tutti. Ogni giorno, alle 6.00 del mattino, i richiedenti asilo, insieme a tutti gli altri cittadini stranieri, si riuniscono nelle piazze centrali dei comuni dell'Agro Aversano, presso cui si tiene il loro ingaggio, il loro reclutamento da parte di "datori di lavoro" locali per l'assegnazione di impieghi di breve durata in lavori stagionali, soprattutto raccolta di prodotti agricoli, allevamento, lavorazione di alcuni prodotti in ambito industriale, servizi turistici e di ristorazione, questi ultimi solo recentemente e con meno frequenza. Questo fenomeno avviene ormai da tempo; già infatti dagli anni Settanta l'arrivo di cittadini immigrati ed il loro impiego nel mercato del lavoro nero è stato piuttosto consistente in questa zona, come emerse prepotentemente agli occhi della stampa nel 1989 a seguito della morte di un richiedente asilo rapinato ed ucciso a Villa Literno, evento che destò l'attenzione delle massime autorità delle Stato e dell'intera opinione pubblica italiana.

In tale contesto, non esiste alcuna forma di auto-organizzazione e non vi sono possibilità di effettiva integrazione per gli immigrati e per i richiedenti asilo, i quali, appena raggiunto un livello minimo di equilibrio e di autosufficienza, si spostano nelle città del nord Italia o verso altri Paesi europei (andando così ad incrementare la quota dei c.d. "casi Dublino"). Dalle analisi statistiche condotte a livello locale, non risultano infatti immigrati presenti nella zona da più di tre anni che possano far pensare ad una tendenza alla stabilizzazione. Gli enti del terzo settore di matrice religiosa e laica presenti sul territorio (Caritas, Centro Astalli, Nero e Non Solo, Gruppo Abele, L.E.S.S., Alisei, etc.…) operano attivamente e forniscono assistenza agli immigrati e richiedenti asilo, incontrando tuttavia notevoli limiti e difficoltà pratiche e finanziarie.

Nell'area non esiste una reale possibilità di accoglienza: la totalità dei centri della provincia non offre che 40 posti. Il più delle volte i richiedenti asilo si stabiliscono in strutture di fortuna come casolari abbandonati, o dormono per strada; quando trovano un alloggio regolare, sono costretti comunque a vivere in condizioni disumane in locali sovraffollati per poter pagare l'affitto.

I dimostranti del 31 gennaio, giunti a Roma con due treni speciali per partecipare alla manifestazione convocata per il Forum d'Immigrazione Europeo, si sono recati anche a piazza San Pietro, dove hanno ricevuto la benedizione del Papa durante l'Angelus, e poi al Viminale, con l'obiettivo di sbloccare le richieste di asilo uscendo così dal loro stato di invisibilità sociale. Appoggiati nella loro auto-gestione dalla Curia di Caserta, da un gruppo di frati comboniani e da un'associazione locale, il Centro sociale "Ex-Canapificio", i richiedenti asilo africani rivendicano almeno il diritto di essere ascoltati dalla Commissione Centrale.

Presso il Ministero dell'Interno, con il sostegno del CIR, una delegazione di richiedenti asilo ha ottenuto rassicurazioni circa l'adozione di una rapida soluzione, che includerà una missione della Commissione Centrale a Caserta per l'esame, entro marzo, di tutte le richieste d'asilo. Nella stessa occasione sono state discusse altre questioni presentate dai cittadini africani, come la situazione all'interno dei Centri di Permanenza Temporanea presenti sul territorio, la regolarizzazione dei lavoratori autonomi, specie di nazionalità senegalese, pakistana e bengalese, che non possono usufruire del recente esercizio di regolarizzazione, la questione delle offerte di lavoro fasulle con conseguente esclusione dalla regolarizzazione.

Pur essendo molto critico, lo stato dei richiedenti asilo di Caserta non deve far dimenticare le analoghe situazioni in altre città italiane come Foggia, Reggio Calabria, Torino e non ultima la situazione dei richiedenti asilo, prevalentemente sudanesi, "alloggiati" alla stazione Tiburtina di Roma.

Il CIR, pur dichiarandosi soddisfatto per i risultati raggiunti dai richiedenti asilo di Caserta, non può non chiedere con urgenza una soluzione complessiva riguardante la totalità dei richiedenti asilo, la maggior parte privi di qualsiasi tipo di assistenza.

a cura di Daniela Floridia
Articolo estratto dal CIR NOTIZIE - numero 2- Febbraio 2004